Correggo i compiti e intanto vago con la mente in lungo e in largo…

“Mi guardo allo specchio, ancora niente! Sono sempre la stessa ragazzina, fisicamente infantile. Sento di crescere dentro, ma non è un cambiamento visibile. Ogni giorno che passa sono sempre la stessa, eppure sono diversa. Mi sembra di osservare tutto con occhi nuovi…”.

E’ l’incipit di un testo che ho sotto gli occhi, un testo scritto da A., un’alunna di terza media (che ha soltanto 12 anni), piccola di statura, ma con una personalità forte. Continuo a leggerlo, anche perchè poi devo correggerlo e valutarlo, e mi stupisce la capacità di riflessione di questa ragazza:
“Quand’ero bambina li vedevo perfetti (si riferisce ai genitori), ogni loro decisione mi sembrava quella giusta, non contestavo mai le loro punizioni credendo di essere sempre io dalla parte del torto! Adesso invece mi accorgo dei loro difetti, di quando commettono un errore con me. Capisco di farli riflettere con un mio gesto o una frase, mi rendo finalmente conto della stanchezza nei loro occhi alla fine della giornata… So quand’è il momento di lasciarli soli, mentre prima gettavo “sale sulle ferite” senza rendermene conto!”

Leggere questi testi, mi riporta alla mia preadolescenza, vissuta a Milano, lontano (molto lontano) da casa e dalla mia famiglia, circondata da suore e da compagne “prigioniere” come me di un collegio per ragazze benestanti…
Benestanti? Ma questa parola non significa “stare bene”? E invece io non stavo affatto bene, sradicata dal mio ambiente, senza un minimo di spazio personale, tra persone estranee; mi sentivo come sperduta nell’universo e appena il giorno stava per finire e calava la sera, con il buio e il silenzio, rivedevo i fantasmi della mia solitudine prendere forma e spaventarmi per il vuoto d’amore in cui mi sentivo costretta a vivere.

Ai miei alunni leggo spesso “Il piccolo principe” – anch’egli solo nell’universo, dopo aver abbandonato la sua piccola rosa sul suo piccolo pianeta – e so che la mia scelta non è casuale.
Sono così coinvolta nella lettura, che tutti – anche quelli che si distraggono spesso – mi ascoltano con un’attenzione ed una partecipazione palpabile, si crea in classe un’atmosfera unica, un silenzio profondo in cui tutti ci sentiamo immersi!

Quante ore dedico alla correzione di certi compiti in classe! Mi fanno fermare a pensare a chi l’ha scritto, a riflettere sul grado di maturità raggiunto, mi fanno pensare a me e al filo della mia vita, immersa oggi in un’altra fase di passaggio, verso la vecchiaia, una parola che solo a dirla (riferita a me stessa) mi sembra impossibile da metabolizzare.
L’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, la maturità… Volate via, per sempre! Che nodo in gola, è meglio che io riprenda a leggere (e a correggere) i compiti degli altri ragazzi, che li aspettano con ansia.

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