La svendita di un patrimonio di valore inestimabile

Quando m’imbatto in un articolo firmato da Salvatore Settis, scatta immediatamente il mio sistema di allarme interno. Sicuramente si stanno emanando leggi o decreti che possono provocare nuovi seri danni al paesaggio, ai nostri beni culturali e architettonici.
A volta sono sufficienti poche parole di una leggina o di un decreto per aprire voragini, lasciando campo libero alle cricche degli affaristi del momento. Lo sanno bene i legislatori, molto meno i cittadini (soprattutto quelli che non leggono) che se ne accorgono quasi sempre dopo, quando il danno è ormai consumato…

L’ultimo esempio? Un minuscolo comma inserito nel Decreto governativo sullo Sviluppo (lo stesso che intende scippare il referendum sul nucleare): stabilisce che la tutela si applica agli edifici di 70 anni e non più di 50 anni; inoltre sugli edifici senza tutela si può intervenire anche in assenza del parere della soprintendenza.
Qualche esempio per chiarirci lun po’ le idee:

il Palazzo del Lavoro a Torino (in foto), la Stazione Termini, il Palazzo dello Sport o lo Stadio Flaminio a Roma firmati da Pier Luigi Nervi, il Padiglione Arte o il grattacielo Pirelli di Giò Ponti a Milano o altri edifici pubblici (e l’Italia ne è piena) costruiti tra il 1941 e il 1961, che rischiano ora di più rispetto al passato.

Lo stesso decreto rende meno vincolanti anche le autorizzazioni paesaggistiche per rendere più attuabile l’infausto e sgangherato provvedimento del “federalismo demaniale”, quello che consegna le proprietà del demanio nazionale a regioni e comuni, che alla perenne ricerca di fondi non sono in grado di restaurarli o valorizzarli e sono quindi costretti a venderli – o meglio svenderli – al miglior offerente.
Altro che l’art. 9 della nostra sempre più inattuata Costituzione!

La privatizzazione di un patrimonio, ecco qual è il senso dell’allarme che in queste ore sta percorrendo le soprintendenze, gli Archivi di architettura contemporanea, Italia Nostra e il nostro Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, che negli ultimi anni è uno dei maggiori protagonisti della battaglia contro l’abbandono e la svendita del nostro patrimonio culturale.

… e poi si piangono lacrime di coccodrillo, quando i grandi flussi del turismo culturale mondiale abbandonano l’Italia e scelgono altre mete!

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