Archivi del mese: gennaio 2014

Genesi, una lettera d’amore

Dal 1° febbraio Venezia propone una mostra che vorrei tanto visitare, il progetto grandioso di Sebastião Salgado che attraverso le sue foto vuole mostrare “il piacere che si prova stando a contatto della bellezza della natura” invitandoci ad amarla e a salvaguardarla, cambiando i nostri comportamenti.

Genesis-Sebastiao Salgado

Si tratta di Genesi, “una lettera d’amore scritta alla terra con la macchina fotografica”. Ho dato uno sguardo alle foto maestose di certi paesaggi, sollecitata da un articolo di Repubblica, sono tutte foto in bianco e nero, che mi attira molto più del colore. Mi spinge infatti ad osservare meglio i particolari, forse perché l’immagine è più lontana dalla realtà.

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Ho letto l’intervista a quest’uomo quasi settantenne, un economista che è diventato un artista, con progetti che lo hanno visto in giro per il mondo come un nomade, sempre attento e partecipe delle realtà sociali e culturali in cui si trovava immerso con la sua inseparabile Lélia Wanick, sua moglie e compagna di vita, di affetti, di lotte, anche di esilio, compagna di progetti, di lavoro e di avventure.

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“Non volevo fotografare la natura – dice Salgado – come un antropologo o un reporter tradizionale. M’interessavano invece le emozioni e il piacere di un viaggio durato otto anni attraverso alcuni dei luoghi più belli e isolati del pianeta.
(…) Durante tutti questi anni, il vero viaggio è stato dentro me stesso. Per conoscere l’altro da sè occorre conoscere se stessi. (…) Nelle mie foto c’è tutta la mia vita, le mie idee, la mia etica.  (…) Davanti al dolore e alla sofferenza, mi è capitato spesso di non riuscire a fotografare, perché troppo scosso dalle emozioni. Mi sembrava più importante prendere in braccio un bambino morente e correre a cercare un medico. Altre volte di fronte alla violenza e all’umiliazione, mi sono vergognato di appartenere al genere umano e mi sono messo a piangere”.

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Si può diventare amici della propria malattia?

Mi ha colpito leggere che il grande Claudio Abbado avrebbe rivendicato “amicizia” con la sua malattia, che gli ha permesso di riscoprire legami e valori fondamentali della vita.

Ho pensato inevitabilmente alla mia esperienza di malattia, che per lungo tempo ho sentito nemica ed estranea al mio corpo, aggredito silenziosamente senza che io me ne accorgessi, tutta presa dal mio lavoro e dalla vita piena che ho vissuto fino a due anni fa. Ora essa è diventata parte di me, lentamente ho imparato ad accettarla, a scoprire non solo quanta sofferenza ti impone ma anche quante piccole gioie ti fa riscoprire, ho imparato a godere della bellezza della natura e del cielo che cambia ogni giorno, guardo le nuvole e viaggio mentalmente in un altrove, ho imparato a sentirmi grata verso chi mi vuol
bene e si prende cura di me.

Mi capita sempre più spesso di trascorrere lunghi momenti di riflessione  e talvolta in compagnia di un buon libro mi fermo a pensare e a guardare con piacere immagini e testi significativi per godere della loro bellezza. La malattia ha modificato profondamente il mio punto di vista sulla vita, è un’esperienza forte di cui cerco di far tesoro, è un dolore che sta dando nuova forma e spessore a questo mio tempo dilatato.

E’ come se avessi iniziato un nuovo viaggio dentro me stessa, salendo con fatica ma serenamente “quella scaletta che – come dice Terzani – conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola”.