Archivi categoria: Frammenti di vita

Pensieri, emozioni, momenti della mia vita che voglio condividere

Fermate ‘sto scempio prima che sia tardi.

La Zitella Felice

Spero vi siate tutti/e informati/e su cosa sia il ddl Pillon che sta per venire discusso. Se ancora non l’avete fatto è il momento di cominciare, perché questa riforma del diritto di famiglia rischia di passare e di prendere le istanze dei soliti misogini separati e renderle legge. Faccio un brevissimo riassunto su quanto prevede l’obbrobrio:

1. Il bambino dovrebbe passare il tempo ripartito in modo uguale tra i due genitori. (Cosa di per sé impraticabile nella realtà: vi immaginate una cosa semplice come la gestione scolastica? Dove hai lasciato il libro di inglese? Dalla mamma! Mannaggia!…figuriamoci il resto).

2. Obbligo di mediazione familiare A PAGAMENTO per chi si vuole separare. (Ma dico io, siamo scemi? Se decido di separarmi lo decido, punto. E chi non ha i soldi che fa, deve restare sposato per forza? Si vocifera altresì che l’eponimo del ddl sia titolare di uno studio di mediazione…

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Il tempo lento di una vacanza e le scoperte della “contemplazione”

A volte aiuta far emergere la rabbia e la delusione.
Non potendo godere dello splendido mare, che è a due passi da me, ho iniziato a guardarmi intorno e a osservare tutto, prima l’ambiente poi anche le persone, mi sono fermata su molti particolari e pian piano mi sono resa conto che mi trovo comunque circondata da tanta bellezza: guardare il cielo che cambia colore e sfumature col passare delle ore, le nuvole in viaggio che sembrano di panna e argento, costeggiare uno stagno dove placidamente una colonia di fenicotteri si fa contemplare e mentre li guardi, due spiccano il volo e tu rimani lì in silenzio, per non turbare la pace e la tranquillità di tutta la riserva marina. Sto godendo nel rispettare certi silenzi, le lunghe pause obbligate e aspettare il momento giusto anche per condividere pensieri e opinioni con chi mi sta vicino, mentre leggo le cronache dei giornali di questi giorni estivi, pieni di politica come non mai…

Anche osservare le persone è un ottimo passatempo: la loro diversità, la varietà dell’abbigliamento, il loro modo di parlare tra loro e con gli altri, vedere ridere e divertirsi con i loro bambini i papà e le mamme che ballano o giocano in piscina, genitori giovani molto diversi dai miei: ricordo che al mare era sempre mia madre che ci teneva d’occhio costantemente, mentre mio padre rimaneva seduto all’ombra a leggere.

Guardo il dépliant dell’albergo e non posso fare a meno di sorridere (un po’ amaramente): sì, perché dice “Il vostro passaporto per il sole”, proprio il sole da cui mi sto difendendo e che illumina tutto il mondo circostante, il verde intenso e compatto dei prati, i fiori e i rami degli alberi, il bordo della collinetta in fondo su cui spicca una piccola torre saracena e che al tramonto sembra quasi esplodere di luce che vira dal rosa carico al rosso, mentre si sentono nell’aria i pappagallini che volando si scambiano messaggi.

E poi naturalmente c’è il tempo trascorso a fare una colazione lenta, non devo andare in spiaggia…, a stare fermi che non è pigrizia ma imparare che il tempo trascorre positivamente anche in tanti modi non previsti, in compagnia di se stessi, non separata ma in connessione con il mondo. Un mondo che guardi con quel giusto distacco, che ti regala maggiore lucidità e chiarezza di pensiero.

Visitare la Puglia e il Salento in sedia a rotelle: il mio viaggio on the road

In Puglia su una sedia a rotelle: non potevo non ribloggare questo racconto di viaggio nella mia regione, che faticosamente sta imparando ad accogliere tutti. C’è ancora tanta strada da fare, ma il cammino è segnato e io sono contenta quando nessuno rimane escluso dalla bellezza della luce, dei monumenti, dalla vivacità e gentilezza delle persone, dal piacere della buona cucina, semplice e genuina.

