Imparare a pretendere dalla realtà…

Leggo spesso le lettere che tanti inviano ai giornali, talvolta mi fermo su quelle parole e provo ad immaginare la vita di chi le scrive.
Questa che pubblico mi ha sicuramente colpito, ma mi piace molto di più il tono sommesso, discreto e coinvolto di Natalia Aspesi che le risponde con un incoraggiamento finale…

“Sono un’insegnante in pensione e il mio problema è il senso di inutilità e di vuoto. Non sposata e senza figli, non me ne lamento, visto che ero una perfezionista. “Chi troppo vuole nulla stringe” e una salute non perfetta sono state la causa della mia situazione attuale, compresa una famiglia di origine regolare ma problematica. Ho amato molto i miei genitori, mia sorella e mio fratello. I primi se lo meritavano, gli altri no! Hanno sempre e soltanto pensato a se stessi con atteggiamenti da vittime della vita.

Mi manca qualcuno a cui dire Buongiorno la mattina e Buonanotte la sera, qualcuno a cui raccontare di me e ascoltare di lei/lui. Le relazioni o sono troppo superficiali e deludenti, o non esistono. Faccio parte di associazioni culturali e vado a conferenze. Non faccio più volontariato per limitata autonomia di salute, ma l’ho fatto. Nella prospettiva di ancora vent’anni di vita, è il vuoto che mi spaventa. Come riempire questa mancanza di senso? E’ come se avessi sempre bisogni superiori a ciò che la realtà può darmi, e vivessi in apnea, come una pianta cui hanno tagliato le radici, non so dove abbeverarmi”.
Barbara – Brescia

La risposta di Natalia Aspesi
Il suo modo di raccontare il senso della solitudine è esemplare, nel senso che lei è riuscita a comunicarmi il vuoto in cui le sembra di vivere, a rendermi partecipe di questo suo vivere di cui non sente né il senso né lo scopo, né quei momenti di luce che ci illuminano quando parole e pensieri si intrecciano a quelli degli altri creando mutua comprensione, emozione, conforto, serenità.

Ho riflettuto sulla mia di solitudine, sul mio muovermi in una casa vuota, dove ogni oggetto nasceva dal desiderio e dal gusto e dal piacere di due persone, e adesso, soli anche loro, hanno perso ogni ragione di esserci, riconquistando la loro povertà di cose.
Però io non sono mai sola perché ho la grande fortuna di convivere con un lavoro che mi piace tanto, e soprattutto di sentirmi parte di una grande calda ragnatela di sentimenti, dubbi, dolori, felicità, attesa, delusioni, speranze, che tanta gente mi comunica scrivendo a questa rubrica. Anche la sua lettera, così bella e spietata, mi ha procurato commozione e vicinanza. Lei sa che non ho il potere di cambiare la sua vita, ma di ascoltarla sì, e capirla, e sentirla vicino.

Penso però che da quell’apnea bisogna uscire superando anche una forma di depressione e riacquistando la capacità di pretendere dalla realtà ciò che richiedono i suoi bisogni.

Il Venerdì di Repubblica, n. 1343

cuore

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9 risposte a “Imparare a pretendere dalla realtà…

  1. Dal vuoto si esce diluendolo nell’immensità della contemplazione… ma è una strada che quasi nessuno sa indicare. Auguri.

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  2. angela garofalo

    ANCH’IO SPESSO LEGGO LA RUBRICA del Venerdì … con la curiosità di quello che risponderà Natalia Aspesi … questa lettera mi ha molto rattristata … penso spesso alla solitudine degli altri … vicini e lontani

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  3. Cara Cristina, a volte si è soli anche in compagnia, ma la presenza di qualcuno/a con cui condividere un pezzo di vita è davvero vitale
    Ti abbraccio
    Mistral

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    • Io ho la fortuna di avere intorno a me persone care che mi sono vicine, soprattutto nei momenti più difficili. Ma penso spesso a chi non ha nessuno e mi dispiace non poter fare nulla, la salute non mi consente la libertà che vorrei…
      Ciao Mistral e grazie del tuo passaggio!

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  4. faccio parte di quel pezzo di mondo femminile che vive nella solitudine. una solitudine di sentimenti che diviene straziante. Esco, giro, parlo, fotografo….con un vuoto che mi porto addosso come una maglietta intima ormai troppo logorata e di tre taglie più piccola
    Marì

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