Archivi del mese: aprile 2018

La paura

… perché soltanto se sai cos’è la paura, capisci quanto è bello vivere!

Vincenza63's Blog

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La paura ha tante facce, molte ombre, innumerevoli buchi, procura ferite, spinge ad agire come anche a fuggire. Quanto altro ancora?

Qui quelle identificate, intuite, respirate, assorbite, espulse in vita mia. Fino a questo momento.

Paura…

di ammalarmi
di soffrire
di pensare prima di morire
di perdere chi amo
di ferire e restare ferita
di dire la verità su di me
di parlare con me stessa
di staccarmi da ogni certezza
di lasciare le cose come stanno
di cambiare le cose a modo mio

di essere infelice
di godermi le tante felicità
di essere toccata da uno sconosciuto
di seguire l’istinto di femmina
di essere la donna di chi mi attrae
di chiedere troppo
di non ricevere
di essere madre
di aspettare
di non avere tempo

di capire
di essere consapevole
di esserci
di invadere
di disperarmi
di ballare
di cantare
di urlare
di tacere
di sognare

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In attesa di un governo che governi…

Lancio una domanda in aria, nell’universo ristretto della nostra piccola Italia: le consultazioni politiche che ogni giorno, o quasi, vediamo attraverso gli schermi televisivi, le processioni dei leader e dei loro accompagnatori, le facce e le smorfie, i giornalisti che non sanno più a che santo votarsi per confezionare uno straccio di notizia e un servizio degno di questo nome, sono uno spettacolo comico o tragico? È una commedia a beneficio di noi cittadini o una tragedia per chi attende risposte al malessere della sua vita quotidiana e alle difficoltà che si accumulano senza una via di uscita?

Sto provando di tanto in tanto a sorbirmi questa visione, vecchia e stantia, sempre la stessa, ad ascoltare i noiosissimi comunicati preconfezionati, scritti in politichese stando attenti alle virgole e ai punti e virgola, osservo disincantata le uscite da quella porta (quella del presidente della repubblica) e penso che mi piacerebbe avere una sfera di cristallo per leggere il nostro prossimo futuro. Purtroppo così non è e quindi anch’io come tutti aspetto di capire in che modo e tra chi avverranno le alleanze (che qualcuno chiama “contratto”), su quali punti riusciranno a conciliare le opposte visioni o se getteranno la spugna per arrivare a una “soluzione istituzionale” (la chiamano così) che trovi spazio per tutte le formazioni politiche di ogni colore e portarci non so dove…

Sapevamo tutti che la legge elettorale avrebbe prodotto questo risultato, purtuttavia è stata confezionata e approvata ed ora eccoci tutti qui a vedere come si riuscirà a districare la matassa. M sorge infatti una seconda domanda: come riusciranno a rispondere al desiderio di cambiamento espresso dalla maggioranza dell’elettorato?

Io sono abbastanza in là con gli anni per sperare in un cambiamento reale, non ci credo molto infatti, anche perché penso che siamo noi cittadini (soprattutto i più giovani) che dovremmo forse fare un salto di qualità, iniziando per esempio a leggere di più, a rispettare maggiormente le regole e i beni comuni, a non credere alle promesse mirabolanti dei pifferai di turno, ad avere spirito di iniziativa e a rimboccarci le maniche nelle situazioni che richiedono la nostra collaborazione (compresi tanti genitori verso gli insegnanti dei loro figli), a votare con maggiore lucidità (nonostante le leggi elettorali pasticciate e dichiarate incostituzionali, ma ovviamente ad elezioni già avvenute), ad esprimere e a premiare (non soltanto in politica ma nei diversi settori della vita) i talenti che invece ostacoliamo e facciamo fuggire oltreconfine. Spesso per sempre!

Perché l’Italia, dal sud fino al nord, sia pure a macchia di leopardo, continua a privilegiare i figli di papà, le cordate e le lobbies che hanno in mano settori-chiave dell’economia, della finanza, delle infrastrutture e dei servizi, le mafie camuffate e mascherate che si infiltrano nei gangli vitali dell’organismo pubblico e privato, inquinandolo a danno degli onesti e di chi – obtorto collo – paga le tasse allo Stato, fino all’ultimo centesimo.

Forse oggi sono particolarmente pessimista e vedo il bicchiere mezzo vuoto, anche se so che milioni di persone sono ogni giorno impegnate a svolgere bene il loro dovere, a dare una mano nei diversi settori del volontariato e a far marciare l’Italia, facendo sacrifici per sé e per i loro figli e nipoti, ma non riesco ad avere molta fiducia nei leader della politica nostrana ed europea (tralascio il resto del mondo che non sta meglio di noi, almeno in questo periodo…) e in coloro che guidano i settori più delicati del funzionamento della macchina statale. Attendo con ansia, ma non ne sono poi tanto sicura, la formazione di un governo che governi, anche se paradossalmente in alcuni Stati proprio la mancanza di un governo si è trasformata in un beneficio per tutti!

