Archivi del mese: novembre 2010

Un addio a Mario Monicelli, grande vecchio come mio padre…

Mi ha colpito ieri sera – durante la trasmissione di Fazio e di Saviano “Vieni via con me” – l’annuncio della morte di Mario Monicelli, quasi coetaneo di mio padre (era nato solo un anno prima, il 1915). Come lui, è stato un uomo lucido e attivo fino all’ultimo, fin quando arriva quel momento inevitabile in cui si è maledettamente soli di fronte alla malattia e alla morte.
Mi è sempre piaciuto quest’uomo colto ed arguto, per me davvero un grande vecchio!

Ma i pensieri che oggi mi attraversano sono diversi. Cerco di immaginare gli ultimi momenti vissuti da questo grande regista, la sofferenza, l’idea e poi la decisione di farla finita lì, per non essere sempre più ridotto a farsi frugare da mani estranee, a sopportare da spettatore inerme ed impotente la distruzione progressiva e inarrestabile del proprio corpo, sempre più magro, debole e fragile.

Anche mio padre – quando è arrivato quel momento terribile – voleva morire, non riusciva più ad alzarsi dal letto e per questo lo chiedeva a noi figli, ce lo chiedeva prima con tristezza infinita, poi a tratti quasi con rabbia e disperazione, ci chiedeva di aiutarlo, di dimostrargli che gli volevamo bene. “Io non lo posso più fare, fatelo voi per me”…  Ma di fronte a questa supplica, noi figli ci siamo sentiti attraversare da pugnalate, da un dolore tremendo e senza sbocchi.

Anche per questo – ma non solo per questo – non lo abbiamo mai lasciato solo, gli siamo stati vicini sempre, fino a quando si è “addormentato” e dolcemente è scivolato in quel sonno senza ritorno.

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Gianna Nannini, donna e mamma coraggiosa!

«Ogni tanto penso a te, sposti tutti i miei confini. Amor, che bello darti al mondo»: sono i versi di Io e te, la canzone dell’omonimo album che Gianna Nannini ha registrato durante la gravidanza e dedicato a sua figlia.
«Mi piace pensare», scrive ancora a Penelope, «che Io e te possa rimanere il mio inno all’amore, un amore grande che rivendichi il desiderio della donna e la sua libera scelta».

Abbiamo bisogno di donne coraggiose che non si fermano davanti alle critiche sempre in agguato. Mi piace il suo modo di rispondere a chi storce il naso di fronte ai suoi splendidi 54 anni: «All’improvviso tutti si sono dimenticati della libertà e del diritto che ha ciascuno di noi di fare quello che vuole, quando e con chi vuole».

Io sono il gatto che va solo solo

Io sono il gatto che va solo solo.
E preferisco le vie
dell’inverno
quando la luce
gialla
dei lampioni
ristagna
sui muri umidi
e intristisce
ferma.

Quando
il solo ululato
di un cane
lontano
mi dice che intorno
tutto
è silenzio
e solo la mia ombra
insistente
mi accompagna.

Allora
preferisco raccogliere
le briciole
del calore degli altri:
le luci
dietro i vetri
appannati
delle finestre
sprangate
sulla strada.

ANGELA MICELI, Como 1952