Archivi del mese: marzo 2010

Il 28 marzo era il tuo compleanno

Quando l’ho scritto sul mio calendario, a inizio anno, non sapevo, non potevo sapere che lei non avrebbe più festeggiato con noi – come ogni anno – il suo compleanno.
Veramente ‘festeggiare’ è un verbo un po’ azzardato…
Tu ci guardavi parlare, ridere e scherzare senza sentire più una sola parola, ci guardavi con occhi interrogativi, spesso spaesati, sola con la tua sordità. E i nostri monosillabi non riuscivano a sintetizzare un bel nulla dei nostri discorsi… E il momento del pranzo era per te una croce in più!

Ora ti penso continuamente, penso a te e alle cose che ti piacevano:
adoravi il film (o il personaggio?) di My Fair Lady, ridevi di gusto quando vedevi Totò, riuscivi persino a cantare – anche negli ultimi difficilissimi tempi – il ritornello di una canzone che ti piaceva tanto: Paris Paris.

Ciao mamma, buon compleanno!

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Parafrasando Erri De Luca

Considero valore…
 …la solitudine e il dolore per la morte  di mia madre
 Considero valore…
il silenzio interiore in cui mi rintano e che mi avvolge come in un bozzolo
 Considero valore…
l’esistenza e la lunga vita di mio padre che ha attraversato il secolo scorso e che è ancora con me, affacciato al secondo millennio
 Considero valore…
l’affetto vero delle mie sorelle, che mi fanno compagnia con la sola presenza
 Considero valore…
l’amore incondizionato del mio compagno di vita, vicino a me anche nel dolore e nel senso di vuoto
 Considero valore…
la luce e l’aria frizzante del mattino, il poter camminare e il sorriso del giornalaio
 Considero valore…
l’arrivo del buio e il sonno notturno in cui dimentico la sofferenza di questi giorni tristi
 Considero valore…
lo sguardo intenso e la parola amichevole di una collega prima di entrare in classe
 Considero valore…
annegarmi tra ragazze e ragazzi, allegri indisciplinati curiosi attenti e affettuosi 
 Considero valore…
ritagliarmi un tempo anche per me, per far riemergere il ricordo di lei
 Considero valore…
i miei anni, la mia stessa vita, la libertà e l’autonomia, il dubbio che mi assale di fronte alle cose del mondo 
 Considero valore…
provare a trasformare in poesia la prosa quotidiana.

Come un automa in una bolla di vetro

 Il mondo continua a girare, io ho ripreso a lavorare, ma qualcosa è cambiato, irreparabilmente. La morte di mia madre segna un punto fermo nella mia vita e mi chiedo da dove ricominciare.
Vedo la Tv e non mi interessa nulla di ciò che dicono, le parole si accavallano confuse ed io tolgo l’audio… rimane la faccia di Cicchitto che muove le labbra, spengo e mi immergo nuovamente nel mio silenzio.
Sfoglio le pagine dei giornali, solo qualche notizia riesce a penetrare il muro invisibile da cui mi sento circondata e protetta. 
Non riesco ancora (lo so, è troppo presto) a prendere in mano un libro e a leggere qualcosa, faccio tutto ciò che devo fare come un automa.

Penso continuamente a lei…