Archivi del mese: ottobre 2011

35 anni insieme!

E’ quasi inevitabile guardarsi indietro, dopo aver trascorso ben 35 anni della propria vita con il ragazzo di cui ti sei innamorata a vent’anni e che ancora oggi ti accorgi di amare e molto più di prima! Un ragazzone dal cuore d’oro che ancora oggi mi regala fiori e li mette sulla mia scrivania…
 Com’è successo? Come abbiamo fatto? mi ha chiesto oggi un’amica. Chissà!?! Qual è la miscela che ha permesso a due persone così diverse di riuscire a durare così tanto?

Ricette non ce ne sono, lo sappiamo tutti, si vive giorno per giorno, affrontando insieme la miriade di situazioni che mettono ambedue a dura prova…

Purtuttavia, voglio cercare di dire ciò che in questa unione ha funzionato: l’amore è al primo posto, su questo non si discute e so che sembra quasi una banalità, ma non è così per due che convivono da tanti anni. E’ un sentimento forte che molto spesso viene messo a dura prova e non è scontato che sopravviva alla routine dei gesti e dei riti quotidiani;
la stima è l’altro collante che – almeno per me – se venisse meno, farebbe forse crollare tutto. Io stimo sinceramente il mio compagno di vita, la sua onestà profonda, la sua generosità, la bontà non esibita, la sua sensibilità che traspare spesso e che talvolta si esprime in commozione;
l’amicizia e la simpatia reciproca che ci legano oltre l’amore, ci rendono complici in tanti momenti della nostra vita a due, di cui insieme talvolta ridiamo e talvolta soffriamo, senza sprecare troppe parole tra noi;
il dialogo e il confronto/scontro sulle idee, sulle concezioni di vita, sulle cose da fare oppure no, la capacità di non rimanere ‘muti’ troppo a lungo, riprendendo il filo del nostro discorso;
la pazienza – eh sì! – è una virtù che non può mancare nella relazione di una coppia che ha tacitamente scommesso di vivere e di durare insieme, ce ne vuole tanta e forse non basta mai…

Non amo molto gli elenchi, per questo mi fermo qui, conservando per me le tante attenzioni che mi fanno sentire una persona importante (almeno per lui!), le parole di considerazione per ciò che penso che mi aiutano a rafforzare la mia autostima (e Dio solo sa se ne ho bisogno…), le sue battute che mi rendono più allegra e piacevole la vita (e questo non ha prezzo!).

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Andrea Zanzotto, addio!

“Per andare avanti bisogna procedere
con un piede nell’infanzia, quando tutto sembra grande e importante,
e un piede nella vecchiaia estrema,
quando tutto sembra niente”.

 

I ‘Black bloc’, i media e la classe dirigente

Dare le notizie e’ importante, far vedere le immagini (violente) pure, ma ripeterle all’infinito in tutti i canali mi sembra un modo sciocco per amplificare e fare propaganda a bande di ragazzi e ragazze, che hanno scelto la strada della violenza per farsi ascoltare (si fa per dire…). Leggere oggi un’intervista su Repubblica a uno di loro mi provoca sconcerto.
Vi si dice che i ‘Black bloc’ si stavano preparando agli scontri da un anno, viene descritta l’organizzazione e le strategie seguite, le stesse dei reparti celere.

Ma allora, come mai le forze dell’ordine si sono fatte beffare in questo modo?
Alludo ovviamente ai gradi più alti del comando, che mandano in piazza poliziotti e carabinieri con uno stipendio da fame, che continuano a subire tagli e che si sono ridotti a chiedere un obolo a noi cittadini, come già si fa a scuola e nella sanità… Mi sono ulteriormente convinta che la nostra classe dirigente si dimostra sempre più inadeguata a fronteggiare una situazione di crisi generale, che sta diventando esplosiva. Chi sa che non ha futuro, si sente frustrato, sempre più arrabbiato e disperato!

Sono in tanti che in questi ultimi anni hanno protestato pacificamente, operai che stanno perdendo il lavoro, minatori sardi che non sanno più a quale santo votarsi, migliaia di giovani precari della scuola, che non vedono alcuna disponibilità ad incontrarli, ad ascoltarli, a discutere con loro per trovare – insieme – risposte adeguate e concrete.

La classe politica dei nominati, una maggioranza arrogante ed un’opposizione inefficace e perennemente divisa, obbedisce ai diktat economici e finanziari che ci ‘impongono’ dall’esterno, incapaci di affrontare la realtà di un Paese in agonia, incapaci di ipotizzare una via italiana per affrontare questa crisi tremenda senza mortificare i diritti, senza ridurre le residue tutele alle categorie più deboli. Solo tagli, tagli lineari, senza selezionare obiettivi e destinatari.
E intanto schiere di abusivi ed evasori fiscali ringraziano, riconoscenti!