“Il prof è sordo”.

E’ il titolo di un libro malinconico ed ironico al tempo stesso, appena pubblicato da Bompiani. Un libro di David Lodge, scrittore critico e docente very british, di anni 74!

Il protagonista è un professore, andato precocemente e svogliatamente in pensione perchè afflitto da una sordità che gli rende via via la vita sociale un inferno. Un romanzo sulla vecchiaia e la morte, il “lungo silenzio, in cui tutti alla fine ci ritroveremo”. E’ il silenzio sempre più profondo che avvolge le persone sorde. Non sentire (o non capire) le parole che gli altri si dicono, non ridere alla battuta fulminea che chiude una barzelletta, non partecipare agli scambi quotidiani pieni di parole, veder scorrere le immagini della Tv scrutando i gesti, gli sguardi, i movimenti della bocca (se non c’è doppiaggio) di chi parla, è una condizione frustrante che isola e confina nella solitudine.

E’ questo infatti che risponde il nostro autore a chi gli chiede cosa si prova, perchè la sordità è anche un suo problema, che – egli dice – “aumenta la consapevolezza sulla mortalità, come ogni altra menomazione della vecchiaia, ma più pervasivamente”.

La sordità è una condanna e lo so bene anch’io, che ho visto piombare progressivamente nel silenzio mia madre.

Di cosa parli quando non sai più di cosa parla il mondo intorno a te? Come puoi godere dell’armonia della musica se non riesci più a sentirla? Come fai ad essere allegra e a ridere con gli altri, se per te le persone si muovono come fantasmi?

“Non ci capisco niente” dice spesso mia madre cercando ogni tanto di attirare la nostra attenzione. Ed io la guardo piena di amore, ma con un grande senso di colpa: come faccio a sintetizzarle in poche, scarne parole la ricchezza di ciò che ci siamo detti? E’ difficile parlare con una persona sorda, il linguaggio parlato è ricco di sfumature e di significati nascosti, di monosillabi o di parole sottovoce che perdono senso e significato se devi “tradurle” in una comunicazione telegrafica.

Sono molto sensibile a questo problema perchè anche le mie orecchie non funzionano più bene come un tempo. E’ solo un inizio, ma sempre più spesso mi capita di sentirmi a disagio, di provare un sottile turbamento, quando non riesco a chiedere di ripetere ciò che mi è sfuggito. E sempre più di frequente mi accorgo di chi vicino a me guarda gli altri con occhi smarriti, perchè intuisco che forse non riesce a distinguere l’intreccio confuso di voci, di suoni e rumori che avvolgono questo nostro pianeta.

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