Stragi dei migranti: io non voglio e non posso dimenticare.

Quasi sempre le tragedie, anche le più grandi, col passare dei giorni scompaiono dai media. Ed anche dalla memoria individuale e collettiva. Forse soltanto chi rimane vicino ai luoghi e alle persone (o alle salme) non può dimenticare. Eppure, da quando sono avvenute le ultime stragi in mare (il 3 e l’11 ottobre scorso) a un passo dalle rive di Lampedusa, io non riesco a dimenticare.
421 (387 + 34) migranti morti annegati, 421 persone che hanno perso tragicamente la vita e persino il loro nome, la loro identità, solo salme composte in bare numerate che la minuscola isola di frontiera non può più ospitare, trasportate e sepolte altrove. Così tante che hanno riempito due navi da guerra!

ultimo viaggio (4)Sono anni che il Mediterraneo, il nostro antico mare, da sempre luogo di scambi tra i popoli, è diventato suo malgrado il cimitero di tanti uomini e donne (ma anche di tanti bambini e ragazzi), disperati alla ricerca di pace e di una vita senza fame.
Sull’onda dell’emozione, i politici in visita sull’isola avevano promesso funerali di Stato, annunciati ai sopravvissuti con parole roboanti e visi mesti di 
circostanza. E invece…
I migranti morti non hanno ricevuto nulla, nemmeno un funerale semplice, soltanto un rito-passerella ad Agrigento, la città del ministro dell’Interno (quello che continua ancora a difendere la legge Bossi-Fini), un corteo senza le bare, già sepolte in gran segreto, come fossero quelle di pericolosi terroristi: troppe bare, davvero troppe per mostrarle tutte assieme all’Italia, all’Europa e al mondo!

ultimo viaggio (3)Di fronte a tutto quello che sta succedendo, di fronte al sostegno che lo Stato italiano continua a dare alla dittatura eritrea, che sta compiendo un massacro del suo stesso popolo, io non mi sento più orgogliosa di essere italiana ed europea. Uno Stato – e una Comunità (sic!) – che non sanno trovare una strada per organizzare e gestire flussi di persone, costrette all’esodo dalle situazioni tragiche in cui vivono (e muoiono!) nei loro Paesi di provenienza.
Gli unici che si occupano di loro sono gli scafisti, la mafia dei trafficanti di persone, che guadagna fino a mezzo milione di euro in una notte, una rete 
che controlla le rotte che dai deserti africani conducono fino a noi, che facciamo finta di non sapere a quali violenze sistematiche sono sottoposte le donne e gli uomini che si rivolgono a loro, gli unici in grado di offrire a caro prezzo una via d’uscita dalla miseria più nera, dalle persecuzioni politiche che non danno tregua, dalle guerre civili che da anni ormai non fanno più notizia, Siria compresa. 

“Io non appartengo più” canta Roberto Vecchioni nel suo ultimo disco, “non mi riconosco più” nelle cose del mio tempo: ecco, mi sento proprio così anch’io, come se appartenessi ad un altro tempo. Ma non credo proprio che sia colpa dell’età.
Continuo a desiderare – come quando ero giovane – un mondo che la smetta di chiudere gli occhi, che si accorga dei popoli che soffrono prigionieri di fame e

dittature, che rinnovi profondamente gli organismi internazionali, che oggi drenano risorse preziose solo per il loro funzionamento.
Sogno un’Italia che si svegli dal torpore e dall’individualismo egoistico che la sta affondando, un’Italia che la smetta una buona volta di occuparsi del destino di qualcuno per volgere gli occhi e un po’ di attenzione concreta verso milioni di suoi cittadini precari (giovani e meno giovani), milioni di persone senza lavoro e senza futuro, un’Italia che affronti concretamente anche la questione migratoria (perché no?), capace di accogliere in modo civile gli esuli e i profughi, migranti in cerca di una vita migliore come noi lo eravamo ieri e come lo siamo nuovamente oggi, soprattutto al Sud!

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Una risposta a “Stragi dei migranti: io non voglio e non posso dimenticare.

  1. Per tacitare gli animi, organizziamo una bella fiaccolata….

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