Si può diventare amici della propria malattia?

Mi ha colpito leggere che il grande Claudio Abbado avrebbe rivendicato “amicizia” con la sua malattia, che gli ha permesso di riscoprire legami e valori fondamentali della vita.

Ho pensato inevitabilmente alla mia esperienza di malattia, che per lungo tempo ho sentito nemica ed estranea al mio corpo, aggredito silenziosamente senza che io me ne accorgessi, tutta presa dal mio lavoro e dalla vita piena che ho vissuto fino a due anni fa. Ora essa è diventata parte di me, lentamente ho imparato ad accettarla, a scoprire non solo quanta sofferenza ti impone ma anche quante piccole gioie ti fa riscoprire, ho imparato a godere della bellezza della natura e del cielo che cambia ogni giorno, guardo le nuvole e viaggio mentalmente in un altrove, ho imparato a sentirmi grata verso chi mi vuol
bene e si prende cura di me.

Mi capita sempre più spesso di trascorrere lunghi momenti di riflessione  e talvolta in compagnia di un buon libro mi fermo a pensare e a guardare con piacere immagini e testi significativi per godere della loro bellezza. La malattia ha modificato profondamente il mio punto di vista sulla vita, è un’esperienza forte di cui cerco di far tesoro, è un dolore che sta dando nuova forma e spessore a questo mio tempo dilatato.

E’ come se avessi iniziato un nuovo viaggio dentro me stessa, salendo con fatica ma serenamente “quella scaletta che – come dice Terzani – conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola”.

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10 risposte a “Si può diventare amici della propria malattia?

  1. Molto profondo e stimolante questo tuo post.In effetti,il dolore apre spazi a intime riflessioni,ponendosi dinanzi a realta’ che spesso,senza la sofferenza,non vediamo.Ti auguro tutto il bene del mondo,a presto Luca.

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  2. Mi è capitato più volte di pensare che,agendo la malattia ed interagendo con il nostro corpo,forse una maniera per relazionarsi ad essa potrebbe essere proprio “accoglierla”,diventarne in qualche modo (come tu scrivi) “amica”,accompagnarla per governarla,conoscerla,mediarne gli effetti..So bene che ,per chi non l’ha provata,può esserne un parlare “accademico”,ma forse,anche sotto il profilo culturale e non solo terapeutico affrontare un tema come questo ,non fuggirne,non subirne la paura rappresenta già una piccola vittoria. Grazie per offrircene l’opportunità con il tuo coraggio e la tua schiettezza. Un abbraccio e..spero a presto!!

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  3. Sono orgogliosa, Cristina,di avere un’ amica come te! Ti auguro di non lasciarti mai sopraffare da niente e di continuare ad essere combattiva,tanto da sconfiggere definitivamente la malattia.Un grosso bacio.

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    • Ho appena fatto una chemio e sono a terra (astenia, ecc.), ma è l’ultima e conto di riprendermi presto. Le cose non vanno poi tanto male, il fisico sta reagendo bene alle terapie. Spero di poter fare un bel viaggio appena mi sento bene. Grazie e a presto
      Cris

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  4. Ti ho trovato per caso grazie a una macchina da scrivere e ora leggo questo tuo toccante articolo.
    Spero tu abbia voglia di arrivare a leggere il libro che spero di veder stampato fra un mese circa.
    Lo stamperò a mie spese perché credo (e spero) possa essere utile a qualcuno.
    Se ne hai voglia vai a leggere:
    http://quarchedundepegi.wordpress.com/2014/02/15/conto-alla-rovescia-3/

    In ogni caso… complimenti! Continua così!

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  5. Trovarsi per caso, è il bello della rete, cerchi una cosa e ne scopri un’altra. A me capita spesso, anche se ci vuole un po’ di fiuto. Quando il tuo libro sarà pronto, fammelo sapere. Complimenti anche a te per questo tuo nuovo progetto!

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