1° maggio 2011, primo anniversario

Caro papà,
    sei via da un anno e non riesco ancora a farmene una ragione. “La vita continua” mi ripetono banalmente le persone, lo so bene anch’io che tutto continua a scorrere, ma la tua assenza mi fa male, è un dolore anche fisico e in questi giorni ti sto “scrivendo” un mare di lettere, lettere silenziose, segrete, in cui si affastellano discorsi spesso confusi.
Il pensiero va un po’ di qua un po’ di là, mentre sfoglio il quotidiano (ultimamente alternavi il Corriere alla Repubblica) e mi fermo sulle pagine che sicuramente ti sarebbero piaciute: gli editoriali senz’altro, qualche buon articolo di cultura (oggi c’era Claudio Magris che a te piaceva tanto). La politica invece era via via sempre meno appassionante. Anzi, ti vedevo sempre più sconfortato di fronte a comportamenti per te inammissibili, “indecorosi” dicesti una volta.
Ti leggevo il disorientamento sul viso, scuotevi la testa e scambiavamo qualche amara considerazione su ciò che leggevamo.

Quante cose mi ricordano te, la tua precisione, il gusto delle citazioni e delle battute! Mi mancano le tue battute e quell’espressione sorniona che facevi, per vedere se ci erano piaciute…
Sai che cosa c’è oggi sulla mia scrivania?
Il catalogo di una mostra – “Segni dai lager – testimonianze di due internati militari” – che ho visitato con profonda commozione a Trieste nella Risiera di San Sabba e di cui ti racconterei ogni particolare. Se solo tu fossi qui!

Appena entrata sono rimasta come fulminata, i campi di cui si parla (Sandbostel e Benjaminovo) sono quelli in cui sei stato anche tu, insieme a Guareschi, tuo compagno di prigionia, di cui sono riprodotte molte pagine del suo “Diario clandestino”. I disegni riproducono la (tua) vita quotidiana in questi luoghi dell’orrore, “abbandonati da tutti, come cani” dove voi internati leggevate persino, per dimenticare la fame!
Pensando a te mi piace leggere, ed è come se stessi leggendo con te queste parole, ciò che Guareschi scrive ne “Il grande diario”:

“Io non mi considero prigioniero, io mi considero combattente e perciò non posso passare al nemico in nessuna maniera. Sono un combattente senz’armi, e senz’armi combatto. La battaglia è dura perchè il pensiero dei miei lontani e indifesi, la fame, il freddo, la tubercolosi,  la sporcizia, le pulci, i pidocchi, i disagi non sono meno micidiali delle palle di schioppo. Ognuno muore come può per la sua idea. Fra tante fesserie, Mussolini ha detto una cosa sacrosanta: “Si serve la patria anche facendo la guardia a un bidone di benzina”. Io la servo facendo la guardia alla mia dignità di italiano e se per far questo muoio di polmonite, o di fame o di tifo petecchiale, non sono meno morto di colui che muore per un colpo di 381″.

Forse è questa la tua eredità: fare la guardia – nel corso della vita – alla propria dignità, senza barare nè con gli altri, nè con se stessi. Vero papà?

Il 1° maggio, una data così simbolica per andar via, lo trascorriamo insieme, tutti e quattro i tuoi figli, pensando a te e a mamma, che ti ha amato più di se stessa!
Ciao papà!

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