Finalmente sono ritornata a cinema!

Amo il cinema e mi piace andarci,  uscire da casa e immergermi nel buio della sala per entrare nella storia. Finalmente dopo tanti mesi di arresti domiciliari (per motivi di salute, non fraintendetemi…), ho rotto il ghiaccio! Una rapida occhiata alla programmazione che da tempo non guardavo quasi più ed ecco un film che desidero vedere: è Il grande spirito, di Sergio Rubini, che qui recita anche come co-protagonista con Rocco Papaleo.
Si tratta di un racconto un po’ neorealista un po’ magico, a tratti è anche una commedia, una specie di western urbano surreale, ambientato nella periferia di Taranto, tra gli stretti vicoli che portano al mare.

Sergio Rubini – Tonino, il Barboncino – Immagine tratta dal film

La trama è piuttosto semplice: un ladruncolo fallito e piuttosto malconcio,  Tonino, detto “Il Barboncino”, mentre partecipa ad una rapina, relegato dai suoi complici a fare il palo per un vecchio errore, approfitta della loro distrazione per rubare l’intero bottino e fuggire affannosamente sui tetti.
Lo vediamo scappare salendo e sgusciando sui grigi tetti della città, su su fino a ritrovarsi su un terrazzo dove improvvisamente gli appare un uomo, che dice di essere “Cervo Nero”: ha una bandana rossa sulla fronte e una piuma d’uccello dietro l’orecchio. Lui infatti si ritiene un indiano Sioux in lotta contro i bianchi, gli “yankee” dice lui, uno che sogna ad occhi aperti di andarsene lontano, in Canada, dove un tempo c’erano i bisonti che ora non ci sono più…

Rocco Papaleo – Cervo nero – Immagine tratta dal film

Lo stralunato personaggio è Renato, che vive da solo in un abbaino fatiscente, un lavatoio arredato come un appartamento, un povero matto, anzi un “minorato” come lo chiama con disprezzo Tonino, che però si rivelerà presto la sua ancora di salvezza, poiché nella fuga si è ferito ad una gamba, cadendo dall’alto di un cantiere. I due reietti, costretti a convivere e ad aiutarsi, diventano pian piano l’uno l’uomo del destino dell’altro, scoprendo un’intesa e affinità impensate tra loro e alla fine diventando quasi amici.

Tonino è Sergio Rubini, protagonista e regista di questa favola, con un grande Rocco Papaleo, un credibile Cervo Nero, che alterna momenti ieratici di contemplazione a scene in cui lo vediamo muoversi su e giù attraverso i piani del condominio come un folletto: scende e poi risale, si arrampica fino al “suo” terrazzo, dove finalmente trova un po’ di pace guardando il cielo e l’orizzonte, in compagnia di un gabbiano e delle nuvole.

La macchina da presa indugia sui miseri particolari della quotidianità, va a frugare negli angoli più bui  e nascosti, ci porta in giro a scoprire i quartieri di Taranto, spazia da un tetto ad una terrazza, ci presenta una città verticale dove si svolge quasi tutta la parabola di Tonino e Renato, mentre sullo sfondo quasi sempre scuro il paesaggio appare dominato dai fumi emessi dalle ciminiere dell’Illva, la fabbrica che diffonde nell’aria i suoi veleni minacciosi: vediamo immagini fortemente simboliche mescolate alle fiamme di un fuoco “sacro” acceso da Cervo Nero.

Solo sui tetti i due si sentono al sicuro, soprattutto Tonino, l’infame, con i complici sempre alle calcagna che gli danno la caccia senza tregua, per riprendersi il denaro rubato e ucciderlo, ma anche Renato che gli salverà la vita, scoccando una freccia che colpirà alle spalle uno dei criminali inseguitori, che era riuscito finalmente a trovarlo.

