Aprire una libreria, il sogno di Gabriella

insegna libreriaIl quotidiano di ieri mattina riportava la notizia di un nuovo corso di formazione per giovani librai della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri a Venezia. Leggevo l’articolo e pensavo a te, Gabriella. Quante volte ne hai parlato e ti sei informata dei loro corsi che avevi in mente di frequentare.

Perchè era questo il tuo sogno: aprire una tua libreria indipendente, stare in mezzo ai libri e avere il piacere non solo di conoscerli, ma di consigliarli.

Ti vedevi come una libraia appassionata e competente, aperta al futuro, ma senza dimenticare la bella atmosfera delle librerie di un tempo: un ambiente tranquillo e non troppo pieno di offerte, per non disorientare il cliente, un ambiente che favorisse il contatto umano e uno scambio tra libraio e lettore, che uscendo potesse sentire il desiderio di ritornare.

interno piccola libreria

 

Ricordi? Parlavamo delle vetrine, dei cataloghi (dei libri che non muoiono) e del mestiere del libraio, “fondamentale – dice Donato Carrisi, uno scrittore – perchè si prende la responsabilità e il rischio di consigliare al lettore una parte del mistero che avvolge ogni libro e su cui lo invita a investire il suo tempo.”

libri in bluGabriella era una vera lettrice, una lettrice forte che sognava di proporre ai suoi lettori-clienti i libri che amava e magari accettare da loro anche dei consigli di letture interessanti; criticavamo insieme le vetrine confuse di qualche libreria cittadina per l’accozzaglia di proposte disomogenee, libri messi lì a caso, alla rinfusa, un libro di cucina vicino ad un romanzo e a un libro di storia.
Ed io un giorno le raccontai le vetrine di alcune librerie parigine…

Mentre parlavamo tra noi di tutto questo, mi piaceva ascoltare le sue idee nuove per gli incontri in libreria; prendeva parte a molti di essi e mi diceva talvolta che erano stati noiosi, troppo seriosi e un po’ tristi, che gli interventi di alcuni presenti (spesso sempre gli stessi) erano un fiume di parole che metteva a tacere l’autore!
Come se la sua libreria esistesse già, si sforzava di pensare a nuovi modi per comunicare la bellezza o la profondità di un libro, l’interesse per la sua storia e per lo stile della scrittura.
comunità di lettoriPer formare una comunità di lettori, magari riuniti in rete da una mailing list (questa era una mia idea) a cui inviare periodicamente informazioni, suggerimenti, articoli e link interessanti.

Sapeva bene che il libraio oggi è un mestiere in continuo mutamento.
Ne parlava con me ammettendo di sentirsi inadeguata in campo tecnologico e voleva colmare questa carenza, tanto che aveva iniziato ad usare il Pc e a frequentare Facebook, anche perchè vedeva che molte realtà dialogano con i loro lettori per informarli delle iniziative attraverso i social network.

Era il suo progetto di vita, ma rimaneva con i piedi per terra, sapeva che se in Italia si legge poco, al Sud la situazione è a dir poco disastrosa e le sembrava una sfida troppo difficile da intraprendere da sola. Valutavamo le strade e i quartieri della nostra città, chiedendoci dove trovare il locale giusto per realizzare questo suo lungo sogno e in tanti momenti la vedevo scoraggiata.

chiusura libreria

 

Sai Gabriella, non avevi tutti i torti, poichè negli anni tante piccole librerie si sono chiuse, mentre avanza sia pur lentamente l’e-book e l’e-commerce.

Ma – e questo lo aggiungo io oggi che purtroppo lei non c’è più – i librai indipendenti più bravi ed appassionati al loro lavoro stanno esprimendo tutta la loro creatività per mantenere e possibilmente allargare il loro spazio e contrastare l’avanzata dei colossi mondiali.
Mi piace citare l’iniziativa recente di un gruppo di librerie indipendenti italiane che ha lanciato un nuovo hashtag, #altrocheamazon chiedendo di segnalare tutto ciò che i lettori possono trovare da loro (un sorriso, un consiglio, la competenza, gli incontri con gli autori…) e non nei negozi online, che cosa cioè le rende diverse e decisamente migliori.

