Archivi del mese: febbraio 2018

Il Narcisismo Digitale

Guardando alcune pagine Facebook – in ambito sanitario – di reparti e di primari, riflettevo sul narcisismo e sull’enfasi, sulla propaganda che si autopromuove e di quanto possa diventare pericoloso per chi si lascia irretire da post mirabolanti, senza cercare la sostanza e la realtà dei fatti e dei comportamenti.
Mi sembra quindi molto appropriata la conclusione di questa riflessione sul narcisismo digitale, affidata alle parole lapidarie del Dalai Lama, “Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza“.

Psiche Nessuno e Centomila

Psiche Nessuno e Centomila

Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi. Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Quando cioè si traduce in un modo ego-riferito di stare al mondo, strettamente legato ad un vissuto di superiorità e al bisogno di ottenere riscontro e gratificazione da parte di un pubblico plaudente. L’Io allora diviene il prevalente o unico oggetto di investimento libidico e la relazione con l’altro viene relegata sullo sfondo a vantaggio dell’affermazione di Sé. Si tratta di un’alterazione del rapporto Io/Altro. Il narcisista patologico è bulimico di approvazione

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A caccia di voti nel “mercato elettorale della paura”

Sto evitando di parlare della campagna elettorale in corso, ma credo che la tentata strage del raid razzista del 3 febbraio scorso a Macerata, in cui un ex candidato della Lega al consiglio comunale di Corridonia ha sparato nel centro città ferendo almeno sei cittadini stranieri, mi obblighi ad esprimere qualche riflessione. Ho seguito in silenzio finora la giostra delle pluricandidature, i conflitti interni ai partiti, la valanga di promesse ridicole, la povertà e le sgrammaticature del linguaggio, ma sento che il mio silenzio non può durare fino alla data vicinissima delle prossime elezioni.

La strage infatti è piombata come una bomba “intelligente” sul dibattito politico, inizialmente costruito intorno ai vecchi ritornelli della riduzione delle tasse (ma di corruzione diffusa ed evasione fiscale non si parla molto….),  dell’occupazione che un giorno scende e l’altro sale, sul debito pubblico che ci strozza, ecc.
Immediatamente tutti (o quasi) i leader politici si sono espressi sui temi dell’immigrazione, su cui è sin troppo facile buttarsi con toni virulenti e senza esclusione di colpi, senza preoccuparsi di innalzare sempre di più il livello di imbarbarimento, per confondere le acque, impaurire e polarizzare una buona parte dell’elettorato. Quello più fragile e quindi più facilmente suggestionabile, perché più povero di risorse materiali e culturali, quello che nelle periferie delle grandi città subisce ogni giorno pugni in faccia o nello stomaco, per soprusi e angherie di vario genere e che non sa più a che santo votarsi… Oppure l’elettorato di quelle piccole comunità sparse nella nostra penisola, spaventato dall’arrivo dei migranti nei loro minuscoli comuni, anche perché la gestione complessiva dell’accoglienza di questa massa di persone in fuga non è mai stata affrontata con razionalità e solidarietà (che non sono antitetici), con lucidità, serietà e soprattutto onestà politica.

E allora ecco uno dei più vecchi leader in circolazione chiamare noi cittadini alla “delazione” per denunciare gli immigrati irregolari, magari anche la badante di nostra madre anziana e non autosufficiente!
Io che ho insegnato storia per anni non posso fare a meno di ricordare quando, durante il periodo fascista in Italia, parlavano anche i muri tanto che all’improvviso piombavano in casa gli sgherri del regime per prelevare con prepotenza e senza spiegazioni chi si era macchiato della colpa di ragionare ed esprimere (in casa propria!) posizioni diverse da quelle imposte dai tempi.

Assistiamo poi alla recita di un duo che rappresenta in tutte le salse il binomio immigrazione-delinquenza, invocando e promettendo rimpatri di massa (per portarli dove?) come se l’operazione fosse veramente possibile e sostenibile, tanto noi cittadini (e noi del sud in particolare, purtroppo!) non leggiamo abbastanza né giornali né libri, non conosciamo i dati (quelli seri e reali) e ci fa comodo fingere di dimenticare la potenza di fuoco della criminalità di casa nostra!
La strage del fascio-leghista di Macerata insegna come le campagne di odio verso intere categorie e singole persone (sto pensando in questo momento a Laura Boldrini, non a caso una donna che fa politica e ha raggiunto posizioni apicali) producano i loro frutti avvelenati.

Proviamo invece un po’ a guardare con la lente di ingrandimento le liste dei partiti e scopriremo disseminati qui e là i nomi di persone davvero imbarazzanti, tra quelle già condannate e altre ancora sotto processo, gente con gravi problemi giudiziari che la politica ha scelto e che entrerà nel parlamento della nostra Repubblica, grazie a questa legge elettorale.

Il mio stato d’animo fa la spola tra sconforto, indignazione e rabbia di fronte ad una campagna elettorale che come tante altre volte sembra una gara al ribasso, con tutte le conseguenze non facilmente immaginabili, almeno per noi comuni mortali, che non conosciamo bene gli accordi stipulati dentro le segrete stanze, quelle in cui si sta giocando una partita a scacchi che non avrà sicuramente dei vincitori, lasciando sul campo soltanto cumuli di macerie. Tanto poi si dovrà comunque trovare un accordo anche tra opposti schieramenti (la vicina Germania insegna) per dare un governo a questo povero Paese.

Per questo mi sto difendendo dalla diffusione delle bufale, dal rumore assordante di chiacchiere, urla, insulti, slogan e povertà di contenuti, continuando a coltivare me stessa, per non perdere ciò a cui sono più legata: la mia umanità e la sensibilità verso le sorti non solo del mio orticello privato, ma per quello molto più ampio – anche geograficamente parlando – del resto del mondo, vicino e lontano. E soprattutto l’interesse per i problemi reali come la cronica mancanza di manutenzione delle infrastrutture con i treni che deragliano o i ponti che crollano, la pericolosità della micro e macrocriminalità, compresa quella dei colletti bianchi al Sud come al Nord, le diverse dipendenze che travolgono tante giovani vite sempre più precarie, il totale disinteresse per le generazioni giovanili considerate come figurine, la progressiva disaffezione non solo verso la politica (un fenomeno diffuso ad ogni latitudine) ma verso le stesse sorti della democrazia.

La maggioranza delle persone è passiva, sembra rassegnata, non reagisce più (a parte i mugugni) e non ha più la forza di organizzarsi.
“Ma è così, scrive Federico Rampini su un vecchio numero di D – la Repubblica del 21 ottobre scorso, che si suicidano le democrazie: scivolando lentamente verso la convinzione che noi non contiamo più nulla, che le maggioranze devono sempre subire e pagare per pochi, che le domande scomode le dobbiamo ingoiare in silenzio”.
Il titolo del suo intervento? “Stiamo diventando maggioranza oppressa?”
E non parla soltanto dell’America di Trump!