Archivi del mese: marzo 2015

Le nude pareti delle sale d’attesa degli ospedali

Chi si sottopone a frequenti visite mediche in ambito ospedaliero sa bene che deve fare i conti anche con lunghe attese in sale d’aspetto o corridoi, dove trascorre quel tempo sospeso, tra mille pensieri e stati d’animo, osservando gli altri pazienti o giocando con uno smartphone. Non parliamo poi delle camere di degenza…

Franco Fontana - Puglia 1987

Franco Fontana – Puglia 1987

Io sempre più spesso mi guardo intorno per vedere se l’ambiente è pulito e tenuto bene, fisso uno per uno gli arredi scelti, le sedie o le panche su cui sediamo (sono sempre comode?!?), i colori delle pareti, lo stile dei cartellini sulle porte degli studi medici, ecc. Quasi sempre, anche nei padiglioni più recenti, le pareti delle sale d’attesa sono desolatamente nude, al massimo troneggia un’icona religiosa (al sud stravincono padre Pio e la madonna). Quando si deve attrezzare un ospedale si pensa giustamente agli arredi indispensabili, dalle barelle ai letti alle poltrone, dai carrelli alle piantane portaflebo, dalle postazioni per uffici fino ai set da giardino.

Marc Chagall - coppia  azzurra

Marc Chagall – coppia azzurra

Ma quando mi trovo a trascorrere lunghi, lunghissimi minuti (talvolta ore, come ieri) seduta su una sedia metallica in paziente attesa di un controllo o di un colloquio, mi piacerebbe tanto avere lungo la traiettoria del mio sguardo qualche bella immagine di qualità che mi distragga, che riesca a portar via da lì almeno la mia mente: ritratti di persone (bimbi o adulti), immagini artistiche non banali o paesaggi particolarmente suggestivi. A chi tocca pensare a questo aspetto estetico (forse marginale), ma che aiuterebbe molto le schiere dei pazienti nelle tante sale d’attesa degli ospedali o quelle in cui io e tanti altri viviamo ore ed ore durante le sedute di chemioterapia?

Denis Hopper - Rooms by the Sea

Denis Hopper – Rooms by the Sea

Soltanto io avverto questa esigenza? Gli sguardi di tante persone sono spesso fissi nel vuoto o chiusi in se stessi, forse piacerebbe anche a loro volare sulla scia di un dipinto di Chagall o perdersi nell’atmosfera apparentemente immobile dei paesaggi di Hopper. Chissà!

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Alzate quella testa!

Un bellissimo post dal blog di Andrea che si guarda intorno e scopre sempre più persone isolate con i loro smartphone…  Per strada, al ristorante, nei giardini, sull’autobus, ovunque!
Un post che ci invita a fare cose, a guardarci intorno, a relazionarci con gli altri, a vivere immersi nella realtà (quella vera, non quella virtuale). E se ci riesce, anche di fare qualcosa per gli altri!

Pensieri sotto la neve

Una mamma spinge un passeggino e intanto manda un messaggio via whatsapp, poi fa una foto al suo bambino, la posta su Facebook e mette dodici like di fila sui post delle sue amiche. Un signore elegante che porta il suo cane a passeggio incontra un altro signore con cane: i due animali scodinzolano e si annusano reciprocamente mentre i signori rispettosamente si ignorano e guardano gli schermi colorati dei loro telefonini. Una fila di ragazzi, seduti uno di fianco all’altro sui gradini di una chiesa, stanno a testa bassa ipnotizzati mentre giocano ad Angry Birds e ascoltano musica. All’interno di un pub un gruppo di amici non più giovanissimi siedono davanti a una birra ma non parlano tra di loro: picchiano vorticosamente le dita sui loro schermi touch, mente a un altro tavolo delle studentesse si fanno un selfie e lo postano immediatamente chissà dove.

Mi sembra di vivere in…

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