Archivi categoria: Frammenti di vita

Pensieri, emozioni, momenti della mia vita che voglio condividere

Comunicazione inconscia

Leggendo leggendo, mi sono accorta che il post che segue forse parla anche di me, almeno in questa difficile fase della mia vita. Spesso infatti mi rendo conto che le parole che talvolta cerco di dire, come fossero S.O.S. o messaggi in bottiglia…, non vengono accolte (disturbano, anzi, forse perché esprimono un profondo disagio interiore…).
Sono davvero rare le persone che – quando ti guardano – riescono a cogliere il tuo sguardo e tutto ciò che esso vorrebbe comunicare. Anch’io, come dice Gigi, l’autore di questo post che ringrazio, cerco di sorridere, ma senza fingere, solo… quel mio sorriso nasconde me stessa a chi non (mi) sa leggere!

gecolife

A volte capita di percepire la presenza di persone che comunicano, senza volerlo, qualcosa di importante anche senza che le conosciate, anche se le vedete per la prima volta, anche se non sapete affatto chi sono, perchè misteriosamente stimolano la vostra curiosità, da come si muovono, dagli sguardi che hanno, che non sono adatti a quelle persone con cui si accompagnano in quel momento, perchè c’è un velo di insoddisfazione che voi percepite e quegli altri no. Semplicemente non sono nel contesto adatto a loro. Sanno fingere abilmente e col sorriso, perchè sono forti, sanno che nella vita ci può essere di più di quello che stanno vivendo, ma si vivono il momento e va bene così.
Si capisce che forse sono prigioniere di una situazione che non hanno cercato ma che si fanno andar bene perchè hanno abbastanza forza per reagire ed aspettare che qualcuno, arrivato chissà come e…

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Il mare e la spiaggia, un palcoscenico a cielo aperto!


Quella domenica di giugno era la prima volta che si riaffacciava su quella spiaggia e su quel mare. Come sempre, uno dei momenti più belli dell’estate che inizia, quel senso di apertura dell’orizzonte, quella brezza leggera che le accarezzava la pelle, soprattutto quel senso di liberazione che provava ogni volta che finalmente era in costume da bagno e con i piedi nella sabbia.
Si sentiva un po’ smarrita, ma era commossa e felice di trovarsi lì, di rivedere quella sottile linea blu dell’orizzonte, che fissò a lungo.


Lo sguardo sembrava perdersi lontano nel vuoto, non sentiva nulla delle voci e dei rumori intorno, solo lei, il mare e il cielo.

Era rasserenante quel primo giorno di mare a giugno:
sul bagnasciuga alcuni bimbi scavavano nella sabbia, tra palette e secchielli, tante formine intorno, disordinate, mentre altri facevano la spola dall’ombrellone alla riva, su e giù sotto gli occhi vigili di una mamma, un papà o dei nonni che li guardavano teneramente e un po’ divertiti.


Guardava le coppie che passeggiavano, qualcuna mano nella mano e osservava  volti ed espressioni del loro viso, tirando ad indovinare se erano ancora veramente innamorati l’uno dell’altra. Chissà!

Quante tonalità diverse aveva quel mare e quante sfumature di colore, dall’azzurro più intenso al verde fino al celeste chiaro e trasparente!
Senza nemmeno pensarci, si ritrovò con i piedi nell’acqua, mentre cominciava a camminare lentamente: aveva deciso di guardare quel panorama da spettatrice, come se fosse a teatro.

Ecco dei ragazzi, una donna e due uomini, tutti concentratissimi, con una pettorina e una mappa tra le mani che correvano da una parte all’altra della spiaggia, partecipando forse ad una caccia al tesoro; sotto gli ombrelloni chi si rilassava ad occhi chiusi o si spalmava con gesti lenti una crema solare;
un altro gruppo di persone chiacchierava serenamente al sole, disposte in cerchio, la colonna sonora delle voci bambine stava miracolosamente allontanando dalla sua mente i pensieri più pesanti degli ultimi giorni.
Su questo palcoscenico a cielo aperto, era piacevole assistere all’allegria contagiosa di ragazze e ragazzi che giocavano, lanciandosi una palla e cercando di prenderla tuffandosi in acqua tra mille spruzzi!


