A Rosa Marina, mio ‘buen retiro’

Fammi un quadro del sole –
Che l’appenda nella mia stanza – …
 
Disegnami un pettirosso – su un ramo –
Che io l’ascolti, sarà il sogno…
……………………..

Alzarsi e vedere i riflessi della luce, le ombre luminose del giardino, l’immancabile cicala che monta in servizio ed inizia il suo canto monotono e cadenzato e “le farfalle – che fioriscono” come leggo in un libretto dell’amata Emily Dickinson. Scorrere le pagine e gustare frammenti di poesia, guardarsi intorno, ritrovare i miei alberi, gli alberi che non mi stanco mai di guardare in ogni stagione, le foglioline della menta così piccole e quasi trasparenti, gli arbusti vigorosi come la canfora che salgono al cielo, le forme irregolari dei massi di pietra bianca, i tronchi rugosi degli alberi (m’incanto sempre ad osservare tutte le loro pieghe e le gocce di resina), i fiori bianchi, viola, rossi o rosa, questa brezza leggera che fa dondolare i rami “incantati”…

Quante volte ho sentito mia madre desiderare un piccolo giardino, aveva ragione, è un incanto ad ogni ora del giorno, al mattino presto come a notte fonda quando le ombre si fanno lunghe e par di vedere qualche fantasma sgusciare silenzioso dietro i cespugli.

“Sola, non posso stare –
Perché mi vengono a far visita –
Ospiti al di là della memoria –
Ospiti che ignorano la chiave di casa.
……………
A volte corrieri interiori
ne annunciano l’arrivo –
Ma mai la partenza –
perché non se ne vanno mai più.”

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