Archivi del mese: luglio 2009

La cronaca e i miei ricordi.

La notizia.
Treviso, un odioso episodio di razzismo. Vittima un timido dodicenne di prima media, napoletano.  I compagni di scuola – racconta sua madre – lo sbeffeggiavano, intonando canzoni contro i napoletani (forse quei cori che canta anche un eurodeputato leghista), disinfettavano le penne che lui toccava e lo emarginavano durante le attività scolastiche e ricreative. Quando la mamma ha provato a far presente la situazione alle insegnanti della scuola – un istituto del centro di Treviso – si sarebbe sentita rispondere che era il suo ragazzo ad essere “problematico”, anche se alle elementari era andato sempre bene a scuola. Quest’anno invece Antonio è stato bocciato!

Di fronte ad episodi come questo, io vengo assalita dai ricordi. Ho frequentato infatti i tre anni di scuola media a Milano a centinaia di kilometri di distanza dalla mia famiglia… Mio padre voleva per la primogenita una formazione di qualità.  Tralascio lo strazio provato nel vedermi allontanare da tutto il mio mondo, da mia madre prima di tutto, da mio padre, dalle mie due sorelline e dal mio unico fratellino. Dalle compagne di scuola, dal mio paese (anche quello conta), lontana dalle stanze familiari della mia grande casa.

Ritrovarmi a soli 11 anni sola e spaesata in una città sconosciuta, in un collegio di suore, senza spazi privati, tra compagne settentrionali che inconsapevolmente mi guardavano come se fossi un’aliena (solo all’inizio, però).
Non conoscevano nulla del sud, se non una serie di luoghi comuni. Anche tra di loro c’erano quelle che non mi ‘amavano’, che mi tenevano un po’ a distanza, ma il tempo trascorso insieme, giorno dopo giorno, ha aiutato tutte (suore comprese) a capire che non ero di un’altra razza…

Allora (erano i primi anni ’60) la Lega non c’era, ma i razzisti sì, quelli c’erano eccome. Però si vergognavano, cercavano in tutti i modi di camuffarsi. Questo lo ricordo bene, perchè si vedevano le differenze tra chi era capace di disponibilità e accoglienza e chi rimaneva distante o indifferente. Secondo me, la diffusione della Lega Nord ha sdoganato i razzisti underground, ben felici di non doversi più nascondere. Il resto è storia d’Italia (e non di Padania).

Di fronte ad una notizia come questa, mi chiedo quali discorsi ascoltino in famiglia i compagni di Antonio, il ragazzino napoletano, quali comportamenti vedono da parte degli adulti…
Che letture fanno e che trasmissioni vedono in TV? Forse bisognerebbe conoscere meglio la storia per esprimere un’opinione non superficiale.

Io a scuola vedo che a volte ragazzi e ragazze emarginano persino compagni della loro stessa città, che provengono da quartieri di periferia o dalla città vecchia. Penso che docenti (e famiglie, naturalmente) abbiano la responsabilità di formare dei ragazzi che siano cittadini aperti al mondo, colti, accoglienti ed equilibrati di fronte alle mille diversità della vita. I popoli migrano dall’inizio del mondo…

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Un altro ritmo è possibile

Oggi mi piace leggere e ri-leggere i versi di Jorge Riechmann, intellettuale spagnolo (Madrid, 1962) ecologista e pacifista, attento ai fenomeni sociali e capace di denunciare le storture dell’attuale modello di sviluppo, convinto che un poeta non possa distogliere lo sguardo dalle battaglie del presente:

“(…) in un mondo nel quale coesistono l’abbondanza e lo sterminio, ogni poesia è politica; ogni poesia prende posizione (…) all’interno delle lotte, degli orrori e delle speranze del suo tempo”.

Una poesia che sia spazio di resistenza e di lotta, proprio come questa:
“Un altro ritmo è possibile”
 
Un buon verso
non sazia la fame.
Un buon verso
non costruisce un giardino.
Un buon verso
non abbatte il tiranno.
Un verso
nel migliore dei casi riesce
a mozzarti il respiro
(quasi mai la digestione)
e il suo ritmo insinua un altro ritmo possibile
per il tuo sangue e per i pianeti.

