Archivi del mese: dicembre 2014

Rintanata tra le pagine di un libro, al sicuro tra i neri caratteri stampati

Stoner è il titolo di un libro, che mi è piombato in dono da un mio amico amante della lettura di buoni libri. Chissà, forse in libreria non l’avrei notato o forse sì. L’ho iniziato al termine di una notte quasi insonne, alle cinque del mattino e ho continuato a leggerlo, senza pause, a tratti con la testa tra le mani, fino alla fine.

Stoner è un uomo che vive una vita qualunque, quasi banale come sono un po’ le nostre vite, “una vita che sembra essere assai piatta e desolata”, come ci suggerisce Peter Cameron nella sua bella postfazione. Una trama che non attirerebbe nessuno. Ma la scrittura di John Williams rende unico questo personaggio, la sua vita “una storia appassionante, profonda e straziante”.
Mi sono ritrovata a volergli bene, a seguirlo passo passo nei suoi tentativi e negli errori madornali che compie, accorgendosene quasi subito dopo.

libri

 

Mi sono rintanata tra le pagine di questo libro come in un rifugio, Stoner mi ha portata lontana da me, in un altro mondo davvero. Ed è questo di cui ho bisogno ora, di leggere storie che non mi lascino il tempo di pensare troppo o forse no, forse ho bisogno di libri come Stoner che mi aiutino ad accettare i miei pensieri.

Libri come amici presso cui rifugiarsi, a cui aggrapparsi in un momento complicato da vivere, libri come Piangi pure di Lidia Ravera, una storia delicata e struggente, a tratti divertente, una storia d’amore tra due vecchi che non vogliono rinunciare a vivere il loro ultimo tratto.
Iris è una donna di 79 anni, che “custodisce, dentro di sé, una donna molto
più giovane di lei” come le dice C., lo psicoterapeuta che incontra al bar ogni giorno alla stessa ora per un caffè o per un Pernod e che – giorno dopo giorno – diventerà un amico prima, un amore più tardi, quando ormai la malattia di lui sta per strapparlo al mondo. La loro è una storia piena di vita, che non si lascia ingabbiare nei luoghi comuni e negli stereotipi di cui siamo spesso prigionieri.

Due libri che mi hanno aiutato a trascorrere il difficile tempo delle feste natalizie, che mi hanno reso un po’ più sopportabile la tristezza e il senso di solitudine, che le ultime parole del mio oncologo mi hanno provocato. Ed ora mi butto a capofitto tra le parole di un librone di quasi 900 pagine: Il cardelllino di Donna Tartt.

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Alla scoperta del silenzio nascosto

silenzio - copertinaIl suo titolo “Silenzio” (una parola controtempo) e il verde della copertina mi hanno fatto scegliere d’istinto questo volumetto, un libro, “più da ascoltare che da leggere. Nel silenzio”, come suggerisce Mario Brunello, grande violoncellista, all’inizio delle sue riflessioni sull’elogio del silenzio, che sembra quasi cancellato dal nostro tempo.
Forse per questo ho letto queste pagine, ascoltando l’eco delle parole dentro di me, rivivendo momenti di vita, come quando nello spazio aperto del Wadi Rum, il deserto giordano, ho sentito il silenzio della natura, dove “al cospetto di così ampi orizzonti, scrive Brunello, solo il silenzio offre un appiglio per non perdersi”.

Mario Brunello che suona il suo violoncello tra le cime dolomitiche.

Mario Brunello che suona il suo violoncello tra le cime dolomitiche.

Il libro è suddiviso come una Sonata in quattro movimenti:
I. Sonata. Il silenzio nella musica degli uomini; II. Lied. Il silenzio nella musica della natura; III. Scherzo. Il silenzio nella musica delle cose; IV. Finale: Tema e Variazioni. Il silenzio nella musica dei sensi.
E conclude inaspettatamente con un Bis. In favore del rumore.

Sorprendente la sua conclusione: “Amo la musica, mi piacciono i rumori, adoro il silenzio”.
Lasciamo parlare – egli dice – i rumori che sono vita, quei rumori che ci comunicano significati. Il rumore che diventa “suono” quando è un qualcosa a cui si dà un valore, come quando meccanici e piloti ascoltano il rumore assordante di una Ferrari in pista o il martello nell’officina di un fabbro che fa rumore e diventa il suono che fa “cantare” il ferro.
La “musica di sottofondo” invece è una nemica per Brunello, che odia questa “salsa indistinta che omologa tutti i gusti”, che confonde le differenze, presente ovunque…

brunello in un bosco

Ci sono pagine che non dimenticherò, come quelle in cui parla della montagna, “una massa silenziosa, una buca scavata all’incontrario nel cielo” o quella in cui parla del ragno che “in un silenzio apparente costruisce la sua ragnatela, una geometria che lo fa sopravvivere.
Più poeticamente, ricamare lo spazio”.

Indimenticabili le pagine che parlano del silenzio nella musica delle “cose”, da intuire e percepire per cogliere il senso del perché esistono.
Lo specchio, per esempio, è magico perché “il silenzio dell’immagine riflessa è totale, anche se solo noi, con la nostra presenza, con l’uso degli occhi, gli diamo un senso”. Ma anche la penna è un’altra di quelle innumerevoli “cose” silenti o un muro, come quello di Berlino o di ciò che oggi ne resta, un muro che “è stato pensato come un silenzio continuo, senza pause e respiri, simbolo di un’autorità che non sente né domande né risposte, solo un sordo silenzio”.