Archivi del mese: febbraio 2012

Nel silenzio di una mattina invernale…

Gironzolando un po’ per casa tra un servizio e l’altro,  improvviso s’accende un flashback.

Interno giorno, ora pomeridiana, ambiente spoglio e poco accogliente:
le persone sono sedute sulle sedie le une di fronte alle altre, due sorelline uscite dal collegio per vedere la mamma da tempo ricoverata in una clinica.
Si guardano, forse vorrebbero avvicinarsi, abbracciarsi, parlare, scambiarsi gesti affettuosi. Invece sono lì come impietrite.

E’ un’immagine dolorosa, la mamma – con un’aria tristissima – guarda smarrita le due figlie prima di rientrare come loro entro le mura: che gelo nell’aria, cliniche e collegi hanno il potere di ibernare i sentimenti, riducendo le persone a comparse che scivolano silenziose su un palcoscenico vuoto.

Se potessi tornare indietro (lo so che non si può, ma se potessi…) , non rimarrei  seduta brava brava su quella sedia, timorosa di tutto, con mille domande mute a cui non sarà mai più data una risposta. Mi alzerei, mi stringerei forte a mamma, cercherei di farle sentire che le le voglio bene, proverei a scuotere quel sentimento disperato che ci bloccava, prigioniere inconsapevoli – almeno in quel momento – di noi stesse e dei luoghi in cui eravamo costrette a vivere.

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Il tradimento del corpo

Abbandonare il corpo che mi ha tradito, lasciarlo perdere, trascurarlo è stata la prima tentazione, quando mi è stato ben chiaro il senso e la portata della diagnosi.

Perchè? – mi sono inutilmente chiesta, perchè? Non mi ha mai dato alcun fastidio, sono sempre stata abbastanza bene. Certo ho sofferto di mal di testa, ho avuto le classiche influenze stagionali, un po’ di lombalgia, tutte cose ordinarie. Ora invece si tratta di altro ed è dura!

Il mio corpo pretende ora attenzioni continue, non si fa trascurare, manda segnali che suonano come campanelli d’allarme ed io devo esser lì pronta a coglierli, a fare qualcosa. Non posso più dimenticarmi di nulla, la macchina (o almeno le sue parti sane) deve funzionare bene, altrimenti il peggio è per me!
Continuo a pensarci su, continuo a farmi domande che sono senza risposta, anche su questo nuovo tempo di vita…

Nevica… e l’Italia si ferma!

A Cristina*

un’altra notte
trascorsa
mille pensieri
mille paure
il tuo respiro
dolce
come linfa vitale
del mio essere
caro compagno
della mia insonnia

una carezza furtiva
tenera e leggera
come piuma al vento
per non  turbare
il tuo dormire

ti sorrido
un sospiro
un continuo riandare
nel tempo
mano nella mano
amica e compagna
pacatamente severa e complice

dopo il buio della notte
la luce del sole
ti alzi
ti guardo
come fiore primaverile
mi abbracci
e mi regali il coraggio della vita
perché sei più importante
più forte della paura.

*Carlo Paolini

“Non perderti di vista”

 
 Io adoro guardare gli alberi, i loro tronchi rugosi o lisci, quelli ricchi di foglie o con rami spogli, gli alberi minuscoli e i giganti che attraversano il tempo. Oggi ho ricevuto da un’amica a cui sono molto legata, questa mail che mi lascia senza “le parole per dirlo”…
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Cara amica del mio cuore (non l’ho mai detto a nessuno, finalmente posso dirlo e dirlo a te),
penso proprio che l’ottimismo della ragione sia la strada giusta, recuperando la normalità del quotidiano, ricercando il contatto con  le persone che ami e che ti amano, andando al parrucchiere come si è sempre fatto, prendendosi cura di sè, osservando – come fai – i vecchietti seduti sulle panchine nei giardinetti e fotografarli…
Lo so che non è facile (detto da me poi…), ma non perderti di vista.
 
Sai una cosa, non bella, che purtroppo ho imparato?
Bisogna diventare EGOISTI. Gli egoisti non si ammalano mai, vivono a lungo, le sofferenze degli altri le considerano debolezze che non li riguardano, riescono a farsi scivolare addosso tutto come se fosse acqua fresca… L’unico problema è che egoisti si nasce e difficilmente si diventa! Lasciami correre questa panzana, è che a volte bisogna dare sfogo anche alla rabbia, all’amarezza.
 
Ti piacciono gli alberi? A me assai, mi piacciono alti, piccoli, giganteschi, esili, possenti, giovani, antichi, sbattuti dal vento, stagliati contro il cielo. Di tutti i tipi. Penso che ognuno di loro abbia una storia da raccontare, che devono averne viste di tutti i colori pur rimanendo sempre nello stesso posto. A volte provo ad identificarmi con qualcuno di loro, mi aggrappo alla terra con le loro radici, provo a sentire la loro linfa che mi nutre, a respirare con le loro foglie, a godere della loro vita, a guardare ciò che mi sta intorno come farebbero loro… Poi mi sento meglio.
Ti abbraccio…con tutti i rami e le foglie.
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Vai avanti lucida, Cristina, lucida buona ed intelligente come sempre.
Fai tutto ciò che devi con fiducia e serenità, respira l’amore di C. e vai avanti. Lascia perdere quel buco nero che da dentro ogni tanto ti sconvolge (e ci mancherebbe pure che così non fosse). Continuerò a romperti l’anima con le mie stupide chiacchiere. Perchè anche le chiacchiere aiutano a metabolizzare. Perchè ricordati che io ci sono, che noi ci siamo.

Parole che fanno bene al cuore

Dal momento in cui è iniziata la mia avventura, sto scoprendo che le parole sono più potenti di quel che pensavo, le parole che ti dicono le persone care, le parole sincere, quelle che partono dall’interiorità più profonda e che arrivano dritte al cuore! Per questo le conserverò gelosamente su questo mio blog, perchè sono parole-balsamo ed io ne avrò bisogno, spesso credo…

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Un saluto affettuoso dalle nostre montagne. Seguo le tue vicende, ti penso tanto e condivido le tue preoccupazioni, la tua “bolla”. 

(Anch’io) Ho dovuto operarmi … per evitare lo sviluppo in senso maligno di cellule “alterate”… Un pensiero che giace come uno strato cupo di nuvole temporalesche dietro il sole delle giornate passate a vivere come al solito
La sensazione di essere un po’ in bilico.

Per fortuna tutta la mia vita non è trascorsa leggera senza riflessioni sul valore assoluto del presente. Ho sempre puntato a vivere intensamente e a carpire l’attimo fuggente. … ti accorgi di voler bene alla vita comunque e di capirne il senso in dettaglio… Rendo l’idea? Tutte le piccole cose, i sorrisi, una stretta di mano, uno sguardo, un’impressione fuggente forte e stupenda, lasciano segni profondi quando prendi la vita così.

Ti auguro di cuore di saper attingere al tesoro umano dentro di te e intorno a te per vivere questa tua esperienza in modo “estetico”. Vedere il bello in un momento difficile. Pensare a tutto quello che si è ricevuto con gratitudine e cogliere tutto ció di bello che ti succede intorno con ancora più intensità del solito.