Continuava a camminare mentre si guardava intorno e…
era quasi felice. Possibile?
Amava il teatro anche per questo, riusciva sempre a dimenticarsi del mondo intero e di se stessa, entrando nella storia che si rappresentava davanti ai suoi occhi: quel giorno non faceva altro che godere di quella baia, di quel verde che lambiva il mare abbarbicato ad alcuni costoni rocciosi, di quella bimbetta che sulle spalle di un giovanissimo padre, piena di gioia, fingeva di aver paura quando lui la tuffava in acqua ripetutamente… Ancora una volta, papà!


Di tanto in tanto, soprattutto quando vedeva qualche signora anziana che camminava a piccoli passi, sostenuta dalla figlia o una nipote, pensava a sua madre che amava il mare e che nuotava leggera anche se era un po’ robusta, sua madre che negli ultimi due anni di vita non era più uscita da una casa che si era trasformata – almeno per lei – in una prigione.

Ma quella prima domenica di giugno, aveva deciso che voveva regalarsi un po’ di serenità, non si stancava di muovere i suoi passi in quell’acqua trasparente e ricca di riflessi e decise di allontanare da sè quei pensieri e tutte quelle preoccupazioni che aggrovigliandosi tra loro le avevano procurato l’insonnia, di cui soffriva da quando aveva perso una sorella minore.
Quanto le mancava anche al mare, soprattutto ogni volta che passavano i venditori ambulanti con il loro carico pesante di merci e cianfrusaglie varie:
si sorprese a ricordare quanto le piaceva osservarla mentre esaminava con cura il colore, il modello e ogni minimo dettaglio di un copricostume e poi girarsi verso l’ombrellone per avere un parere… quando magari aveva già deciso di comprarlo!

Ha ragione Irène Némirovsky quando ci sussurra che “non si può essere infelice quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento”.

#WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza (la mostra)

Ebbene sì, “siamo in Puglia, dove spesso gli Ori e gli orrori sono uno accanto all’altro” spiega nelle sue note di ‘regia’ Giovanni Rinaldi , che si è impegnato quotidianamente per ben cinque mesi nel suo lungo réportage, che parte da Foggia e dalle strade di ogni giorno, per spostarsi man mano verso le periferie residenziali, strade comunali e provinciali, fin dentro il cuore dei Monti Dauni e del Gargano, nel paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento e del degrado.
“Le ‘cose’ in sé, conclude l’autore di questa mostra un po’ atipica, non hanno colpa… noi ci passiamo accanto, con l’abitudine di spuntare le spine che sentiamo dentro…”

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Presentazione

Saverio Russo
Presidente Fondazione Banca del Monte di Foggia

Dopo tante mostre dedicate alla bellezza, dell’arte, dei volti fotografati, dei paesaggi, dei libri, una mostra dedicata alla bruttezza e al rifiuto, sia pure riprese da un grande fotografo, Giovanni Rinaldi. Non sembri fuori tema per la nostra Fondazione: siamo da sempre impegnati nella promozione del territorio e non può essere fuori tema dare maggiore diffusione alla denuncia del degrado, che ci impoverisce tutti e che non ha un solo responsabile, ma tanti.

Vogliamo dare, con questa mostra itinerante, un sostegno a quanti si battono per contrastare questa pericolosa deriva, a quelli che non si limitano al post su facebook e allo strillo qualunquista, ma dedicano il loro tempo a “pulire il mondo”, agli amministratori spesso soli a risanare gravi situazioni che hanno ereditato. Per far capire a tutti che l’immondizia depositata nel greto del torrente, come i rifiuti pericolosi…

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La mente che viaggia ad occhi chiusi

Quando la notte si allontana…

Capita sempre più spesso: appena apro gli occhi al mattino e guardo di sfuggita l’orologio, vedo che è troppo presto per alzarmi. La mente è sveglia ma il corpo è stanco. Allora rimango a letto con gli occhi chiusi e inizia uno strano lungo viaggio:
vicende personali e familiari si confondono tra loro, si affacciano i volti delle persone care e inizio dei ragionamenti mentre affiorano dei ricordi, disegno mentalmente immagini astratte e s’intrecciano in un groviglio contraddittorio emozioni diverse, la paura con la gioia, la tristezza e la rabbia con il senso di pace e di tranquillità che mi dona il buio della stanza, desideri che vorrei soddisfare, sogni che rimarranno tali e viaggi ormai impensabili.

