Alla scoperta del silenzio nascosto

silenzio - copertinaIl suo titolo “Silenzio” (una parola controtempo) e il verde della copertina mi hanno fatto scegliere d’istinto questo volumetto, un libro, “più da ascoltare che da leggere. Nel silenzio”, come suggerisce Mario Brunello, grande violoncellista, all’inizio delle sue riflessioni sull’elogio del silenzio, che sembra quasi cancellato dal nostro tempo.
Forse per questo ho letto queste pagine, ascoltando l’eco delle parole dentro di me, rivivendo momenti di vita, come quando nello spazio aperto del Wadi Rum, il deserto giordano, ho sentito il silenzio della natura, dove “al cospetto di così ampi orizzonti, scrive Brunello, solo il silenzio offre un appiglio per non perdersi”.

Mario Brunello che suona il suo violoncello tra le cime dolomitiche.

Mario Brunello che suona il suo violoncello tra le cime dolomitiche.

Il libro è suddiviso come una Sonata in quattro movimenti:
I. Sonata. Il silenzio nella musica degli uomini; II. Lied. Il silenzio nella musica della natura; III. Scherzo. Il silenzio nella musica delle cose; IV. Finale: Tema e Variazioni. Il silenzio nella musica dei sensi.
E conclude inaspettatamente con un Bis. In favore del rumore.

Sorprendente la sua conclusione: “Amo la musica, mi piacciono i rumori, adoro il silenzio”.
Lasciamo parlare – egli dice – i rumori che sono vita, quei rumori che ci comunicano significati. Il rumore che diventa “suono” quando è un qualcosa a cui si dà un valore, come quando meccanici e piloti ascoltano il rumore assordante di una Ferrari in pista o il martello nell’officina di un fabbro che fa rumore e diventa il suono che fa “cantare” il ferro.
La “musica di sottofondo” invece è una nemica per Brunello, che odia questa “salsa indistinta che omologa tutti i gusti”, che confonde le differenze, presente ovunque…

brunello in un bosco

Ci sono pagine che non dimenticherò, come quelle in cui parla della montagna, “una massa silenziosa, una buca scavata all’incontrario nel cielo” o quella in cui parla del ragno che “in un silenzio apparente costruisce la sua ragnatela, una geometria che lo fa sopravvivere.
Più poeticamente, ricamare lo spazio”.

Indimenticabili le pagine che parlano del silenzio nella musica delle “cose”, da intuire e percepire per cogliere il senso del perché esistono.
Lo specchio, per esempio, è magico perché “il silenzio dell’immagine riflessa è totale, anche se solo noi, con la nostra presenza, con l’uso degli occhi, gli diamo un senso”. Ma anche la penna è un’altra di quelle innumerevoli “cose” silenti o un muro, come quello di Berlino o di ciò che oggi ne resta, un muro che “è stato pensato come un silenzio continuo, senza pause e respiri, simbolo di un’autorità che non sente né domande né risposte, solo un sordo silenzio”.

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Una risposta a “Alla scoperta del silenzio nascosto

  1. Quanto mi fa rabbia il non poter più ascoltare la grande musica del silenzio che mi portava negli sconfinati spazi della fantasia per colpa dell’acufene che momento dopo momento mi porta a desiderare persino la solitudine

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