MetropoliZ blog

area_camper_di_punta_prosciuttoMirko Ferranti

É accessibile la cattedrale di Trani per chi si muove in carrozzina? Le spiagge tra Otranto e Gallipoli sono attrezzate per persone disabili? Cosa si riesce a vedere della cattedrale di Lecce e ella magnifica Alberobello? Ce ne parla il nostro lettore Mirko di ritorno dal suo viaggio

Pensando alle tipiche vacanze italiane, difficile non pensare al mare, e pensando al mare, una delle mete che vengono in mente è senza dubbio il Salento e la Puglia. Con i suoi paesaggi e le sue attrazioni turistiche è una delle zone che non smettono di meravigliare chi le visita. Non fa eccezione il nostro affezionato lettore Mirko Ferranti, che, come d’abitudine,  ci riporta delle sue esperienze di viaggio (qui i suoi report dalla SiciliaParigi e Lisbona in carrozzina), e che stavolta ci porta a visitare il tacco del Belpaese a bordo del camper.

ANTEFATTO – 

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30 luglio, una giornata che dedico alle amiche e agli amici!

30 luglio, giornata mondiale dell’amicizia!

Ho appena letto che oggi, 30 luglio, è la giornata mondiale dell’amicizia. Parola abusata, sgualcita e maltrattata, usata persino da un social come Fb per chiedere l’amicizia anche ad una persona sconosciuta. Una parola che usano moltissimo gli adolescenti, poi però solo con il passare del tempo ti accorgi che gli amici e le amiche, quelli veri, non sono molto numerosi e se hai la fortuna di incontrarli è come se avessi una seconda famiglia. Non importa se vivono nella stessa città o se sono lontani: tu sai che ci sono e che può bastare una telefonata, una mail, un incontro anche sporadico e il dialogo riprende, come se non si fosse mai interrotto.

Quando succede, le parole naturali scambiate con un’amica diventano davvero “creature viventi”, come le definisce Hugo von Hofmannsthal, un grande scrittore austriaco, che le chiama anche “prigioni sigillate dal mistero“…

Io ho sempre amato le parole e ricordo che con mio padre andavamo alla ricerca dei loro significati, cercavamo di conoscerne l’etimologia, i nostri pomeriggi erano fatti di parole che ci legavano e che cercavano di recuperare il tempo perduto negli anni della lontananza.
Ma ora so di amare soltanto parole vive, sincere e solidali, parole vere che si staccano dal gran rumore di fondo in cui siamo immersi, amo quelle parole che riescono ad aprire le nostre prigioni, parole semplici e talvolta impegnative, non numerose, ma rade e spesso anche intervallate da lunghi silenzi.

Quando mi parla un’amica vera, non conta più tanto ciò che mi sta dicendo, quanto il come: conta il linguaggio segreto del suo “corpo vivente” (come lo chiama Eugenio Borgna), i suoi gesti e gli sguardi, i sorrisi e le lacrime, i tremori e i silenzi, soprattutto ora amo il linguaggio del silenzio, che in pochi sanno ascoltare.

“Io sono una donna albero” (dipinto durante un incontro di musicoterapia di gruppo)

Nel mio silenzio interiore infatti sento che è in atto una trasformazione profonda, indefinibile, difficile e anche dolorosa da accettare, sento di trovarmi ad un giro di boa, ad un cambio di rotta che mi porta verso terre ancora ignote, territori tutti da esplorare. Per questo ora più che mai hanno importanza le persone amiche, ne sto facendo un inventario tra me e me e se potessi mi piacerebbe raccogliere tutti insieme i loro volti, perché è proprio la loro grande diversità la vera ricchezza.

Dedico a loro una gratitudine che non trova parole, sono persone amiche con cui è bello stare insieme senza alcuno scopo, basta la loro presenza per innescare un circuito virtuoso di affinità e di benessere, la ripresa di un dialogo senza fine, che mai si è interrotto!

Colazione per due, preparata dal mio amico speciale!

Tra tutti però ce n’è uno davvero unico e speciale, c’è lui, un amico che è diventato per me una vera e propria ragione di vita, soprattutto in alcuni momenti, quando mi sembra che si stia spegnendo il sole… ma anche quando esplodono la gioia o la commozione, nel percepire la sua vicinanza, nell’essere l’oggetto di cura e di pensieri (anche fioriti!) che dedica a me, sua compagna di vita e sua amica, per sempre!

Giorni di silenzio sul blog

Giorni di silenzio sul mio blog, chissà se qualcuno se n’è accorto!

Mi piacerebbe davvero riuscire oggi a fare un po’ di silenzio sia fuori che dentro di me, ma non ci riesco molto per essere sincera, sono davvero troppe le parole in libertà che volano attraverso l’etere, le “fazioni” in lotta – sui social ma anche nelle strade e nei luoghi più frequentati – che si combattono tra loro, i media polarizzati sui proclami di un unico muscoloso personaggio politico, che ogni giorno ne spara una. Ecco, tutto questo fracasso mi sta fiaccando, mi sta togliendo energia emotiva e forza fisica.

