Aspettando una legge che non arriva…

Era il 9 febbraio 2009, quando Eluana Englaro poté finalmente morire dopo 17 anni in stato vegetativo, una vicenda che ho seguito con grande partecipazione emotiva: un calvario straziante che ha segnato per sempre la vita dei suoi genitori, la mamma soprattutto. Il papà per fortuna ha ancora la forza di accogliere gli inviti delle associazioni e delle scuole e continua a girare l’Italia per raccontare e sensibilizzare soprattutto i più giovani.

Beppino Englaro e un ritratto di Eluana.

Beppino Englaro e un ritratto di Eluana.

La classe politica invece si dimostra sempre più inetta e non sa fare altro che riempire l’aria di parole. Non è stata in grado in cinque anni di decidere, di trovare soluzioni, di emanare una legge sul fine vita che eviti ad un cittadino di ricorrere alla magistratura per affermare i suoi diritti costituzionali.
Siamo un Paese che non sa affrontare i problemi per quello che sono” è la constatazione sconsolata di Beppino Englaro, il papà di Eluana, soprattutto per quel che riguarda “le questioni centrali per la vita dei cittadini, con soluzioni in tempi brevi, chiare e applicabili“. In questo caso, “dire no alle terapie e lasciare che la morte accada“.

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7 risposte a “Aspettando una legge che non arriva…

  1. Ti ho nominato per il Liebster Award. Troverai, nel caso volessi partecipare, il regolamento nel mio blog http://ladimoradelpensiero.wordpress.com . Carla

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  2. Eliana, Che tristezza! E che forza interiore suo padre!
    La nostra è una società piena di ipocrisia: nel privato si pensano o si fanno cose che pubblicamente non si avrebbe mai il coraggio di ammettere. Figuriamoci una legge sull’eutanasia o sulle coppie di fatto o sui gay…
    Ciao Cristina
    Andrea

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    • Hai ragione, Andrea, una società fatta di persone che si sentono sicure se si nascondono nella massa, nel gruppo, sicure se omologate. Smettono di pensare con la loro testa, soprattutto di guardarsi intorno in una realtà ricca di differenze. Ci vuole mente aperta per vederle e per accoglierle!
      Ciao e grazie del tuo passaggio
      Cristina

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  3. Terribile la storia di Eluana… Terribile come quella di moltissime altre persone!! Purtroppo ci sono malattie che portano solo ad uno stato di enorme sofferenza fine a se stessa, o incidenti che il fisico non riesce più a superare. Ma è vita, quella a cui sono condannate migliaia di persone?? Sembra che sia troppo difficile pensare alle loro sofferenze e a quelle dei famigliari… Sembra impossibile che siano orrori che possono capitare a chiunque… E nel nostro bel Paese, sembra troppo difficile prendere decisioni e assumersi responsabilità.

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    • Si ha paura di riconoscere, come prescrive la Costituzione, la volontà del cittadino, unico responsabile delle sue scelte di vita o di morte. E allora, regole su regole, discussioni piene di inutili parole. Se si attuasse in Italia una seria terapia del dolore, se si aprissero hospice per gli ammalati terminali, se il rispetto della vita – a parole – lo si attuasse fino in fondo, saremmo meno disorientati e confusi. Ma lo Stato ha altro a cui pensare e noi rimaniamo disperatamente soli, nel momento di fragilità massima!

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