9 luglio 2010, nel giorno di silenzio dell’informazione…

E’ l’ora del Tg, ma la televisione oggi è spenta, i giornali non sono usciti, i siti internet degli organi d’informazione non sono stati aggiornati. Anche le agenzie hanno incrociato le braccia per protestare (ed a ragione) contro la Legge-bavaglio, la pretesa del governo Berlusconi di colpire il diritto costituzionale di informare e di essere informati in nome del diritto alla riservatezza. In silenzio per difendere una delle libertà più sacre in democrazia.

In questo black out, ho ripreso vecchi articoli conservati da mio padre, persona curiosa e ricca di interessi, che ogni giorno leggeva il suo quotidiano (talvolta anche più di uno) e che alle soglie dei novant’anni ha scoperto la bellezza di navigare in rete e di leggere anche i quotidiani online. Spesso stampava gli editoriali più interessanti per farmeli leggere e scambiare opinioni tra noi. Tra le sue carte c’erano anche i post di questo mio blog, stampati e raccolti insieme. Una grande emozione…

Per mio padre la vecchiaia non è stata l’anticamera della morte. “Giunto sul pendio in cui precipita l’età” provava spesso a scherzarci su, cercava di fare un po’ d’ironia sulla definizione di terza e quarta età, quasi a chiederci: che senso ha questo frazionamento della nostra vita che invece ognuno di noi sente come un fluido, come un lungo fiume che scorre? Mentre lo ascoltavo, pensavo alla mia di età (avendo superato anch’io gli ‘anta’) e mi chiedevo silenziosamente quale etichetta ‘esterna’ mi affibbiavano… Se ci penso, provo un senso di disagio, un fastidio che cerco di esorcizzare con il sorriso o una battutina di spirito (amaro).

La lunga vecchiaia di mio padre, che non ha mai perso la sua fame di vita, è stata quasi una scuola per me. Mentre parlava, mi sembrava di assistere come in un film alla sua vita lunga e ricca di esperienze, che si condensava in pensieri e riflessioni che di tanto in tanto emergevano dal suo mondo interiore, emergeva a tratti una vita che insieme alle gioie aveva affrontato momenti difficilissimi, di paura ed isolamento, di angoscia e dolore, di profonda solitudine e di un grande bisogno d’amore.

Mentre sfoglio gli articoli che lui aveva ordinatamente conservato in un portalistini, ne rileggo alcuni particolarmente belli: “La lunga durata” di Umberto Galimberti che recensisce da par suo un interessante libro di Hillman come “La forza del carattere” e poi “Le piccole grandi cose della vecchiaia” di Norberto Bobbio che a novanta anni si guardava intorno e confessava di sentirsi quasi un sopravvissuto. Ma c’è un altro ritaglio di giornale “Vecchiaia – Elogio del tempo ritrovato” di Giovanni Raboni, un poeta che io amo molto, che si sofferma su questo tempo della vita che può diventare un’occasione per assaporare nuovi aspetti dell’esistenza (a patto però di stare abbastanza bene in salute).

Quanto mi manca questo mio vecchio papà, scoperto forse un po’ tardivamente. Quand’ero ‘piccola’ e vivevo lontana da casa, lo vedevo come un gigante; un papà forte, a tratti autoritario, un uomo che si è pre-occupato di fare tutto ciò che era necessario, di non farci mancare nulla, anche se con sobrietà ed equilibrio. Un papà colto, che a volte m’incuteva timore. Da vecchio, ho scoperto la vera forza del suo carattere, la ricchezza di sentimenti a lungo nascosti (secondo la rigida educazione ricevuta), la fragilità fisica che rende tutti noi un po’ più umani ed attenti agli altri (ed anche a noi stessi).

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