Archivi del mese: giugno 2009

Mi piace guardare gli alberi


… quelli affusolati e slanciati come i cipressi, quelli robusti e nodosi come gli ulivi della mia terra, i castagni, gli aceri e le querce, mi piacciono i faggi d’annata con i loro rami un po’ contorti. Gli alberi come sculture viventi.  

Quando li guardo non posso fare a meno di volgere lo sguardo al cielo.
Se poi diventano la casa degli uccelli con i loro nidi, allora vederli animati è una gioia profonda: battiti d’ali, cinguettii, movimenti repentini da un ramo all’altro.
E il tronco? Vederlo crescere stagione dopo stagione, allargarsi e spaccarsi, diventare più scuro e rugoso, mi fa toccare con mano il tempo che passa.

Erri De Luca – uno scrittore che amo – parla in un suo libro (Tre cavalli, Feltrinelli) proprio degli alberi. Riporto qui alcuni passi, perchè riescono ad esprimere – come io non so fare – il mio stesso sentimento, ogni volta che mi trovo di fronte ad un albero.

“Un albero ha bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami. … Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami”.

“Un albero somiglia a un popolo, più che a una persona. S’impianta con sforzo, attecchisce in segreto. Se resiste, iniziano le generazioni delle foglie. Allora la terra intorno si fa accoglienza e lo spinge verso l’alto. La terra ha desiderio di altezza, di cielo”.

“Impariamo alfabeti e non sappiamo leggere gli alberi. Le querce sono romanzi, i pini sono grammatiche, le viti sono salmi, i rampicanti proverbi, gli abeti sono arringhe difensive, i cipressi accuse, il rosmarino è una canzone, l’alloro è una profezia”.

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Dedicato a lei (il mio primo post!)

Questo è il mio primo post, pubblicato sulla piattaforma Splinder, che con decisione quasi inattesa ha chiuso i battenti il 31 gennaio 2012. Molti post si sono persi, così anche molti blogger ‘amici’. Peccato!
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Sessanta, settanta, ottanta… non voglio continuare, ho un brivido di paura.
Non  sono semplici numeri, penso agli anni che inesorabili si accavallano.
Di colpo te li trovi addosso e ti accorgi che sono tanti.
 
Ho negli occhi le immagini tristi di una donna a me cara, la più cara, è mia madre che trascorre i suoi giorni tra il letto e la poltrona. Ha voglia di cielo, di aria, ha voglia di uscire ma lo scivolo richiesto alla ASL per superare i gradini con la carrozzella ancora non arriva.

Vive? E che vita? E quando si inizia a morire? Non cammina più, non mastica più e ingoia con difficoltà, non sente più (quanti “più”…) e non posso più dirle quel mondo di parole d’amore che mi scoppiano dentro!