Se poi ci si mette anche la terapia in corso, allora la situazione si fa veramente critica e difficile da gestire. Perché il corpo (che va sempre ascoltato) mi manda segnali poco rassicuranti e la mente è così sovraffollata e confusa, che la miscela diventa a dir poco esplosiva.

Provo a leggere qualche post dei blogger che seguo più assiduamente e sono contenta se ne leggo qualcuno che esprime con chiarezza sdegno e indignazione per ciò che sta accadendo in Italia e in Europa, a proposito di respingimenti e delle morti in mare (evitabili) delle persone migranti, bambini compresi.

Anch’io sto male, veramente male, e mi sento ferita dai toni e dal linguaggio usati anche da persone miti (o almeno così mi sembravano), persone che tutt’a un tratto sfoderano un rancore represso verso i più fragili (migranti, rom) senza accorgersi del fatto che la nuova narrazione ci spinge ad accantonare molti dei veri grandi problemi, su cui dovremmo riprendere invece a ragionare: le percentuali altissime di giovani meridionali (ma anche di tanti settentrionali) che abbandonano per sempre l’Italia, per esempio, oppure i livelli crescenti di povertà o di occupazione precaria (contratti che si rinnovano, ma sempre a “tempo determinato”), la corruzione diffusa dal basso verso l’alto e viceversa, il lavoro nero spesso in mano alle organizzazioni criminali, che dimostrano un’enorme capacità di infiltrazione nell’economia del Paese, non più soltanto a sud ma anche in vasti territori del nord…  Ne ho già accennato in post precedenti.
Per fortuna, ci sono anche molte cose che funzionano grazie a larghi strati di popolazione che mandano avanti il funzionamento di scuole, ospedali, ecc.!
Oggi, il giorno delle magliette rosse, un segno simbolico, che spero venga seguito presto da azioni individuali e collettive, per farci sentire anche noi!

Però ci sono giorni così duri, in cui fa male tutto, compresi gli occhi. E allora, meglio mettersi in pausa per un po’, cercando di riprendere qualcuna delle attività capaci di rilassare la mente. In attesa però che passi almeno questo forte mal di testa, refrattario anche ai farmaci… 🤕

La paura

… perché soltanto se sai cos’è la paura, capisci quanto è bello vivere!

Vincenza63's Blog

Risultati immagini per paura dalweb

La paura ha tante facce, molte ombre, innumerevoli buchi, procura ferite, spinge ad agire come anche a fuggire. Quanto altro ancora?

Qui quelle identificate, intuite, respirate, assorbite, espulse in vita mia. Fino a questo momento.

Paura…

di ammalarmi
di soffrire
di pensare prima di morire
di perdere chi amo
di ferire e restare ferita
di dire la verità su di me
di parlare con me stessa
di staccarmi da ogni certezza
di lasciare le cose come stanno
di cambiare le cose a modo mio

di essere infelice
di godermi le tante felicità
di essere toccata da uno sconosciuto
di seguire l’istinto di femmina
di essere la donna di chi mi attrae
di chiedere troppo
di non ricevere
di essere madre
di aspettare
di non avere tempo

di capire
di essere consapevole
di esserci
di invadere
di disperarmi
di ballare
di cantare
di urlare
di tacere
di sognare

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Il concerto-evento dei Radiodervish, una festa collettiva

Ho vissuto martedì sera (10 aprile), al teatro Petruzzelli di Bari, una serata musicale ricca di felicità, quella che riconosci subito e che provi magicamente in alcuni momenti della vita!
Si festeggiavano i vent’anni di musica e di vita artistica dei Radiodervish, il gruppo italo-palestinese formato inizialmente da due giovanissimi Michele Lobaccaro e Nabil Salameh che nel 1997 iniziarono in Italia la world music mediterranea.

Foto tratta dal sito web della Camerata musicale barese

Un concerto-evento, perché per la prima volta hanno suonato con l’Orchestra sinfonica ICO Magna Grecia: il risultato è stato un concerto assolutamente diverso e innovativo, un’immersione totale in musiche e sonorità esaltate dai nuovi arrangiamenti proposti da Valter Sivilotti, musicista e direttore d’orchestra raffinato e appassionato oltre che simpatico, dagli strumenti dell’orchestra e dalla bellissima e inconfondibile voce di Nabil che ci ha fatto ripercorrere tutti insieme il loro cammino di ricerca e di esplorazione di mondi, di culture e tempi differenti.

