Archivi del mese: febbraio 2011

Proviamo a salvarci*

A volte ho paura
di non poter trovare altre parole.
E’ come se solo il silenzio
potesse toccare l’intensità del dolore.

Non è facile aver passato due anni della propria vita ad aver girato in lungo e in largo l’Italia e l’Europa raccontando a centinaia di migliaia di persone la vergogna disumana dell’accordo Italia-Libia ed oggi essere ancora qui a dover cercare altre parole per continuare a doverlo fare.
Altre parole per cercare di ottenere attenzione da un mondo, quello della politica e della sua comunicazione, fiero della sua vanitosa distanza, della sua inumana estraneità e della sua feroce parzialità.

Non ci dovrebbe più essere nulla da dimostrare.
Più nulla da spiegare.

La storica vergogna delle deportazioni di esseri umani volute e finanziate dall’Italia nel deserto libico è sancita. Inconfutabile segno della perdita di civiltà di un piccolo vecchio mondo, arroccato nella sua scricchiolante posizione di privilegio.

Non avremmo più bisogno di altri racconti.
L’unico bisogno di cui ora dovremmo occuparci è provare a salvare la nostra tradita dignità.

Migliaia di donne, uomini e bambini ci riconoscono con chiarezza come amici potenti, come padrini dei loro disumani carnefici, dei loro violenti stupratori.        
Padrini di carnefici stupratori.

Se tali vogliamo essere
non dobbiamo fare altro
perché già lo siamo.

Se vogliamo provare
a dare alla nostra vita
un significato diverso
allora dobbiamo reagire.

Per ottenere semplicemente che tutto ciò cambi.

L’Italia deve chiedere scusa a migliaia di esseri umani
e sulla base di quelle scuse rivedere completamente gli accordi con la Libia.

L’Italia deve salvare i 245 profughi eritrei e somali deportati a Brak, perchè deve salvare sé stessa.
In quelle celle di cemento, polvere e sangue è detenuta la nostra dignità di esseri umani.
Proviamo a salvarla.

Proviamo a salvarci.

…E’ come se solo il silenzio potesse toccare
l’intensità di questo dolore.

*Andrea Segre

Annunci

19 febbraio, il primo anno senza mamma!

“La morte non esisteva
finchè non è in te esistita.
Ora la morte è un gran vuoto
con dentro la nostra vita. …”

Tommaso Lisi
da “In punta d’ago”.

13 febbraio 2011, una domenica da ricordare!

 SE NON ORA, QUANDO? ADESSO!!!
A me sembra che un po’ tardi noi donne (ed anche gli uomini, che non si riconoscono nella caricatura del macho italico…) ci siamo risvegliate da una passività e rassegnazione che rasentano l’incredibile.

In questi anni berlusconiani, ho usato continuamente il telecomando per sottrarmi alla vista di spettacoli televisivi, degni di un banco da macelleria, con presentatori vuoti e perennemente ridanciani, circondati da donnine ridotte al silenzio e quasi sempre mezze nude dalla testa ai piedi, una gioia per il popolo dei guardoni!

In questi anni berlusconiani, ho sopportato il turpiloquio e l’aggressività verbale degli atei devoti, dei giornalisti servi, dei politici portavoce (alla Capezzone, per intenderci) monotoni fino alla nausea, nella ripetizione di slogan concordati con lo staff del grande capo.

In questi anni berlusconiani, ho visto con sempre maggiore disagio e sofferenza, ragazzi e ragazze costretti ad accettare un lavoro qualsiasi pur di non rimanere disoccupati, costretti ad allontanarsi (forse per sempre) dal proprio territorio, perchè non riconosciuti nelle loro competenze mentre altri (uomini e donne) facevano carriera (politica, soprattutto, o grazie alla politica) vendendosi a chi detiene il potere!

Di questo sono stanca! Di sentir parlare di merito e poi di vedere come vengono riempite le liste elettorali, di vedere un potere forte con i deboli (poveri, emarginati, stranieri, cittadini onesti, terremotati) e inesistente con i furbi e gli arraffoni. Sono stanca di un’Italietta che litiga anche sul 17 marzo, incapace di uno slancio unitario, a 150 anni dalla conquista difficile di un’indipendenza pagata da tanti a prezzo della propria vita!