Il saluto di Elena con “parole-balsamo”…

Penso di essere stata molto fortunata ad avere la possibilità di partecipare ad un percorso di musicoterapia di gruppo, all’interno dell’Istituto Tumori presso il quale sto seguendo una terapia farmacologica. Infatti non si tratta soltanto di mettersi a suonare insieme strumenti nuovi o mai visti prima, c’è anche questo naturalmente ed è la parte più sperimentale e simpatica, a tratti ludica, del percorso, attentamente studiato e programmato in tandem da Fulvia, la musicoterapeuta e da Claudia, la psicologa, insieme con Sonia e Teresa, due giovanissime tirocinanti.

Onde sonore che diffondono pillole di luce

Suonare insieme cercando di armonizzare i suoni e i rumori e poi fare silenzio… e nel silenzio immaginare e a volte dipingere, suonare ancora con strumenti diversi significa iniziare ogni volta un viaggio interiore alla scoperta delle nostre risorse insospettate.
Nel cerchio che formano le nostre persone avviene contemporaneamente un dialogo tra il nostro mondo interno e quello esterno e uno scambio circolare e continuo, un flusso di emozioni e di sentimenti forti e condivisi (allegria e malinconia, nostalgia e speranza, gioia e dolore, tristezza e rabbia, serenità e paura, felicità e voglia di vivere), non vissuti separatamente ma come un unicum che abita nella nostra realtà psichica, stimolata a creare immagini e idee nuove, stati d’animo che ci permettono di far emergere persino (come mi è capitato recentemente) il lato estetico del dolore o della rabbia. Può sembrare strano, ma se invece di negarli o rimuoverli, li esprimiamo con la voce, con la musica o attraverso un dipinto, anche il dolore o la rabbia per esserci ammalati assumono un aspetto che ci aiuta ad accettarli, imparando a conviverci.

 

Durante ogni incontro di musicoterapia di gruppo, scendiamo nelle profondità di noi stessi e viviamo momenti di verità, di contrasti e di armonie, cerchiamo di raggiungere una sintonia che piano piano ci libera il corpo e la mente. Scrivo tutto questo, perché le parole-balsamo (come mi piace definirle) di Elena, che non potrà continuare a partecipare al percorso comune, hanno un senso che va oltre le parole stesse e fanno capire che tipo di conoscenza e di amicizia possono nascere tra chi vi partecipa.


Ecco il suo saluto a noi tutte, “Donne Amiche…”
(eh, sì, siamo tutte donne…)

“Oggi, dopo tantissime assenze, sono stata all’incontro di musicoterapia, avrei voluto incontrarvi tutte […] ma per impedimenti diversi di tante di noi, non è stato possibile.
Avrei voluto incontrarvi per abbracciarvi e portarmi a casa il “profumo” di ognuna di voi e la musica di ognuna di voi, dato che da oggi non farò più parte (ufficialmente) di questo meraviglioso cammino. Il lavoro non mi ha consentito e certamente non mi consentirà di essere lì, ma vi ringrazio tutte, e anche se il mio percorso quest’anno è stato davvero molto breve, da ciascuna di voi porterò con me un dono.

La fantasia travolgente di Enza, la mia sorellina e il mio carica-batterie, la “sapienza” e la dolcezza materna di Cristina, lo sguardo sereno e rassicurante di Rosa, la saggezza, concreta ma delicata di Rina, l’allegria scoppiettante di Kella, che stringo in un abbraccio fortissimo, la “generosa” presenza di Maddalena, la  luminosa partecipazione di Antonietta con la quale, da subito, nonostante le pochissime occasioni d’incontro, ho avvertito una gran sintonia, e sono contenta d’aver letto che è in “risalita”, la confortante pacatezza di Maria, la “colorata” vivacità di Marcella, il sorriso smagliante di nonna Giuseppina che in pochi giorni e per quell’inspiegabile sincronicità degli eventi, ha attraversato dolore e gioia accompagnando al passaggio e accogliendo alla vita, e poi Fulvia, Claudia, Sonia e Teresa le nostre guide, braccia sempre aperte, ad accogliere e coccolare, orecchie in ascolto dei nostri dolori e delle nostre debolezze espresse e non, cuori allegri per trasformare ogni nostro incontro in occasioni di festa, anime “generose” nel senso più ampio e completo del termine…

Grata sempre a ciascuna di voi! In attesa di rincontrarvi presto e se ancora avete voglia di trattenervi, vi dedico le parole attribuite a Charlie Chaplin, me le ripeto spesso sperando presto di cominciare ad amarmi davvero“-

  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama… Autostima.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità. Oggi so che questo si chiama… Autenticità.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama… Maturità.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io.
    Oggi so che questo si chiama… Rispetto.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è… Amore di sé.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama… Semplicità.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama… Umiltà.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
    È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo… Pienezza.
  • Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l’intelletto è diventato il mio migliore alleato.
    Oggi so che questo si chiama… Saper vivere!

