“Amo le mappe…”

“Amo le mappe perché dicono bugie.
Perché sbarrano il passo a verità aggressive.
Perché con indulgenza e buonumore
sul tavolo mi dispiegano un mondo
che non è di questo mondo”.

Traggo questi splendidi versi di Wislawa Szymborska da un articolo pubblicato su “La lettura”  di domenica scorsa, 25 novembre), un inserto settimanale del Corriere della Sera. Attirata dal titolo, LE PAROLE PER DIRE “NON SO”, ho iniziato a leggere e mentre lo sguardo scorreva tra le righe, la mente correva in altre praterie. Pensavo alla mia vita, ai momenti in cui ho davanti le immagini della TAC o della PET che guardo come mappe interne del mio corpo e talvolta son contenta di non saperle leggere bene.

Sono i momenti in cui tutto ciò che sono, le cose o le idee che mi attirano, i pensieri quotidiani che mi fanno compagnia, il tempo, la vita e la morte, la malattia, la bellezza delle giornate, il potere, la guerra, l’amore e la felicità, la violenza che si respira in tante circostanze, la natura e gli eventi che sembrano metafore (la tromba d’aria che si abbatte sull’Ilva), iniziano a girare come in un vortice. Io sono lì, nel centro immobile con quelle mappe sfumate, che la scienza ci offre, ma che mai fotograferanno realmente il nostro corpo.

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Una risposta a ““Amo le mappe…”

  1. la rappresentazione di noi stessi, artistica, scientifica, sociale o culturale, sarà sempre parziale… per fortuna conserviamo dentro di noi un po’ di mistero

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