Il saluto della sera (in ospedale)

Un corpo abbandonato, uno sguardo tristissimo, un debole cenno della mano, lo sforzo per un sorriso che rende quel viso caro una maschera quasi tragica: ogni sera quel saluto affettuoso a mio padre – prima del buio notturno – si trasforma poi in sofferenza, in un dolore cupo e sordo, per la paura di non rivederlo più vivo. Esco dalla sua camera e percorro il lungo corridoio del reparto incrociando altri visi, altri sguardi, altre sofferenze. Quando sono fuori, mi porto dietro tutto di lui.

Se ne sta andando un uomo colto (è come se bruciasse un’intera biblioteca), un uomo capace di ironia fino alla fine, un uomo davvero fuori dal comune.

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Una risposta a “Il saluto della sera (in ospedale)

  1. …e pensare che in tutta la nostra città, manca un hospice! Una vergogna senza fine…

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