Il concerto-evento dei Radiodervish, una festa collettiva

Ho vissuto martedì sera (10 aprile), al teatro Petruzzelli di Bari, una serata musicale ricca di felicità, quella che riconosci subito e che provi magicamente in alcuni momenti della vita!
Si festeggiavano i vent’anni di musica e di vita artistica dei Radiodervish, il gruppo italo-palestinese formato inizialmente da due giovanissimi Michele Lobaccaro e Nabil Salameh che nel 1997 iniziarono in Italia la world music mediterranea.

Foto tratta dal sito web della Camerata musicale barese

Un concerto-evento, perché per la prima volta hanno suonato con l’Orchestra sinfonica ICO Magna Grecia: il risultato è stato un concerto assolutamente diverso e innovativo, un’immersione totale in musiche e sonorità esaltate dai nuovi arrangiamenti proposti da Valter Sivilotti, musicista e direttore d’orchestra raffinato e appassionato oltre che simpatico, dagli strumenti dell’orchestra e dalla bellissima e inconfondibile voce di Nabil che ci ha fatto ripercorrere tutti insieme il loro cammino di ricerca e di esplorazione di mondi, di culture e tempi differenti.

 

Generalmente cerco di rimanere distaccata dall’enfasi a buon mercato, soprattutto televisiva, che accompagna spesso la descrizione di alcuni eventi, ma ieri sera aleggiava nell’aria del grande teatro un’atmosfera un po’ magica che abbiamo avvertito un po’ tutti, dai più giovani ai più anziani, la magia di un incontro tra Oriente e Occidente che la musica rende reale e palpabile, una musica ricca di poesia e di reciproco ascolto e incontro tra persone, che amano condividere l’esperienza della bellezza, quella citata più volte da Nabil, la bellezza di canzoni che riescono a toccare le corde più profonde di noi esseri umani.

Un momento del concerto-evento

Amo i Radiodervish da quando sono nati, ho seguito la loro evoluzione e il coraggio continuo di esplorare e di aprirsi sempre a nuovi approcci, ma ieri sera i versi e la musica delle loro canzoni sono stati esaltati come non mai da quell’insieme armonico di strumenti che è un’orchestra sinfonica: in alcuni momenti ho provato la sensazione di potermi sollevare dalla poltrona del teatro, di poter volare fuori da quegli stucchi e da quei velluti per cantare fuori e tutti insieme i bellissimi versi di “lingua contro lingua/labbra contro labbra/cuore contro cuore/fiore d’ogni fiore…”.

 

Non è stata una sensazione soggettiva, tutto il pubblico fino al loggione pieno di giovanissimi era tutt’uno con ciò che stava accadendo su quel pacoscenico, dove si alternavano la gioia e il dolore, la poesia e il racconto, la malinconia e la tristezza dell’esilio e lo smarrimento del viaggio verso l’ignoto: “Viaggio con la mia anima/Giro con la mia anima/Viaggio all’infinito”, cantava Nabil, che alle 22.00 circa ha intonato la splendida Ave Maria.
E mentre l’ascoltavo commossa, mi è venuto in mente che cantavamo e pregavamo, al di là di ogni credo politico e religioso, per la sofferenza di migliaia di bambini, di donne e uomini della Siria martoriata, che chiedono aiuto a un mondo che non li ascolta, a noi che assistiamo impotenti ad un massacro che sembra non avere fine.

Il teatro Petruzzelli dopo il concerto

La musica ha un potere enorme, può essere anche un rifugio e una consolazione, ma ha la forza di esprimere sentimenti e passioni intraducibili, riesce a unire al di là delle parole e a superare qualunque barriera come capita agli aquiloni, la musica ti fa ridere commuovere e piangere contemporaneamente.

 

Cantando interiormente con Nabil, ieri sera ho espresso a tratti anche il dolore della malattia e la paura della morte che mi porto dentro e che non scompaiono mai, ma ho anche avvertito la forza della speranza in un “centro del mundo” in cui potremo un giorno incontrarci. Mi sono sentita felice di essere ancora viva, di essere lì in quel teatro, in armonia con una parte di mondo, chissà… forse con quella parte che cerca in ogni occasione di costruire ponti e relazioni. Ostinatamente!

Nel ritornare a casa, custodivo dentro di me questa serata per non dimenticarla, ho guardato la mia città con occhi sereni, tutto mi sembrava più bello e sfumato nelle strade quasi deserte della notte ormai alle porte…

Le luci che illuminano sapientemente palazzo Mincuzzi