Il mio ultimo giorno di lavoro

Ecco la mia ultima scuola, quella dove ho insegnato gli ultimi 17 anni.

Sto per diventare ufficialmente una pensionata, una cioè che non fa più parte della popolazione attiva. Non so ancora bene che cosa significa, di quali trasformazioni sarò protagonista, quale percezione di me avranno gli altri (anche se lo capirò presto…).
A me oggi sembra proprio strano, dopo 4 decenni, non avere più un’occupazione. Sarò libera… di fare cosa? E perchè, finora non ero libera?

Il lavoro di insegnante mi ha sempre stimolata a leggere, a conoscere, a sentirmi una cittadina attiva ed impegnata, che voleva trasmettere curiosità, desiderio di ampliare i propri orizzonti a ragazzi e ragazze che aprivano i loro occhi sul mondo, diventando persone aperte e solidali. Non sempre mi è andata bene, ho conosciuto sconfitte e delusioni, ho vissuto frustrazioni profonde, ma ho anche ricevuto riconoscimenti che cercherò di non dimenticare.

Incomincio una vita nuova e diversa, mentre lascio una scuola statale in balia di tagli dissennati, di ore lavorate ma non pagate, di dirigenti che non sanno come faranno ad aprire i plessi decentrati per mancanza di personale ausiliario, una scuola che i cittadini italiani (e non solo il governo) hanno abbandonato a sè stessa, anche se dentro ci vivono i loro figli, il futuro di questa nostra povera Italietta!

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