Archivi del mese: febbraio 2010

La “tigre assenza”

Ti ritrovo solo nel silenzio
vedo solo i tuoi sguardi
occhi pieni di dolore.

Lontani i tempi della gioia
dei tuoi abbracci
del tuo sorriso.

La “tigre assenza”
mi tiene tra i suoi artigli,
te ne sei andata
e scopro all’improvviso
(perchè solo ora?)
che eri parte di me
perchè fisicamente
io ero
parte di te…

Dedicata a mia madre

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Mia madre amava il mare…

Dal momento in cui te ne sei andata, è come se fossi in apnea. Cammino, mi muovo, provo anche a sorridere ma mi sento come se ci fosse un’altra al posto mio. Io dentro sono ferma al momento in cui ti ho vista immobile, ormai inerte fra le mie braccia, ma finalmente in pace e libera dal mare di sofferenza che era ormai diventata la tua/nostra vita.

Che pena vedere quel tuo corpo invecchiato e crudelmente maltrattato dalla vita. Che sguardo triste e diffidente mi lanciavi quando ti dicevo che stavi bene (per i capelli o il colore di un pullover). Non ci credevi proprio!
Guardo ora la tua poltrona vuota e i pensieri si accavallano, riaffiorano ricordi dolorosi, quelli degli ultimi mesi: non riuscivi quasi più ad articolare parola, non camminavi e avevi difficoltà a deglutire, non sentivi da anni (questa forse la tua vera condanna), ti lamentavi ma parlava il tuo sguardo, parlavano i tuoi occhi. Impauriti quando capivi che dovevano sollevarti per portarti a letto, divertiti se vedevi Carlo che accennava qualche smorfia, teneri e sorridenti se apparivano le nipoti, innamorati (ma non sempre…) quando guardavi papà e gli mandavi i baci sulla punta delle dita.

Non sentirò più sulle mie guance quei tuoi bacetti leggeri leggeri, non avevi quasi più forza per muovere alcunchè… Da quanto tempo non uscivi di casa! Quanta voglia di rivedere il sole! Hai chiesto un giorno a Gabry quando potevi riprendere a camminare… Che tristezza!
Ma forse riuscivi a conservare dentro di te quel pizzico di speranza che ti dava la forza per sognare di uscire da quella prigione domestica. Chissà!

Eppure da troppo tempo non vedevi il mare che amavi tanto, quasi nulla ti dava più gioia, anche se ci aspettavi ogni giorno, ogni giorno volevi vederci lì da te.
Senza di te, cambia il mio paesaggio affettivo. Cercherò di ricordare di te tutto il possibile, scriverò solo per me di tanti momenti anche quelli della lontananza, perchè sei una parte importante di me e della mia stessa storia.
La tua assenza mi pesa già tanto, è una pena così profonda…

20_febbraio_2010

Peccato che il tempo non torni mai un po’ indietro!

Poter fermare il tempo e spostare un po’ indietro le lancette…
Sì, lo so che non si può, non sto vaneggiando. Sto pensando invece al tempo in cui i miei genitori, mamma e papà, con qualche anno di meno, uscivano insieme a passeggio per fare quattro passi, penso a quando mia madre si preparava qualche giorno prima ad invitare le sue “amiche” per un the.

Penso a quando mio padre mi portava alla stazione per farmi partire da sola per Milano (andavo in collegio) oppure quando si sedeva la sera nel tinello della nostra grande e bella casa davanti alla Tv.
Ricordo i dolcetti che mia madre sapeva preparare e che noi tutti divoravamo (non mi ricordo invece se le dicevamo almeno un “grazie!”).

Oggi sto guardando una bella foto di parecchi anni fa quando loro, i miei genitori, erano in vacanza a Riccione. Quanto son belli! In posa, sereni e un po’ abbronzati (quel tanto che basta), sono seduti al tavolo di un bar vicini e sorridenti. Me li guardo e provo nostalgia di un tempo, un tempo in cui ero più giovane anch’io e non pensavo ancora alle ingiurie che il corpo deve sopportare, perdendo anno dopo anno forza e bellezza, salute e benessere, talvolta anche la “gioia di vivere”.

Il volto di mia madre, oggi triste e chiuso, mi fa tornare al viso aperto e sorridente che ha sempre nelle foto, un viso da ragazzina un po’ ingenua, mia madre era limpida come acqua di fonte, torno a quel viso (che non c’è più) e mi aggrappo a quell’immagine mentale per non soffrire troppo.
Mio padre invece ha conservato per fortuna il suo volto di sempre, ma secondo me ora è più intenso perchè più tenero: la vecchiaia con la sua intrinseca fragilità lo ha avvicinato a noi figli/e.

Ora ambedue non stanno bene, guardo i loro volti sofferenti e la loro sofferenza è anche la mia (il dolore è l’altra faccia dell’amore). Io spero che non si sentano inutili, il loro essere al mondo e il loro affetto è una delle cose più belle che ci sia. 
E’ dolce essere e sentirsi ancora figlia…

Inizia una settimana difficile

Quando un genitore (molto anziano) entra in ospedale e l’altro rimane a casa con una badante... la testa si riempie di pensieri, che non ti lasciano in pace nè giorno nè notte. Si affollano in disordine, fanno capolino appena hai un momento di pausa in cui avresti bisogno di riposare un po’, ma niente, la tensione resta alta.
Inutile negare che sono in apprensione… ma non per la qualità dell’assistenza.

Si parla tanto in questi giorni della sanità pugliese e dovrei essere preoccupata. Ma il Policlinico di Bari è come un grande arcipelago, ci sono cliniche e reparti che funzionano benissimo, mentre qualcuno lascia a desiderare. Io in questi giorni osserverò che assistenza verrà fornita a mio padre nella clinica in cui è da oggi ricoverato, ciò che mangia, se gli infermieri rispondono al richiamo gentilmente e in modo tempestivo, la presenza dei medici e il loro rapporto con i pazienti, il rispetto delle persone e del loro bisogno di tranquillità.
Intanto sarà necessario non lasciare da sola la mamma, che soffre dell’assenza di una persona di cui è ancora innamorata e con cui convive da ben 63 anni! Nonostante i problemi e il tempo che non basta mai, è bello avere ancora i miei due genitori, è un tale privilegio che mi fa sentire fortunata!

Sto invecchiando anch’io e incomincio a capire il significato della precarietà della vita (basta così poco…).