Dal mio buen retiro

Finalmente, via dalla città per una manciata di giorni. Ora sono qui che digito all’aperto con una cicala in sottofondo che “canta” per me…  Circondata dal verde, amo anche lei, creatura tipica dell’estate. Dopo mesi di lavoro, di stress per i problemi di salute dei miei genitori, non mi sembra vero di essere qui, col tempo che finalmente si dilata, con la vicinanza affettuosa del mio compagno di vita, con un libro di Pino Cacucci che comprai a Torino nel 2005, durante una breve vacanza pasquale.

Sto leggendo “TINA”, la biografia di Tina Modotti, una donna piccola ed esile, dallo sguardo malinconico, che dedicò tutta la sua vita all’arte (teatro, cinema, fotografia soprattutto) e alla rivoluzione.  Da Udine, dov’era nata nel 1896 da una famiglia umile, emigrò prima negli Stati Uniti, poi andò a Città del Messico dove visse e morì nel 1942.

Anche se la sua tomba è oggi un rettangolo di pietra grigia abbandonata e consumata dal tempo, questa biografia, che è anche un romanzo, mi rende viva questa compagna, le cui vicende scorrono nelle pagine, insieme a personaggi illustri del calibro di Diego Rivera, Ernest Hemingway, Robert Capa, fino a Pablo Neruda, che le dedicò l’ultima poesia:
“Tina, hermana, no duermes, no, no duermes…” 

“Tina, sorella, non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la rosa nuova. Riposa dolcemente sorella. …”.

Mi piacciono le biografie, soprattutto quelle delle donne. E qui in mezzo al mio giardino, circondata dal silenzio (la cicala tace, ora!), è bello avere “un libro per amico” e creare mentalmente (ed affettivamente) un contatto con una donna creativa e libera (ma forse non felice…) come Tina Modotti.

I libri dei miei vent’anni

Qualche giorno fa mettevo ordine tra le mie carte. Mi capitano tra le mani due quaderni abbandonati e un po’ polverosi. Li ho guardati, ho riconosciuto le copertine, li ho aperti pian pianino ed ho incominciato a sfogliarli.
Un bel tuffo al cuore!

Novembre 1970. Pagina dopo pagina ci sono le recensioni dei libri che leggevo quando avevo poco più di vent’anni. Mamma mia, che pazienza! In un anno ho letto ben 25 libri! Pirandello, Sciascia, Kafka, Pratolini, Silone, Lussu ed altri.

Novembre 1971. Il numero dei libri letti sale a ben 34. Possibile? Ne avevo di tempo… Ho davanti a me incredula le pagine delle recensioni che ho scritto e pian piano mi tornano in mente quei libri che giacevano nell’archivio della memoria.

Ne cito qualcuno:
‘Il quartiere’ di Pratolini, ‘Domande risposte domande’ di Havemann, ‘E Johnny prese il fucile’ di Dalton Trumbo, ‘Il paese delle nevi’ di Kawabata, un’inchiesta sul carcere in Italia di Ricci e Salierno, la ‘Lettera a una professoressa’ della Scuola Di Barbiana (ho anche letto le lettere di don Milani), ‘Fontamara’ di Silone, ‘I fratelli di Soledad’ che raccoglie le lettere dal carcere di un nero americano (George Jackson), ‘L’età del malessere’ di Dacia Maraini, non poteva mancare Hermann Hesse con ‘Il lupo della steppa’ (l’anno dopo ne ho letti altri tre, tra cui ‘Siddharta’).

La lettura di questi libri ha sicuramente influito su quella che sono io oggi, sulle idee che ho e sulla mia visione della vita. 
Nel 1973 ho letto infatti autori che non ho più dimenticato, come Ivan D. Illich, Primo Levi, Ferrarotti, mentre l’anno dopo la lettura di Elena Gianini Belotti, ‘Dalla parte delle bambine’ è stata una vera rivelazione! Infatti poi ho letto subito dopo ‘La donna immobile’ di Natalia Aspesi, ‘Una donna’ di Sibilla Aleramo, ‘Il posto della donna nella società degli uomini’ di Eva Figes, ‘La mela e il serpente’ (Autoanalisi di una donna) di Amanda Guiducci ed altri ancora.

E’ stata una bella scoperta, sapevo che questi miei quaderni erano da qualche parte, ma non li avevo più cercati.  Negli anni seguenti poi ho quasi smesso di scrivere le recensioni dei libri che leggevo (peccato!), anche perchè dedicavo molto più tempo al lavoro. E a libri che riguardavano la mia professione.