Un libro straordinario

Sto leggendo un libro straordinario, la “Gerusalemme perduta” di Monika Bulaj e Paolo Rumiz, edito da Frassinelli.

Un reportage di scrittura e fotografia, emozionante e a tratti struggente, che ci racconta un viaggio di seimila chilometri in tre mesi dalle Alpi a Gerusalemme, per strade deserte e luoghi dimenticati, spesso misteriosi e sconosciuti ai più.

Un’esperienza umana che si trasforma – anche per chi legge – in un’avventura dello spirito, collegando con un filo invisibile culture lontane e…luoghi all’apparenza diversissimi, dove s’incontrano le religioni di occidente ed oriente, sulle tracce di una convivenza possibile.
Nei luoghi dove i monoteismi altrove in conflitto generano, a sorpresa, terreni di coabitazione.

Le fotografie intense, discrete e significative di Monika Bulaj, una fotografa-scrittrice polacca che vive oggi in Italia, documentano e commentano il viaggio, fissandosi non su capitelli o affreschi, ma ritraendo persone, di volta in volta semplici o straordinarie. Mi commuove qualcuna di esse, come quella che a pag. 49 ritrae le donne slave nella cripta della basilica di san Nicola a Bari, donne venute da molto lontano e che assorte in preghiera con il capo coperto, accendono “centinaia di ceri come fosse Natale”…

Mentre leggo, non posso fare a meno di sottolineare ed evidenziare frasi che mi colpiscono all’improvviso, come quella che forse riassume bene lo spirito del viaggio, una frase di Gregorio di Nissa, che risale al quarto secolo: “E’ lo stupore che ci fa conoscere, le idee invece creano idoli”.
E Rumiz ci ricorda subito dopo che “Le idee, sosteneva Hannah Arendt, hanno generato il totalitarismo”.

E’ un libro davvero stupendo che Marisa e Vito, due amici cari, ci hanno regalato due anni fa – il 3 agosto 2007 – con una bella dedica: “…perchè nella vita, nonostante l’età, c’è sempre qualcosa da cercare: un’emozione, un ricordo, un’idea, un amico… tanti amici”.

La “Gerusalemme perduta” l’ho presa tra le mani alle cinque di mattina, quando dopo poche ore di sonno, il caldo mi ha catapultato fuori dal letto. Era ancora buio, non sapevo proprio cosa fare. Un po’ per caso, ho sfogliato vecchi articoli, conservati in una cartellina, ne ho letto qualcuno e mi sono imbattuta nel nome di Paolo Rumiz. Un’illuminazione: ho un libro di questo autore. E allora, presolo tra le mani un po’ assonnata, ho incominciato a sfogliarlo per vedere un po’ di che cosa parlava, poi ho guardato distrattamente qualche foto, ho iniziato a leggere la prefazione “Epifania di un viaggio contromano” e parola dopo parola, ho continuato la lettura, emozionata e felice di questa scoperta.

Il silenzio e il chiarore dell’alba hanno creato l’atmosfera giusta e allora mi sono messa in viaggio anch’io…

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