Archivi del mese: gennaio 2013

Ci vuole un nuovo senso della degenza*

marina terragni foto

Mi imbatto per caso in queste poche parole di Guido Ceronetti: “La maggior parte delle mie paure, circa i mali fisici, riguarda i medici e le loro cure, non la malattia” (“Pensieri del tè”, 1987).

Conferma del fatto che solo la poesia sa dire le cose in modo così essenziale e radicale, raccontando l’esperienza che è di tanti: tenersi un male, non dirlo a nessuno, rimandare e rimandare per paura di una diagnosi con relativa prognosi, e di certe terapie che sembrano doverti fare prima di tutto ammalare, perché tu possa avere chance di guarire.
Paura del medico, di quel Grande Santo Crudele che te le prescrive, paura di te infantilizzato, desoggettivizzato, numerificato, soppesato, analizzato, inquinato, bucato, tagliato, intubato e tutto quello che sappiamo. Paura della voragine d’amore che diventi in quelle circostanze, e di non averne mai abbastanza, separato dagli altri, bisognoso di tutto come sei mentre ti arrampichi con quelle poche forze su vetri scivolosi, nel tentativo di tornare a quella vita che ti ha espulso. E di cui ora ti pare di rimpiangere ogni cosa, invidioso di tutto: della pioggia, degli ombrelli, delle arrabbiature, della stanchezza di fine giornata, della noia di tante serate invernali e dispeptiche davanti alla tv…
La nostra vita diventa mediamente sempre più lunga, ma anche sempre più acciaccata: cresce in quantità, diminuisce in qualità. Il tema malattia-cura è destinato a diventare centrale. Da occasionale, la malattia diventa lungo tempo di vita, compagna con cui adattarsi a convivere, in cerca di un punto di equilibrio. Con la possibilità di dover vivere da “malati” una parte cospicua della propria esistenza. La cura che deve diventare sempre meno sanzione punitiva, sempre più ragionevole, confortevole e compassionevole. Il malato che non può più essere “isolato” fuori dalle mura della civitas, i confini che sfumano tra sano e non-sano. Un’idea di guarigione diversa da quella di perfezione. Servono nuovi paradigmi, nuovi pensieri, capaci di reintegrare il malato nel tessuto della vita quotidiana, perfino di dargli un ruolo, un significato importante per tutti.   Quando si parla di trasformazione e di innovazione non dobbiamo solo pensare all’angusto turn over della politica. Quello che si deve trasformare è ben altro. Quello che deve cambiare è ben altro.

Mi ha colpito molto questo intervento di Marina Terragni *, (su IO DONNA del 19 gennaio), per ovvi motivi. Chi si trova a fare i conti con la malattia, quella con cui devi imparare a convivere, sa che cosa significa la parola ‘paura’, sa che a volte si nasconde e ti dà una tregua, ma è diventata una compagna inseparabile della tua vita. Timore, paura, difficoltà, timidezze, davanti al groviglio in cui sei cascata,  davanti al tran tran delle terapie e soprattutto davanti a quel “Grande Santo Crudele” che è il medico.
Io per mia fortuna ho incontrato finora un medico di base sereno e attento, tranquillo e amichevole, un oncologo competente, simpatico e ironico, capace di trasmettermi calma e fiducia. Ma il chirurgo che mi ha comunicato la diagnosi poco più di un anno fa meriterebbe una lunga nota di biasimo per il modo brutale e poco rispettoso verso chi come me stava per avere conferma di tutte le sue paure. Non ce la faccio a rievocare quel momento terribile, ho ancora troppa rabbia dentro di me.
“Quello che deve cambiare, conclude infatti Marina Terragni, è ben altro”, altro che pensare sempre e soltanto alla politica!

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Una boccata d’ossigeno…

quaderni-di-recensioni

Parlare di libri, del piacere di leggere e del passaparola, della difficoltà di valutare se un’opera ha anche un valore letterario, delle divergenze – inevitabili – tra le opinioni di un insegnante e quelle di una giovanissima lettrice e di molto altro ancora… è un piacere unico!

Ho trascorso due ore piene a conversare amabilmente con A. & I., due care ex-alunne, non delle solite cose, ma di scrittura, della trama e della storia parallela che scorre sotto traccia di una serie di libri che hanno avuto ultimamente molto successo. Io ero una lettrice che divorava libri, fino a 20-25 in un anno, e di quelli che mi piacevano scrivevo una mia recensione, per non dimenticarli.
Ho suggerito a queste due ragazzine già così mature di scrivere qualcosa dei libri che hanno risonanza dentro di loro ed ho accennato ai miei quaderni di un tempo (eccoli in alto, nella foto) che raccolgono le mie recensioni e che a distanza di decenni (ahimè!) mi hanno fatto capire qual è stato il mio percorso formativo personale, come si sono formate le mie opinioni, i miei ideali di un tempo che si sono poi radicati dentro di me.

Per chi come me è in pensione l’incontro amichevole con queste due ragazze è stato come una boccata d’ossigeno, mi ha gratificato di tanti sforzi fatti durante le ore di lettere per trasmettere non solo conoscenze e metodi ma soprattutto la mia passione per la cultura, l’apertura verso il mondo, verso le persone di ogni colore o genere.

Grazie care A. & I. vi voglio bene, mi avete regalato un po’ della vostra gioventù! Io spero di essere riuscita a trasmettervi un pizzico di esperienza, non solo quella letteraria…

Si avvicinano le elezioni…

simboli-elettorali-aldogiannuliVotare, non votare…
Oppure, chi e per che cosa votare? Questo è il problema!

