Archivi categoria: Versi che amo

Poeti e poetesse, poesie e versi sparsi che esprimono parole che io non riesco (o non voglio) dire…

Malinconia di una penna in cerca di parole…

MALINCONIA DI UNA PENNA IN CERCA DI PAROLE
TRA LA SOLITUDINE DI DUE FOGLI BIANCHI

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SCRIVI CANCELLA RISCRIVI
PENSA RIFLETTI RIPENSA

PAUSA

COMINCIANO I FOGLI A SPORCARSI
D’INCHIOSTRO ANNERITI
È CHINA
SPORCO CREATIVO
A VOLTE SPORCO DAVVERO
SPORCO DI UMANO

Da wisesociety.it

Da wisesociety.it

BALLA TRA LE DITA INDECISE
ATTENDE UN PENSIERO SOTTILE
LIBERO FUGACE VIVACE
SFUGGE AL LABIRINTO
DI SOLITUDINE
CHE CIRCONDA UNO SCRITTO
SOLITUDINE DI PERSA SPERANZA
IDEALE AGOGNATO
RAGGIUNTO PERDUTO

PAUSA

ph. Barbara Garlaschelli

ph. Barbara Garlaschelli

SCIVOLA LA PUNTA
SFERA CHE S’IMPUNTA
S’INCUNEA
TRA UN AMORE ANELATO
E UNO SCARABOCCHIO
TRASANDATO
TRA UNA LUCIDA LACRIMA
E UN RICORDO APPASSITO

E SCRIVE CANCELLA RISCRIVE
PENSA RIFLETTE RIPENSA
CAVALCA I FOGLI
TRACCIATE PISTE DI FANTASIE
ONDE DI MARE IN TEMPESTA

disegno di M.C. R.

disegno di M.C. R.

CAREZZE MEMORIE ODORI
E BACI ABBRACCI
LONTANI NEL TEMPO
E CORSE E CADUTE
E ALBERI E FIORI
E CANZONI E DOLCI VISI
E PIANTI E SORRISI
E ADESSO…

E ADESSO…

fogli-bianchi-con-disegno
TU LEGGI
E FORSE RIFLETTI
NON SO SE HAI TEMPO
E FERMI IL TUO SGUARDO
AD ASCOLTARE
TRA DESIDERI DI SOGNI
E CELATE NEVROSI
LA MALINCONIA DI UNA PENNA
IN CERCA DI PAROLE
TRA LA SOLITUDINE
DI DUE FOGLI BIANCHI

BRUNO CARAVELLA*, Fg – 1 MARZO 2017

*musicoterapeuta, autore di racconti, poesie e ballate

TI LASCIO UN DONO

Pubblico una poesia di Angelica Calabrese, una giovane donna, che non è più con noi da due anni. Questi versi sono stati scoperti casualmente insieme ad altri dopo la sua morte su dei fogli sparsi in un cassetto segreto e presto faranno parte di un volume che sarà pubblicato, non solo perché rispecchiano la sua grandezza, ma anche per esaltarne il ricordo e finanziare l’associazione che lei aveva contribuito a fondare: la BUTTERFLY Cure Palliative Domiciliari di Bari, che “si prende cura in maniera partecipe ed empatica di persone giunte al termine della loro esistenza terrena“.

Non c’è più tempo
per le parole di zucchero bianco,
per i sogni leggeri
che volano nell’acqua dei miei occhi
e li rendono lucidi e profondi.

Erano i sogni
a rendere il mio sguardo
un mondo da scoprire.

Non c’è più tempo
per l’innocenza.

Ti affido
questa febbre nascosta.

Ti dono
una giornata passata,
un’altalena con il vento tra i capelli
e la libertà nella pelle.

Ti dono una vita
tutta da vivere.

Ti dono il
mio calore.
Ti dono le parole che non ti ho mai detto.

