Archivi del mese: maggio 2013

La grande bellezza

Da un po’ di tempo leggo le recensioni dei critici con una certa diffidenza. Troppe volte i film da loro magnificati non mi sono piaciuti, mentre quelli che hanno ferocemente criticato li ho trovati interessanti, talvolta anche belli.  Per questo ormai cerco di non farmi condizionare dalle loro osservazioni.

locandinaHo appena visto “La grande bellezza”, il film di Sorrentino che sta dividendo gli spettatori. Io sono tra quelli che l’hanno apprezzato.
Sono stata attratta dagli scenari che si aprono sin dall’inizio del film, mi hanno colpito alcune immagini fugaci (l’incontro improvviso con Fanny Ardant e il suo sguardo intenso, le suorine che ammiccano e scompaiono saltellando subito, le bambine bianco-vestite che sbirciano attraverso il cancello di un giardino, prima della comunione), mi hanno infastidito le scene chiassose di vacue feste cafonal dove ci si stordisce con la disco music e si copre il cinismo con la maschera dei sorrisi.

Ho visto un film che ti fa innamorare della luce incredibile del paesaggio romano. Ci sono dei difetti certo, è un film forse un po’ troppo sovrabbondante, a tratti poco coerente com’è oggi la realtà, ma è da vedere e ri-vedere, cercando di non rimanere in superficie. Al termine sono rimasta in sala fino all’ultimo fotogramma a guardare la lunga e lenta panoramica di Roma, i suoi colori e la sua magica “grande bellezza”, sottolineata dalla musica incantevole che ci fa lasciare il cinema in silenzio.

la grande bellezzaSorrentino, che non è Fellini, ci mostra la Roma di oggi, quella dei cardinali onnipresenti alle feste, quella volgare dei maghi del botulino, la Roma seducente ma disperata, decadente e senza più identità, la capitale che ammalia e nel contempo delude chi è in cerca di se stesso e si illude sul suo talento.

Io ho letto il film come un documento di ciò che siamo diventati, imbruttiti dal trash e dalle menzogne che ci raccontiamo, penso all’Italietta che trasmette in diretta scene (rubate) del matrimonio di una soubrette…
I personaggi del film scorrono come in un “blob”, gente annoiata che discute di cultura intrecciando parole vuote, trascinandosi da una festa all’altra, come fa il protagonista e tutta la schiera dei suoi amici e conoscenti, povere anime in pena di questa Roma (Italia) contemporanea, nel pieno della sua involuzione e del suo ripiegamento su se stessa.

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Donne in corsa contro la paura

Ieri pomeriggio ho costeggiato lentamente (ero in auto) il “villaggio della salute” allestito in centro dalla Fondazione Komen Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica alla prevenzione contro il tumore al seno. Ho visto gruppi di donne giovani e meno giovani che facevano gruppo, si spostavano da uno stand all’altro, sembravano forti e serene. Stamattina si sta svolgendo la settima edizione della piccola grande maratona rosa, la “Race for the cure”. Vedo già qualche immagine postata su Facebook, un cielo azzuro, palloncini rosa, tante tante donne!

Bari, Race for the cure

Bari, Race for the cure

Guardo un po’ da lontano questa splendida iniziativa che coinvolge sempre più persone e che aiuta le donne a sentirsi meno sole. Io però non riesco ad esserci, non riuscirei forse ad essere serena. “Prevenire è meglio che combattere contro il tempo” ha affermato Lino Banfi, ospite della manifestazione. Ha ragione, ma a me è successa una cosa diversa: mentre facevo prevenzione contro il tumore al seno, sottoponendomi periodicamente ai controlli, si è sviluppato – a mia insaputa – un altro terribile tumore, che silenzioso come un killer professionista mi ha invaso e che solo per un caso ho scoperto.

Non ci sono manifestazioni per il tumore al polmone, che ogni giorno di più colpisce anche le donne, anche quelle non fumatrici come me! Forse è per questo che oggi mi sento un po’ più sola, vorrei che si accendessero i riflettori anche su questo subdolo killer. Quando ancora insegnavo, cercavo di non fare terrorismo (agli adolescenti piacciono i divieti, che sembrano fatti apposta per essere infranti…), ma in maniera serena conversavo con ragazzi e ragazze sulle dipendenze, leggevamo testi e ne discutevamo, stimolavo riflessioni personali e collettive, provocavo domande sul desiderio di mostrarsi più grandi stringendo tra le mani una sigaretta o un bicchiere di vino.

Ripenso di tanto in tanto a quei momenti e spero di aver seminato qualcosa, un pizzico di consapevolezza in più. Ora invece per me è il momento di combattere contro il tempo e contro la paura, senza stand e senza corse…

Cara, dolce mamma… nostalgia di lei

“Ferma.
Immobile.
Per anni.
Chiusa in una stanza.
Non più
Primavere
Da guardare
Vita
Da sperimentare.
Solo buio.
E’ mia madre”.

L. Ravasi Bellocchio, DI MADRE IN FIGLIA, R. Cortina ed.

Rivelare i propri fantasmi… come si fa?

A volte è davvero arduo, quasi impossibile, rivelare ad una persona cara, che si prende cura di te, i pensieri terribili che tuo malgrado si sono insediati nella tua mente da quando hai scoperto la malattia, quei fantasmi che ti fanno paura anche se fai di tutto per ricacciarli indietro, per non tenerne conto e per non farti rovinare la vita.
Ma essi sono lì implacabili che agiscono, burlandosi di te che vuoi essere forte. Ti assalgono vigliaccamente quando per un motivo o per l’altro ti senti più fragile, ti salutano al risveglio anche in piena notte, fingono di scomparire per darti l’illusione di essertene liberata. E invece riemergono più spietati che mai! Basta un nonnulla, una sensazione di stanchezza prolungata o un dolore improvviso in un punto cruciale del tuo corpo ed eccoli lì, che ricompaiono e ti fulminano.

E’ davvero difficile conviverci, ma è ancora più difficile confessarli a chi già si sforza di tenere a bada le sue paure!