Se tu fossi ancora qui, ti farei leggere ciò che ha raccontato Carrisi al termine del suo articolo: “Ho conosciuto a New York il libraio che tenne aperto il suo negozio nella sera dell’11 settembre. Era l’unico in quella notte orrenda, diffondeva musica di Mozart e dava caffè a chi lo volesse. Con quel gesto ha offerto un rifugio contro la paura e questo, in fondo, è quello che può accadere a chiunque quando apre un libro dopo una giornata triste, in cui magari è crollato un grattacielo personale”.

libreria

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11 risposte a “Aprire una libreria, il sogno di Gabriella

  1. Ho rivisto recentemente “C’è posta per te” con Tom Hanks e Meg Ryan e mi è piaciuto moltissimo. Ormai il film ha quasi 18 anni e fa un certo non so che vedere i protagonisti che si scambiano mail, dopo essersi conosciuti online chissà dove. E’ un’incredibile anticipazione del mondo dei social network che di lì a poco sarebbe esploso.
    Nel film si vede proprio ciò che descrivi nel tuo post: questa figura quasi antica del libraio, un ruolo che sta scomparendo e non solo per colpa di Amazon, ma anche di tutte le catene e i centri commerciali che si diffondono ovunque.
    Inorridisco al solo pensiero che l’e-book possa sostituire il caro vecchio libro di carta. Io per lavoro e nella vita di tutti i giorni ho eliminato completamente la carta e uso solo PC, notebook, tablet e cellulare, persino per la nota della spesa e per gli appunti che prendo al volo in ogni occasione. Ma i libri no, quelli li voglio rigorosamente di carta. Perchè un libro è un po’ come un amico, lo voglio leggere, ne voglio sottolineare i tratti salienti e poi lo voglio mettere in libreria e ogni tanto andarlo a riprendere in mano, sfogliarlo, accarezzarlo. W i libri e W i librai!

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    • Sai, ho appena letto ieri sul Corsera di venerdí scorso che si profila una piccola (per ora) inversione di tendenza, “Il mercato dei libri torna positivo – E la carta si prende la rivincita”. Certo sono soltanto piccoli segnali, dice l’articolo, ma fanno ben sperare, anche perché nello scorso anno è successa la stessa cosa negli Stati Uniti. Io per prima, come te e tanti altri, ormai uso smartphone, tablet e quant’altro, ma non rinuncerei mai al libro vero e proprio, con la sua copertina, con i miei ex-libris che lo personalizzano, le pagine da sfogliare, da sottolineare, da riprendere tra le mani dopo un po’ di tempo e ritrovare parole e frasi, accantonate tempo prima nella memoria. Ho scaricato degli ebook, ma li ho in riserva quando sono fuori casa (anche per terapie lunghe) e mi fanno comodo, se ho voglia di leggere qualcosa. Non voglio portarmi il libro che sto leggendo, perchè voglio creare un distacco da tutto il resto della mia vita, quando mi trovo in ospedale con le flebo. Voglio considerarla una parentesi. Siamo dunque in sintonia mi pare, come lo ero anche su questo piano con mia sorella Gabriella: nella sua biblioteca personale ci sono libri particolari ed io oggi di tanto in tanto ne prendo qualcuno e mi piace vedere le sue sottolineature, su quali punti si era fermata a riflettere e continuo cosí il mio dialogo interiore con lei.
      Ciao e W i libri!

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  2. Bellissimo articolo. Complimenti.

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  3. Le parole volano al primo leggero vento, i libri restano e sono lì a ripeterci che la storia dell’uomo è conosciuta e riconosciuta perchè le parole scritte hanno sfidato il logorio degli avvenimenti e ci aiutano a capire la direzione del futuro. Ecco una libreria è la casa del futuro perchè ha nei suo scaffali le sue premesse e per noi è dolce naufragar nei suoi ripiani.

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  4. Bellissima questa idea di libreria. Come stai carissima? Ho letto i tuoi ultimi post…dai tieni duro (so benissimo che sono parole inutili e ovvie e che non è assolutamente facile, anzi), ti abbraccio

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    • Elena cara, le tue stole non sono mai inutili. E mi danno forza.
      Tra l’altro sta funzionando (per ora) la terapia sperimentale immunoterapica che ho iniziato a novembre, quindi evidentemente il mio corpo (il suo sistema immunitario) reagisce bene. È la morte di Gabriella, mia sorella, che mi fa soffrire molto, ci penso sempre e mi manca ogni giorno di più.
      Grazie del tuo passaggio e un abbraccio – Cristina

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  5. Pingback: Intervista a un giovane libraio | LE PAROLE PER DIRLO

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