ANGELICA CALABRESE

TI DONO UNA VITA TUTTA DA VIVERE

TI DONO UNA VITA
TUTTA DA VIVERE

Domenica

08-rami

andò a trovare i suoi
da tanto vivevano in collina
vento
foglie
fiori secchi
facce sempre uguali intorno
fisse
come stai uaglio’
così
ma sempre la giacca aperta
chiudila
va bene
queste giornate
sono già fredde
devi stare coperto
prenditi cura di te
fra poco
sarà inverno
lo sai
lo so
mi raccomando
il freddo è traditore
va bene sì
state tranquilli
ci vediamo presto
inutili foglie
scricchiolavano
fingendo di essere romantiche
un suono acido
il concerto delle assenze
e nemmeno un vento forte
a dare poesia alla scena
a consolare
ad accarezzare
il tempo

ALESSIO VIOLA
giornalista e scrittore

Con ogni addio impari

Ritrovando la forza di guardar fuori dalla finestra...

Ritrovando la forza di guardar fuori dalla finestra…

Impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.

E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.

E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.

Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto
per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.

Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero.

Jorge Luis Borges.

“Del mero essere”

“La palma alla fine della mente,
oltre l’ultimo pensiero, sorge
nella scena bronzea,

un uccello dalle piume d’oro
canta nella palma, senza senso umano,
senza sentimento umano, un canto strano.

uccello

Sai allora che non è la ragione
a farci felici o infelici.
L’uccello canta.
Le piume splendono.

La palma svetta al limite dello spazio.
Il vento muove piano nei rami.
Le piume infuocate dondolano giù”.

Wallace Stevens, ultima poesia  
(1879 – 1955)

La forza della vita: dedicata a Rosalba!

La forza della vita è il titolo di una vecchia canzone del 1992 (la presentò Paolo Vallesi a Sanremo), io non la conoscevo e ieri Rosalba, un’amica carissima, me l’ha segnalata. Mentre era in macchina ha sentito le parole e ha pensato a me. E anche un po’ a se stessa!

Viviamo distanti, ma c’è un legame forte che ci unisce, possiamo non sentirci per un po’ ma nulla cambia. Eh, sì, quante volte, cara Rosalba,  capita di “buttarci via”, di mangiare nervosamente qualsiasi cosa, di sentirci giù, ma proprio giù davvero…  Ecco, le parole di una canzone, che non è niente di speciale, possono aiutarci a ritrovare una forza che si è nascosta dentro di noi.
Grazie per aver pensato a me!

papaveri

Anche quando ci buttiamo via
per rabbia o per vigliaccheria
per un amore inconsolabile
anche quando in casa il posto è più invivibile
e piangi e non lo sai che cosa vuoi
credi c’è una forza in noi amore mio
più forte dello scintillio
di questo mondo pazzo e inutile
è più forte di una morte incomprensibile
e di questa nostalgia che non ci lascia mai.

Quando toccherai il fondo con le dita
a un tratto sentirai la forza della vita
che ti trascinerà con sé
amore non lo sai
vedrai una via d’uscita c’è.

Anche quando mangi per dolore
e nel silenzio senti il cuore
come un rumore insopportabile
e non vuoi più alzarti
e il mondo è irraggiungibile
e anche quando la speranza
oramai non basterà.

C’è una volontà che questa morte sfida
è la nostra dignità la forza della vita
che non si chiede mai cos’è l’eternità
anche se c’è chi la offende
o chi le vende l’aldilà.

Quando sentirai che afferra le tue dita
la riconoscerai la forza della vita
che ti trascinerà con sé
non lasciarti andare mai
non lasciarmi senza te.

Anche dentro alle prigioni
della nostra ipocrisia
anche in fondo agli ospedali
della nuova malattia
c’è una forza che ti guarda
e che riconoscerai
è la forza più testarda che c’è in noi
che sogna e non si arrende mai.

Coro: E’ la volontà
più fragile e infinita
la nostra dignità
la forza della vita.

