Quei corpi in fondo al mare

Vorrei rispondere anch’io a Claudio Magris, che qualche giorno fa sul Corriere prova a scuotere l’indifferenza che ormai ci travolge tutti.

Affondano e muoiono in mare centinaia di persone e la notizia non appare più nelle prime pagine dei quotidiani (è questa assuefazione che denuncia Magris), non è più una notizia per il sistema della carta stampata se queste tragedie avvengono ormai con tanta frequenza. Infatti anch’io – lettrice di quotidiani – avevo sottovalutato quest’altra strage.

E’ stata la lucida e dolente risposta di Napolitano che ha attirato la mia attenzione, facendomi vibrare le antenne della sensibilità. Ho provato ad immaginare lo strazio di un barcone che affonda, tra grida disperate, braccia che si aggrappano le une alle altre, mentre le acque impietose inghiottono tutti, senza fare distinzione.

Sento il rumore del mare e il buio silenzio della morte di quelle voci, di quelle vite che non ci sono più. Vorrei conoscere la storia di quelle persone, la loro infanzia e la loro vita, sapere che cosa le ha spinte a maturare la decisione di partire attingendo ai risparmi o facendo debiti, le immagino che attendono pazienti e rassegnate il loro turno, ammassate con altri disperati, pronte al richiamo dei trafficanti che decidono ormai della vita e della morte di migliaia di profughi inermi!

A che servono, caro Magris, l’indignazione e il dolore individuale, se non provocano uno scatto collettivo, se non interviene la politica? Che fa per esempio l’Europa per contrastare queste bande di criminali che si arricchiscono in modo spropositato con il traffico di esseri umani, rovesciando in mare persone di ogni età, carne destinata in molti casi a diventare cibo per i pesci?

Il Mediterraneo che amo, il mare nostrum, è diventato un cimitero, da cui affiorano sempre più spesso, impigliati tra le reti dei pescatori, corpi di persone che madri, mogli, figli e amici non vedranno mai più. Non potranno nemmeno piangerli, perchè scompaiono senza lasciare traccia e di loro non rimane nemmeno il nome!

Se ci penso, sto male davvero. Ma io, posso fare qualcosa? Ci sono altri, come me, che soffrono per quei corpi in fondo al mare e che vorrebbero scuotere chi oggi continua ad occuparsi di piccole faccende personali?

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