 

Generalmente cerco di rimanere distaccata dall’enfasi a buon mercato, soprattutto televisiva, che accompagna spesso la descrizione di alcuni eventi, ma ieri sera aleggiava nell’aria del grande teatro un’atmosfera un po’ magica che abbiamo avvertito un po’ tutti, dai più giovani ai più anziani, la magia di un incontro tra Oriente e Occidente che la musica rende reale e palpabile, una musica ricca di poesia e di reciproco ascolto e incontro tra persone, che amano condividere l’esperienza della bellezza, quella citata più volte da Nabil, la bellezza di canzoni che riescono a toccare le corde più profonde di noi esseri umani.

Un momento del concerto-evento

Amo i Radiodervish da quando sono nati, ho seguito la loro evoluzione e il coraggio continuo di esplorare e di aprirsi sempre a nuovi approcci, ma ieri sera i versi e la musica delle loro canzoni sono stati esaltati come non mai da quell’insieme armonico di strumenti che è un’orchestra sinfonica: in alcuni momenti ho provato la sensazione di potermi sollevare dalla poltrona del teatro, di poter volare fuori da quegli stucchi e da quei velluti per cantare fuori e tutti insieme i bellissimi versi di “lingua contro lingua/labbra contro labbra/cuore contro cuore/fiore d’ogni fiore…”.

 

Non è stata una sensazione soggettiva, tutto il pubblico fino al loggione pieno di giovanissimi era tutt’uno con ciò che stava accadendo su quel pacoscenico, dove si alternavano la gioia e il dolore, la poesia e il racconto, la malinconia e la tristezza dell’esilio e lo smarrimento del viaggio verso l’ignoto: “Viaggio con la mia anima/Giro con la mia anima/Viaggio all’infinito”, cantava Nabil, che alle 22.00 circa ha intonato la splendida Ave Maria.
E mentre l’ascoltavo commossa, mi è venuto in mente che cantavamo e pregavamo, al di là di ogni credo politico e religioso, per la sofferenza di migliaia di bambini, di donne e uomini della Siria martoriata, che chiedono aiuto a un mondo che non li ascolta, a noi che assistiamo impotenti ad un massacro che sembra non avere fine.

Il teatro Petruzzelli dopo il concerto

La musica ha un potere enorme, può essere anche un rifugio e una consolazione, ma ha la forza di esprimere sentimenti e passioni intraducibili, riesce a unire al di là delle parole e a superare qualunque barriera come capita agli aquiloni, la musica ti fa ridere commuovere e piangere contemporaneamente.

 

Cantando interiormente con Nabil, ieri sera ho espresso a tratti anche il dolore della malattia e la paura della morte che mi porto dentro e che non scompaiono mai, ma ho anche avvertito la forza della speranza in un “centro del mundo” in cui potremo un giorno incontrarci. Mi sono sentita felice di essere ancora viva, di essere lì in quel teatro, in armonia con una parte di mondo, chissà… forse con quella parte che cerca in ogni occasione di costruire ponti e relazioni. Ostinatamente!

Nel ritornare a casa, custodivo dentro di me questa serata per non dimenticarla, ho guardato la mia città con occhi sereni, tutto mi sembrava più bello e sfumato nelle strade quasi deserte della notte ormai alle porte…

Le luci che illuminano sapientemente palazzo Mincuzzi


“Se la cerchi non la trovi…” – La poesia nel nostro tempo

Se la cerchi sui giornali non la trovi, eppure c’è. Nella classifica dei libri non esiste ma ognuno ne ha qualche traccia dentro di sé. A scuola te la insegnano e tu la snobbi, poi perlopiù la ignori ma quando te ne ricordi la rimpiangi. Tanti ne scrivono, ma pochi la leggono. Tutti ne parlano con riverenza e si sentono in colpa per la sua assenza. Qualcuno sostiene che vive altrove, nessuno osa dire che ha fatto il suo tempo. La mancanza di poesia è oggi la misura della nostra infelicità”.
Scriveva così Michele Trecca ben 18 anni fa su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ebbene, forse oggi più che la poesia, sembra prevalere la prosa, nel senso più deteriore del termine, il linguaggio pubblico è sceso a livelli di superficialità e volgarità insopportabili, quello privato si sta riducendo a balbettio, ma se si scava in profondità la si trova nascosta in tante situazioni, in momenti improvvisi di felicità, nel sorriso inaspettato di un bambino felice, nella bellezza di tanti dettagli spesso invisibili: “Ho conosciuto il mare meditando su una goccia di rugiada” scrive Khalil Gibran e questa è poesia, che sa “risvegliare dal nulla la parola” come recita il primo verso di una poesia di Alfonso Gatto, un poeta che amo, insieme a tanti altri e altre.