Amore mio è la forza della vita
che non si chiede mai
cos’è l’eternità
ma che lotta tutti i giorni insieme a noi
finché non finirà

Coro: Quando sentirai
che afferra le tue dita
la riconoscerai
la forza della vita.

La forza è dentro di noi
amore mio prima o poi la sentirai
la forza della vita
che ti trascinerà con sé
che sussurra intenerita:
“guarda ancora quanta vita c’è!”

Dal canto loro

Dal canto loro.
Un bel testo di Cristiano Poletti.

Evocare, “chiamare fuori”, questo viene a dirci l’etimologia. Chiamare, ecco, o richiamare, qualcosa fuori di noi, che sia originario.
Pensandoci, sembra di poter dire che all’origine si volga, sempre, il canto; alla fonte, una fonte perduta. Si canta ciò che, irrimediabilmente passato, si vorrebbe recuperare, condurre nuovamente a sé, ritrovare.
Cantare, dunque, è come costruire […]

 

Poesie sul “Tempo umile”

Poesie di Giuseppe Musmarra da “Ho conosciuto Indro Montanelli – Poesie sul Tempo umile” (Edizioni della Sera, 2012).

Leggere versi di buon mattino, prima che la mente inizi a girare vorticosamente e ad essere occupata da mille e mille pensieri diversi. Questi di Giuseppe Musmarra mi hanno regalato momenti sereni, di grande silenzio interiore, predisponendomi ad iniziare questo nuovo giorno con il piede giusto! Non è poco…

Fiori semplici

L’arte della miopia

Ecco una poesia di Valerio Magrelli*, che pubblico in questo mio blog perchè mi ha colpito e forse perchè coincide con le mie percezioni attuali.
“Sto rifacendo la punta al pensiero” anch’io…

Sto rifacendo la punta al pensiero,
come se il filo fosse logoro
e il segno divenuto opaco.
Gli occhi si consumano come matite
e la sera disegnano sul cervello
figure appena sgrossate e confuse.
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto,
gli oggetti si nascondono:
è come se parlassero per enigmi continui
ed ogni sguardo obbligasse
la mente a tradurre.
La miopia si fa quindi poesia,
dovendosi avvicinare al mondo
per separarlo dalla luce.
Anche il tempo subisce questo rallentamento:
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti.
L’unica cosa che si profila nitida
è la prodigiosa difficoltà della visione.

*V. Magrelli, Ora serrata retinae,
Feltrinelli, 1980¹; Einaudi, 1996.

 

“Amo le mappe…”

“Amo le mappe perché dicono bugie.
Perché sbarrano il passo a verità aggressive.
Perché con indulgenza e buonumore
sul tavolo mi dispiegano un mondo
che non è di questo mondo”.

Traggo questi splendidi versi di Wislawa Szymborska da un articolo pubblicato su “La lettura”  di domenica scorsa, 25 novembre), un inserto settimanale del Corriere della Sera. Attirata dal titolo, LE PAROLE PER DIRE “NON SO”, ho iniziato a leggere e mentre lo sguardo scorreva tra le righe, la mente correva in altre praterie. Pensavo alla mia vita, ai momenti in cui ho davanti le immagini della TAC o della PET che guardo come mappe interne del mio corpo e talvolta son contenta di non saperle leggere bene.

Sono i momenti in cui tutto ciò che sono, le cose o le idee che mi attirano, i pensieri quotidiani che mi fanno compagnia, il tempo, la vita e la morte, la malattia, la bellezza delle giornate, il potere, la guerra, l’amore e la felicità, la violenza che si respira in tante circostanze, la natura e gli eventi che sembrano metafore (la tromba d’aria che si abbatte sull’Ilva), iniziano a girare come in un vortice. Io sono lì, nel centro immobile con quelle mappe sfumate, che la scienza ci offre, ma che mai fotograferanno realmente il nostro corpo.