TARANTO e i fumi della fabbrica – Immagini del film

L’incontro e l’umanità di questi due uomini soli, feriti dentro e fuori, mi ha coinvolto fin dall’inizio, mentre ascoltavo sorridendo il dialetto di Tonino, poi via via presa da una leggera vena di malinconia fino a momenti di una commozione intensa e a tratti amara, tra scene in altezza da cui si assiste alle incursioni della malavita laggiù, tra le strade della città, terra di conquista per bande in lotta tra di loro. Un film in cui si mescolano poesia, follia, il genio e la tenerezza, in bilico tra sogno e realtà, dalla parte degli ultimi, di questi due perdenti protagonisti di un cammino che tra rabbia e speranza va dal basso verso l’alto, accompagnato dalla bellezza della colonna sonora, le splendide musiche di Ludovico Einaudi.

Nota a margine:
Parlavo del film con Silvia, una mia carissima amica (ed anche ex-alunna). Aveva appena dedicato alla città queste sue impressioni, che mi fa piacere riportare qui. 

Le luci di Taranto

di Silvia Rizzello

La luce di Taranto
è così sfrontata e bella
che acceca nel suo buio,
in quel dolore
complessivo e personale di molti
che straripa gli argini
del mar Piccolo
e si getta
nell’immensità del Grande.

La luce di Taranto
è il brusio del Fadini,
della frutta fresca e colorata
che non contempla
i veleni dell’Illva,
eppure sono lì in cassetta…

La luce di Taranto
che tanto acceca
sino a sera
è i circoli e la Raffo
la sua gente girare
i buoni cornetti
e tutto il gustare,

i nuovi turisti
con l’arrivo delle crociere
e il tempo che fu
oggi scortese.

Ma la luce di Taranto
ora propone un’altra Storia
conforta tutto il dolore
che non ha più candore.
E ad ogni passo
che a qualcuno lo avvicina
c’è chi indietreggia
spostandosi di lato,
andando sul ponte
e correndo verso
un più promettente orizzonte.

Mercoledì 22 maggio 2019

11 risposte a “Finalmente sono ritornata a cinema!

  1. Enrica Gambardella

    Brava, avanti tutta! Meravigliosa Cristina!

    Piace a 1 persona

  2. Ti auguro di ritornare tutte le volte che lo desideri🌹

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  3. Vedere il film e rivedere il rione Tamburi mi ha fatto rivivere la bellissima esperienza vissuta insieme da ragazzi con il campo di lavoro organizzato da EMMAUS nel raccogliere oggetti, vestiari vecchi per aiutare i poveri. Attraversammo le strade di Taranto e il rione Tamburi e venivamo accolti dalle famiglie con piacere e c’era chi ci offriva anche il caffè: è stata una esperienza che ha contribuito a cementare il nostro rapporto.

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    • Questo infatti è stato uno dei motivi che mi ha colpito particolarmente durante il film, rivedere quel quartiere dopo decenni, martoriato e sofferente… mentre allora forse l’aria era più respirabile.

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  4. Pian piano …
    A piccoli passi. Si procede.
    Questo è ciò che conta!
    Il film, sinceramente non è tra i miei generi. Ma ne hai fatto una recensione magistrale.
    Devo ammetterlo.
    Mi hai quasi convinta😉.
    Un abbraccio grande!

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    • Il film di Rubini mi è sembrato coraggioso senza effetti speciali, ma con l’interpretazione di 2 poveracci che si guardano in cagnesco (i poveri non si amano tra loro…) e che recitano la loro parte sulla scena di un mondo che non sa che farsene di loro. In una città bellissima ma sofferente come Taranto.
      Ma io ero già emozionata per il solo fatto di trovarmi finalmente immersa nel buio con il grande schermo davanti a me… 😊

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  5. Mi hai emozionato, sai? Sono Tarantino , probabilmente discendente da qualcuno degli Spartani che si addentrato dal fiume Tara..
    E si mi manca la Raffo, il.lungomare e molto altro…
    Grazie per la condivisione..

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  6. Ecco! L’avevo capito che eri un’insegnante!! 😊
    Certo con un tale nome “scenico”…..
    Grazie per il suggerimento: ho scoperto un film interessante! ❤️

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