Ho trovato sul sito di Aldo Giannuli, un mio caro vecchio amico, l’immagine a sinistra, che rende l’idea dello stato confusionale in cui mi trovo. Si avvicinano a grandi passi le elezioni ed io brancolo nel buio più totale.

Non mi convince nessuno, mi innervosiscono i leader che mettono il loro nome nel simbolo, mi sa di truffa quando vedo lo stesso capolista in più circoscrizioni, mi sento tirata di qua e di là, talvolta approvo ciò che dice qualcuno di loro ma subito dopo non sono d’accordo con me stessa, non mi piace assistere allo spettacolo di certi talk show dove vince non certo il più serio.
Leggo, m’informo e la confusione sale a livelli di guardia. In questo momento mi colloco anch’io tra i tanti indecisi.

Per ora ho una sola certezza: mio marito ha appena infornato una bella pasta al forno. So già che sarà buonissima!
Mi sento già meglio…

Addio a Mariangela Melato

Una donna di talento, che è rimasta se stessa pur recitando nei panni dei personaggi più diversi.

Una donna di talento, che è rimasta se stessa pur recitando nei panni dei personaggi più diversi.

Il Milan reagisce ai cori razzisti. Finalmente!

Dopo quasi 30 minuti di cori razzisti, una squadra blasonata come il Milan ha il coraggio di abbandonare il campo di Busto Arsizio, in segno di protesta. E’ stato Allegri, l’allenatore, a far rientrare i suoi giocatori negli spogliatoi. Bravo! Questa sì che è una bella notizia.
Finalmente una reazione al dilagare di certi gruppi “politici” (non sono solo tifosi) che fomentano le curve e si organizzano per avere visibilità e dare una dimostrazione della loro forza.

Boateng
Kevin Prince Boateng, uno dei giocatori presi di mira, stanco degli ululati che dall’inizio partita sottolineavano le sue azioni, ha deliberatamente scagliato il pallone in tribuna con tutta la rabbia che aveva in corpo e non è stato lì a sentire le rimostranze dell’arbitro. Si è tolto la maglia dirigendosi verso lo spogliatoio, seguito dai suoi compagni di squadra.  Ha finalmente squarciato l’ipocrisia di questo mondo del calcio inquinato, purtroppo non solo in Italia. Questa volta si è trattato di un’amichevole, ma spero che questo gesto forte e simbolico non rimanga isolato.

Secondo voi, qual è l’orario migliore per leggere i quotidiani?

Il paradiso dei giornali e non solo...

Il paradiso dei giornali e non solo…

Qual è, secondo voi, l’orario migliore per la lettura dei quotidiani?
Ci sto pensando da parecchi giorni e capisco che devo prendere una decisione.
Certo qualcuno potrebbe rispondermi “quando hai tempo”, ma non è questo il punto. Mi accorgo che dopo la lettura, il fegato s’ingrossa, l’umore sprofonda sotto i piedi, mi sento disorientata e senza punti di riferimento.  Insomma, forse leggerli mi fa male alla salute ed io non posso permettermelo. E’ come se ogni giorno m’iniettassi una piccola dose di veleno…

Infatti la lettura subito dopo colazione non è consigliata, rovinerebbe tutta la giornata. Dopo pranzo, peggio ancora, bloccherebbe la digestione. Forse nel tardo pomeriggio, quando i telegiornali hanno già smentito molte notizie del giorno prima. Ma probabilmente il momento migliore è la sera, quando si possono saltare a piè pari tutte le pagine dedicate alla politica, ampiamente superate dalle mille dichiarazioni incrociate tra i vari personaggi in campo, ma anche quelle della cronaca, visto che basta accendere la Tv e farsi annientare dalla raffica di cronaca nera, rosa o bianca.

E allora, su quali pagine è meglio fermarsi un po’? Dunque, vediamo.
Salto gli impropreri di Beppe Grillo, con il suo linguaggio da carrettiere (“facce di m.”, pidocchi, zecche, ecc.), sorvolo sulle dichiarazioni di Berlusconi, che durano l’espace d’un matin (“Nelle mie liste non ci saranno magistrati”), guardo – ma solo un attimo! – la foto di Monti che promette di “ridurre le tasse di un punto”, mentre ne arrivano altre a vagonate, e poi…

E poi mi fermo: come faccio a non leggere le dolenti notizie sulla strage quotidiana delle donne? Violentate, ammazzate, sfregiate con l’acido, lapidate. Anche una bimba di soli 7 anni, ieri in India. O la notizia in taglio basso degli immigrati gettati in mare da scafisti senza scrupoli? Sto male, ma questa è una parte di realtà del mondo in cui vivo, non riesco ad ignorarla.

Meno male che sfogliando sfogliando, m’imbatto in articoli più piacevoli:
il segreto dell’intelligenza di Einstein era nel suo cervello piccolo ma pieno di curve (ohibò!), un’orchestra tutta Rom va in tour contro il razzismo (Evvai!), i bimbi di oggi continuano a scrivere tenere letterine a Babbo Natale (meno male)e poi ancora, l’Istituto dei Tumori di Bari, dove mi sto curando, finanzia 29 borse di studio per la ricerca.  Ora sì che mi sento meglio!

Chissà, forse non c’è un’ora più adatta di un’altra per tuffarmi nell’universo mondo, forse l’unica strada è selezionare le notizie, scartare quelle fatte di niente (“sono solo parole…”) e fermarmi lì dove la mia sensibilità di cittadina mi suggerisce di approfondire.
barchetta di giornale