Che strani percorsi fa la mente, io cerco di dare un ordine logico a ciò che sta passando in quel momento e poi mi ritrovo su un altro sentiero sconosciuto, vago senza meta mentre il tempo scorre ed io sono in compagnia di una folla multiforme, pensieri e parole, immagini e luoghi, persone e comunità, presente e passato insieme, tutto come in un immenso frullatore che talvolta mi stanca.
Ed è allora che dico: basta! e decido di alzarmi.

“L’alba è il momento in cui non si respira, l’ora del silenzio. Tutto è paralizzato, solo la luce si muove”.
L. Carrington

Lascio il buio della notte appena trascorsa e mi affaccio alla luce del nuovo giorno, con la testa ancora piena, il corpo stanco e il desiderio di una musica dolce che possa cullarmi fino a farmi arrivare ad una silenziosa pace, soprattutto con me stessa.

La nostra esistenza, un viaggio che non sappiamo mai dove ci porti

Uncertain Journey di Chiharu Shiota

Uncertain Journey di Chiharu Shiota

Penso che capiti un po’ a tutti noi di sfogliare dei giornali e di rimanere colpiti da una frase o da un’immagine; a me è successo oggi, riprendendo un vecchio numero de L’Espresso (23 ottobre 2016).

Forse perché anch’io sento sempre la mia esistenza in bilico, forse perché un mio familiare sta lottando per la vita, quelle gracili barche in ferro nero mi hanno immediatamente fatto pensare al viaggio della vita e alla sua incertezza.

Chiharu Shiota, l’artista giapponese che ha creato questa installazione, esposta nel novembre dello scorso anno alla Galleria Blain/Southern di Berlino,  spiega infatti che secondo lui “la nostra vita è come un viaggio senza meta. Anche se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo fermarci”.

La trama dei fili rosso sangue della Penelope di Osaka, Chiharu Shiota

La trama dei fili rosso sangue della Penelope di Osaka, Chiharu Shiota

Ben 250 kg di lana rosso fuoco, pazientemente annodata per formare un cielo alto fino a sette metri e mezzo di ricami rossi. “La trama dei fili e le loro reti, ci spiega, simboleggiano l’interno del corpo umano, le connessioni neuronali nel cervello, come una rete vasta e complessa”.

Un viaggio nella nostra esistenza incerta, ma meravigliosa

Un viaggio nella nostra esistenza incerta, ma meravigliosa

Ma poi aggiunge – e questo è ciò che mi ha colpito ancora di più – questi fili intrecciati “rappresentano e riproducono le memorie e le relazioni tra le persone, i loro rapporti umani, quelli che ci tengono a galla, con le barche che ci portano in un viaggio verso il nulla, un viaggio pieno di incertezza ma anche di meraviglia”.

E allora ho ripensato a Dacia Maraini che il giorno del suo ottantesimo compleanno ha detto che la geografia della sua vita è fatta di amicizie. “Non credo ai legami di sangue, che spesso non significano nulla. L’amicizia è un sentimento grande, che prevede stima, fiducia assoluta. Tanto più quando si va avanti con gli anni”.
Quegli anni che non sempre corrispondono alla nostra carta d’identità!

Scorcio dell'installazione

Scorcio dell’installazione “Uncertain Journey” di Chiharu Shiota a Berlino, novembre 2016

#WeAreInPuglia? La discarica tossica di Giardinetto (2)

Non aggiungo parole al réportage che Giovanni Rinaldi ha pubblicato sul suo blog (oltre che Fb). Un disperato tentativo di smuovere chi ha responsabilità ad intervenire per avviare la bonifica o almeno la messa in sicurezza di questa fonte di veleni a cielo aperto.

