Archivi del mese: settembre 2009

Guardando i funerali dei soldati morti in Afghanistan

Oggi le Tv hanno dedicato ampio spazio ai funerali dei soldati italiani morti in Afghanistan. Sei vite stroncate, vite di giovani (del centro-sud) che hanno scelto la vita militare come professione, che hanno scelto di partire e che sapevano di rischiare anche la morte.
Non so se riuscirò a spiegarmi ma mentre osservavo quelle immagini (le massime autorità schierate, che si asciugavano il volto, il bambino che fa il saluto militare…) e ascoltavo i commenti (la parola patria ripetuta fino allo sfinimento), mi passavano davanti agli occhi come dei flash impazziti le immagini dei migranti respinti in mare verso la Libia senza alcuna pietà.
Ho provato anche ad immaginare il sonoro di queste scene tragiche, urla e pianti, grida e singhiozzi, parole confuse in lingue sconosciute.

Ma gli italiani che piangono i loro soldati morti, sono gli stessi che ascoltano indifferenti dalla Tv i respingimenti governativi di tanti poveri cristi?

Oggi Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che documenta la pratica dell’Italia di intercettare barconi pieni di migranti in alto mare e di respingerli in Libia senza le verifiche dovute. “I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria”, afferma l’autore del rapporto Bill Frelick.
Sul sito ‘Fortresseurope.blogspot.comLibia’ si può leggere il rapporto completo e – se si ha un pizzico di umanità – vergognarsi un po’.

Annunci

“Il prof è sordo”.

E’ il titolo di un libro malinconico ed ironico al tempo stesso, appena pubblicato da Bompiani. Un libro di David Lodge, scrittore critico e docente very british, di anni 74!

Il protagonista è un professore, andato precocemente e svogliatamente in pensione perchè afflitto da una sordità che gli rende via via la vita sociale un inferno. Un romanzo sulla vecchiaia e la morte, il “lungo silenzio, in cui tutti alla fine ci ritroveremo”. E’ il silenzio sempre più profondo che avvolge le persone sorde. Non sentire (o non capire) le parole che gli altri si dicono, non ridere alla battuta fulminea che chiude una barzelletta, non partecipare agli scambi quotidiani pieni di parole, veder scorrere le immagini della Tv scrutando i gesti, gli sguardi, i movimenti della bocca (se non c’è doppiaggio) di chi parla, è una condizione frustrante che isola e confina nella solitudine.

E’ questo infatti che risponde il nostro autore a chi gli chiede cosa si prova, perchè la sordità è anche un suo problema, che – egli dice – “aumenta la consapevolezza sulla mortalità, come ogni altra menomazione della vecchiaia, ma più pervasivamente”.

La sordità è una condanna e lo so bene anch’io, che ho visto piombare progressivamente nel silenzio mia madre.

Di cosa parli quando non sai più di cosa parla il mondo intorno a te? Come puoi godere dell’armonia della musica se non riesci più a sentirla? Come fai ad essere allegra e a ridere con gli altri, se per te le persone si muovono come fantasmi?

“Non ci capisco niente” dice spesso mia madre cercando ogni tanto di attirare la nostra attenzione. Ed io la guardo piena di amore, ma con un grande senso di colpa: come faccio a sintetizzarle in poche, scarne parole la ricchezza di ciò che ci siamo detti? E’ difficile parlare con una persona sorda, il linguaggio parlato è ricco di sfumature e di significati nascosti, di monosillabi o di parole sottovoce che perdono senso e significato se devi “tradurle” in una comunicazione telegrafica.

Sono molto sensibile a questo problema perchè anche le mie orecchie non funzionano più bene come un tempo. E’ solo un inizio, ma sempre più spesso mi capita di sentirmi a disagio, di provare un sottile turbamento, quando non riesco a chiedere di ripetere ciò che mi è sfuggito. E sempre più di frequente mi accorgo di chi vicino a me guarda gli altri con occhi smarriti, perchè intuisco che forse non riesce a distinguere l’intreccio confuso di voci, di suoni e rumori che avvolgono questo nostro pianeta.

Finalmente ho ripreso a fotografare… e non mi fermerò più!

Estate 2009, ho ripreso a coltivare una mia vecchia passione, la fotografia.
Eccomi a sinistra, in trasparenza…
Accanto alla mia vecchia Pentax, ora sto provando una reflex digitale della Nikon.

Certo poter osservare subito la foto che hai appena scattato è sicuramente un vantaggio, ma era anche bello prima vivere il tempo dell’attesa prima di vedere la foto. Comunque sia, ho visto con occhi nuovi il mondo che mi circonda, un occhio che prima di inquadrare e scattare si guarda intorno e va alla ricerca di particolari nascosti oppure vuole fissare luoghi (e momenti) da non dimenticare.
 
Ho guardato i volti di tante persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, come queste due signore in carrozzella che si fanno compagnia nella “villa” (come chiamano i giardini pubblici qui al Sud) come le loro badanti che di fronte a loro chiacchieravano sottovoce.

Ho immortalato il mio giardino nelle prime ore del mattino quando l’aria è tersa e la luce è limpida. Fare colazione in mezzo al verde, ascoltando suoni così diversi da quelli della città, è un grande privilegio ed io mi godo quell’incanto quando posso.Il tempo mi sembra sospeso e non più un nemico, come capita spesso quando lavoro.
Ma ho anche intenzione di usare il mio obiettivo come un’arma (pacifica!) per denunciare ciò che non mi piace e per questo andrò in giro per le strade, macchina a tracolla, perchè “la fotografia – come dice Marc Riboud – può mostrare quello che gli altri non vedono, che non sanno vedere, quello che sta dietro un muro, qualunque cosa sia”.