Io sono un’amante della poesia come lo era mia sorella Gabriella, con cui continuo a sentire un legame e una sintonia al di fuori del tempo.

Oggi non potrei vivere senza, la poesia è diventata con gli anni come l’aria che respiro, la sento quando guardo la luce del giorno che cambia ad ogni ora e ad ogni stagione, quando con passi lenti cammino in riva al mare e osservo l’orizzonte che lo unisce ai colori del cielo, la vivo lungo un sentiero in aperta campagna, tra terra rossa e germogli, fiorellini spontanei e maestosi ulivi secolari, la percepisco nel profumo inconfondibile dell’erba bagnata, immergendomi in un universo senza confini e distaccandomi da terra. Talvolta riesce anche a darmi pace, ma più spesso mi aggredisce e mi fa precipitare nel vuoto, si diverte a disorientarmi ed io mi perdo…

Mi fa bene anche quando i suoi versi sono duri e forti e fanno male al cuore, perché è vero che le parole a volte “sono pietre”. Le parole della poesia, quella vera, cadono ed affondano dentro di me, ad una ad una e tutte insieme mi regalano silenzio, quando scendono in me lente e leggere come piume che sembrano immobili e invece m’interrogano lasciandomi senza fiato, come sospesa e senza risposte…

Cantano a volte i versi della poesia ed io mi lascio andare seguendo l’armonia dei loro suoni, battendo il ritmo ora lento ora veloce, sono musica e colore, luce ombra e tenebra, gioia pura e improvviso dolore, sofferenza cupa sorda e amara, paura del nulla e speranza di vita!

Leggere poesia mi dà coraggio e forza, è la voce dei momenti sereni e felici ma anche di quelli oscuri, quelli più bui e più neri, che nascondo anche a me stessa.

A volte anche un’immagine come questa è poesia, forte e dura, senza bisogno di parole…

 Sabbia

Amore senza parole,

ma le parole d’amore
chi mai le canta nel sole?
Certo, qualcuno ne muore.

Parole senza l’amore,
il miele delle parole
è il verme del fiore
che muore.

Parole sole, più sole
sabbia di vita brulla,
il soffio delle parole
cadute nel nulla.

Alfonso Gatto

17 marzo, il giorno in cui ci prendemmo per mano (dedicato a Carlo)

Era il 17 marzo del lontano 1969, il giorno in cui ci siamo presi per mano e non ci siamo più lasciati! Eh sì, ancora oggi camminiamo insieme come quel giorno luminoso che annunciava la primavera imminente, la nostra prima stagione d’amore.

Fantasia di colori!

Passo dopo passo, mano nella mano, abbiamo vissuto una miriade di momenti diversi, gioia e felicità pura, tenerezza e complicità, difficoltà personali di coppia e familiari, perdite pesanti da elaborare e il dolore di affrontare insieme anche una malattia grave come il cancro. Ci è sembrato di correre, di cadere talvolta, di non ritrovarci più, ma tutto aiuta a non spezzare il filo: le parole e i silenzi, gli sguardi, i conflitti, l’amore che attraversa tante fasi e cambia con gli anni, che si colora di sfumature da cogliere al volo.

Non è il nostro anniversario di matrimonio, ma il giorno in cui finalmente due timidi come noi, complice la luce primaverile della nostra bella città, parlando e camminando si sono ritrovati insieme e quasi senza guardarsi si sono incamminati lungo un percorso che continua… da ben 49 anni!

E mi piace dirti pubblicamente “grazie!”

Il Narcisismo Digitale

Guardando alcune pagine Facebook – in ambito sanitario – di reparti e di primari, riflettevo sul narcisismo e sull’enfasi, sulla propaganda che si autopromuove e di quanto possa diventare pericoloso per chi si lascia irretire da post mirabolanti, senza cercare la sostanza e la realtà dei fatti e dei comportamenti.
Mi sembra quindi molto appropriata la conclusione di questa riflessione sul narcisismo digitale, affidata alle parole lapidarie del Dalai Lama, “Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza“.

Psiche Nessuno e Centomila

Psiche Nessuno e Centomila

Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi. Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Quando cioè si traduce in un modo ego-riferito di stare al mondo, strettamente legato ad un vissuto di superiorità e al bisogno di ottenere riscontro e gratificazione da parte di un pubblico plaudente. L’Io allora diviene il prevalente o unico oggetto di investimento libidico e la relazione con l’altro viene relegata sullo sfondo a vantaggio dell’affermazione di Sé. Si tratta di un’alterazione del rapporto Io/Altro. Il narcisista patologico è bulimico di approvazione

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