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Località Giardinetto nei pressi di Troia, Foggia, Puglia, Italia.
Discarica abbandonata e non bonificata di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da tutta Europa. A diciassette anni dal suo primo sequestro, dopo un primo processo annullato (2004) e un secondo chiuso con la prescrizione (2015), attende la bonifica, senza che sia stata effettuata nemmeno la sua messa in sicurezza. 250.000 tonnellate di rifiuti, residui di lavorazioni industriali contenenti metalli pesanti e pericolosi, in parte ammassati nelle bigbag ormai marcescenti nei depositi le cui coperture in amianto degradandosi si disperdono nell’aria, e nella massima parte tombati nel sottosuolo dei piazzali tutto intorno per una superficie complessiva di 70 ettari.
Reportage fotografico di Giovanni Rinaldi, realizzato nel dicembre 2016 (parte 2).

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La verità (dimenticata) di Giardinetto

Questa purtroppo non è la Puglia migliore. Stiamo parlando di una località nei pressi di Troia (Fg), una gran bella città! Ma… in località Giardinetto, ci sono veleni accumulati in ben 17 anni! E per ora c’è soltanto una voce, quella di mio fratello, che sul posto ha scattato molte foto da far paura: tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta l’Italia poi tombati, da ben 17 anni! È quindi una vecchia questione, che nemmeno la giustizia è riuscita a sanare. Chi denuncia le criticità del proprio territorio, a cui è attaccato e che vorrebbe più pulito e sostenibile, non viene visto di buon occhio.
Ecco l’intervista di un piccolo giornale di Fg, L’Attacco. Si attende con ansia il lavoro di altri gionalisti veri…

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Lo scempio di Troia

Denunce, processi, assoluzioni. Intanto in località Giardinetto, vicino Troia, un territorio avvelenato, non bonificato e nemmeno messo in sicurezza, sta minacciando da più di 15 anni… la salute di chi ci vive, chi coltiva campi circostanti e di chi consuma inconsapevolmente i prodotti di quella terra.
Ma nessuno vuole intervenire, meglio continuare a fare propaganda turistica alla Puglia migliore, nascondendo il marciume sotto il tappeto. Finché non scoppierà un nuovo scandalo, che per ora nessuno si sente di sollevare: ma della salute delle persone importa a qualcuno? In basso, l’articolo di Alessio Viola pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno.

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Lo scempio di Troia, di A. Viola Articolo di Alessio Viola

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Malinconia

Forse è proprio questo il motivo della mia malinconia in questo periodo?

Il suono della parola

Cammini e ti senti addosso una strana malinconia. Dolce, spessa, qualcosa che avvolge come una fascia. Ti stringi al tuo corpo come per abbracciarlo e cerchi di non pensarci. E lo sai il motivo. Hai bisogno d’amore, di fuoco sotto la cenere, di una tempesta nel cuore.

Guido Mazzolini

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Tullio De Mauro. Per me è come se fosse morto un amico…

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È morto Tullio De Mauro, mi ha laconicamente detto stamattina mio marito, non sapendo che mi stava comunicando la morte di una persona, che è stata fondamentale sia nella mia vita professionale da insegnante di italiano, sia come cittadina che ama con passione tutto ciò che riguarda la lingua che noi usiamo.

Una passione che forse ho ereditato da mio padre, che amava scavare nelle parole, andando alla ricerca dei legami con la storia, la cultura e il fluire delle società umane. Aveva sempre a sua disposizione un mare di libri da consultare su etimologie (il passato che vive nel presente), frasi celebri e modi di dire, significati e contesti delle citazioni, libri che oggi io conservo come un’eredità preziosa. “L’avventura delle parole” (è uno dei titoli) è stata una ricerca costante della sua vita, perennemente curiosa del mistero che ogni parola nasconde nel percorso tortuoso che l’ha modificata nel tempo, nella forma come nei significati.

