Quando mancano le parole per dirlo…

Un blog si apre per comunicare, con parole o immagini, con video o dei suoni, insomma con qualcosa di concreto, di visibile. Oggi sono invasa da sentimenti ed emozioni troppo forti, contraddittorie tra loro, ma non riesco a trovare parole.

Come faccio a descrivere ciò che prova una figlia di fronte al padre malato che – lucido come non mai – chiede di avvicinare la sua fine?

A chi gli vuol bene chiede aiuto, un atto d’amore… Se si partecipa a un dibattito su questo tema, è relativamente facile intervenire per esprimere idee e punti di vista in merito. Ma se ci sei dentro fino al collo, cambia tutto; è come se non sapessi più pensare razionalmente, le categorie di “giusto” e “sbagliato” si confondono e tu sei lì con la testa e il cuore in subbuglio. Ti fai mille domande senza risposte, ci giri intorno e ti accorgi che non fai nemmeno un passo.
Per questo mi mancano le parole per dirlo… “perchè la più inquietante intensità della vita è la morte”, come scrive Philip Roth nel suo potente romanzo “Everyman”, che si apre con i versi di John Keats in ‘Ode a un usignuolo’:

Qui dove stanno gli uomini, ascoltando gli alterni lamenti;
dove un tremito scuote gli ultimi radi e tristi capelli grigi,
dove la giovinezza impallidisce, si fa spettrale e muore,
dove il solo pensare è tutto un tormento…  (appunto! N.d.R)

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