Archivi del mese: dicembre 2013

Imparare a pretendere dalla realtà…

Leggo spesso le lettere che tanti inviano ai giornali, talvolta mi fermo su quelle parole e provo ad immaginare la vita di chi le scrive.
Questa che pubblico mi ha sicuramente colpito, ma mi piace molto di più il tono sommesso, discreto e coinvolto di Natalia Aspesi che le risponde con un incoraggiamento finale…

“Sono un’insegnante in pensione e il mio problema è il senso di inutilità e di vuoto. Non sposata e senza figli, non me ne lamento, visto che ero una perfezionista. “Chi troppo vuole nulla stringe” e una salute non perfetta sono state la causa della mia situazione attuale, compresa una famiglia di origine regolare ma problematica. Ho amato molto i miei genitori, mia sorella e mio fratello. I primi se lo meritavano, gli altri no! Hanno sempre e soltanto pensato a se stessi con atteggiamenti da vittime della vita.

Mi manca qualcuno a cui dire Buongiorno la mattina e Buonanotte la sera, qualcuno a cui raccontare di me e ascoltare di lei/lui. Le relazioni o sono troppo superficiali e deludenti, o non esistono. Faccio parte di associazioni culturali e vado a conferenze. Non faccio più volontariato per limitata autonomia di salute, ma l’ho fatto. Nella prospettiva di ancora vent’anni di vita, è il vuoto che mi spaventa. Come riempire questa mancanza di senso? E’ come se avessi sempre bisogni superiori a ciò che la realtà può darmi, e vivessi in apnea, come una pianta cui hanno tagliato le radici, non so dove abbeverarmi”.
Barbara – Brescia

La risposta di Natalia Aspesi
Il suo modo di raccontare il senso della solitudine è esemplare, nel senso che lei è riuscita a comunicarmi il vuoto in cui le sembra di vivere, a rendermi partecipe di questo suo vivere di cui non sente né il senso né lo scopo, né quei momenti di luce che ci illuminano quando parole e pensieri si intrecciano a quelli degli altri creando mutua comprensione, emozione, conforto, serenità.

Ho riflettuto sulla mia di solitudine, sul mio muovermi in una casa vuota, dove ogni oggetto nasceva dal desiderio e dal gusto e dal piacere di due persone, e adesso, soli anche loro, hanno perso ogni ragione di esserci, riconquistando la loro povertà di cose.
Però io non sono mai sola perché ho la grande fortuna di convivere con un lavoro che mi piace tanto, e soprattutto di sentirmi parte di una grande calda ragnatela di sentimenti, dubbi, dolori, felicità, attesa, delusioni, speranze, che tanta gente mi comunica scrivendo a questa rubrica. Anche la sua lettera, così bella e spietata, mi ha procurato commozione e vicinanza. Lei sa che non ho il potere di cambiare la sua vita, ma di ascoltarla sì, e capirla, e sentirla vicino.

Penso però che da quell’apnea bisogna uscire superando anche una forma di depressione e riacquistando la capacità di pretendere dalla realtà ciò che richiedono i suoi bisogni.

Il Venerdì di Repubblica, n. 1343

cuore

Annunci

Giorni di festa, di chiasso, di gente per le strade…

cosa ti mancaA me manca un po’ di silenzio, le musiche antiche del Natale di quando ero piccola, l’ansia della letterina sotto il piatto, i dolci che faceva mia madre, le battute ironiche sulla mezzanotte che puntualmente faceva mio padre, mi manca la salute di un tempo…

Dedicato ad Anna!

Che bella domenica ho trascorso ieri a Foggia! Voglio lasciarne traccia perchè ho riassaporato un calore familiare che mi ha fatto fare un balzo all’indietro, al tempo in cui ero una ragazzina che amava gironzolare in cucina, mentre mia madre era tutta intenta a preparare qualcosa di buono.

Più il tempo passa e più mi scopro sensibile alla dolcezza e alla passione di chi dedica una parte del proprio tempo per prepararti dei piatti antichi e gustosi, i sapori tipici del nostro territorio come le cicorielle selvatiche, deliziose se ammorbidite col purè di fave, o i troccoli foggiani conditi con il sugo delle seppie ripiene, un piatto che mio padre accoglieva sempre con un sorriso largo di pura beatitudine.

Cicorielle selvatiche

Cicorielle selvatiche

Ieri osservavo Anna, che dalla cucina portava in tavola questi cibi genuini e leggevo nei suoi movimenti e nello sguardo un’attenzione a tutti i particolari (la tavola apparecchiata sembrava un’armonia…), ci scrutava per scoprire il grado di gradimento di ciò che aveva preparato ed io mi sono accorta di non saper dire un granché, di fronte all’atmosfera che si era creata, al gusto unico di piatti sapientemente preparati, al piacere di essere tutti lì insieme, in famiglia, a condividere lo stesso cibo senza pensare a nulla.

Io, se devo essere sincera, guardando Anna rivedevo mia madre da giovane e mi sentivo così intimamente commossa da non riuscire a trovare le parole per dirglielo…  Dedico questo post a lei, che possiede questa antica sapienza culinaria!