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Ho sempre seguito Tullio De Mauro nella sua vita di linguista, come lui amava definirsi, uno studioso militante di sinistra senza camuffamenti di sorta; l’ho visto, ascoltato, letto e studiato per una vita con interesse, simpatia e grandissima stima. Uno dei pochi grandi che non era mai arrogante, pur non sottraendosi mai ad esprimere con chiarezza e onestà intellettuale il suo pensiero e i suoi punti di vista. Come quando ultimamente ha definito la “Buona scuola” come “un passo nel vuoto” o si lamentava giustamente dell’abuso delle parole, in particolare della parola “riforma” per ogni provvedimento, anche il più banale! Per non parlare dell’alluvione di inglese, “la nuova antilingua – diceva – che imbroglia ma non spiega”, non solo nel testo della “Buona scuola”: comfort zone, problem solving, design challenge, digital divide, gamification, nudging, digital makers e via dicendo, ma anche nella definizione dei vari provvedimenti governativi, come l’ormai famoso “Jobs act”, con l’introduzione dei “voucher”…

Alcuni dei suoi libri.

Alcuni dei suoi libri.

E intanto mentre dilagava l’inglese maccheronico con l’uso delle slide, cioè delle vecchie diapositive, Tullio De Mauro lanciava l’allarme sull’analfabetismo di ritorno, mettendo in relazione questo fenomeno grave e preoccupante con la situazione politica italiana. Infatti molti anni fa, uno studio condotto su un campione significativo aveva portato a conclusioni poco confortanti per quanto riguarda la capacità di comprensione degli italiani: “un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile”.
Apro e chiudo una parentesi: ricordo ancora quando insegnavo con quanta testardaggine cercavo di trovare strategie efficaci per migliorare i vari livelli di comprensione di un testo, mettendo in evidenza le difficoltà e i processi interessati. Un lavoro lungo e spesso oscuro, che tanti genitori ignoravano, pretendendo dai figli risultati che non potevano al momento realizzare.

Insomma, le ricerche di De Mauro ci dicevano che “più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata”. È chiaro quindi che chiunque abbia in mano le leve del potere e quindi anche dell’informazione (che da noi non è completamente libera, come si dice…) riesca furbamente a pilotare una larga parte dell’opinione pubblica, con slogan semplici da bravo venditore e frasi fatte ripetute all’infinito, orientando di conseguenza anche le scelte elettorali.
Il quadro che emerge (pubblicato tempo fa da Il fatto quotidiano) è davvero preoccupante: il 5% degli italiani tra i 14 e i 65 anni è sostanzialmente analfabeta, cioé non in grado di distinguere lettere e cifre; il 38% degli italiani sa leggere, cioé riconoscere lettere e numeri, ma ha difficoltà evidenti di lettura; il 33% degli italiani che sa leggere con fluenza ha difficoltà di comprensione del testo. Di fatto, il 76% degli italiani non riesce a comprendere concetti scritti e a rielaborarli in forma autonoma.

Il  ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro durante la relazione del presidente del consiglio Giuliano Amato, 27 aprile 2000. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro durante la relazione del presidente del consiglio Giuliano Amato, 27 aprile 2000. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Come insegnante, queste cifre mi hanno sempre colpito al cuore, facendomi capire tante cose della nostra società: la bassa diffusione della lettura di quotidiani e di libri, soprattutto al sud, il degrado inarrestabile del parlare e del vivere quotidiano, infarcito di parolacce, insulti e cattive maniere, che dilagano anche in Tv, sui giornali e in politica. È un fatto che non mi piace naturalmente, ma che De Mauro (che amo anche per questo) sdrammatizza con la sua proverbiale ironia: ammette infatti che sono fenomeni sicuramente sgradevoli, ma poi con la saggezza di chi studia e vede lontano li bolla come marginali, ricordandoci che “la lingua di Dante è molto più complicata e non si lascia sconvolgere tanto facilmente, neanche dalle cattive abitudini e dalle parolacce dei politici”.