Guardando i funerali dei soldati morti in Afghanistan

Oggi le Tv hanno dedicato ampio spazio ai funerali dei soldati italiani morti in Afghanistan. Sei vite stroncate, vite di giovani (del centro-sud) che hanno scelto la vita militare come professione, che hanno scelto di partire e che sapevano di rischiare anche la morte.
Non so se riuscirò a spiegarmi ma mentre osservavo quelle immagini (le massime autorità schierate, che si asciugavano il volto, il bambino che fa il saluto militare…) e ascoltavo i commenti (la parola patria ripetuta fino allo sfinimento), mi passavano davanti agli occhi come dei flash impazziti le immagini dei migranti respinti in mare verso la Libia senza alcuna pietà.
Ho provato anche ad immaginare il sonoro di queste scene tragiche, urla e pianti, grida e singhiozzi, parole confuse in lingue sconosciute.

Ma gli italiani che piangono i loro soldati morti, sono gli stessi che ascoltano indifferenti dalla Tv i respingimenti governativi di tanti poveri cristi?

Oggi Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che documenta la pratica dell’Italia di intercettare barconi pieni di migranti in alto mare e di respingerli in Libia senza le verifiche dovute. “I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria”, afferma l’autore del rapporto Bill Frelick.
Sul sito ‘Fortresseurope.blogspot.comLibia’ si può leggere il rapporto completo e – se si ha un pizzico di umanità – vergognarsi un po’.

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