La pagina delle citazioni

CITAZIONE N. 1 – Il diario in pubblico

Il diario, per come lo intendiamo di solito, è la forma espressiva più autoreferenziale che possa venire in mente. Che si concentri, come spesso accade durante l’adolescenza, su una dimensione più strettamente interiore oppure arrivi ad abbracciare l’annotazione di quanto accade fuori, il diario resta prevalentemente territorio di conquista dell’io, il nido del nostro incoercibile egocentrismo: il mondo, qualora venga percepito, è uno spunto minore, uno strumento di stimolazione della nostra esuberante interiorità.
Eppure, per quanto nella sua pratica ordinaria sia fondato sulla coincidenza tra chi scrive e chi legge, il diario ha un continuo bisogno di infedeltà e di moltiplicazione. Ha, cioè, bisogno degli altri, anela a letture di occhi diversi da quelli di chi lo ha scritto. Letture autorizzate o estorte, regalate o imposte come prova. Il diario, cioè, desidera strutturalmente tradire, tradirsi, esondare: essere, con T.S. Eliot, “parole private dette in pubblico”.
Giorgio Vasta, la Repubblica, 26 gennaio 2011

CITAZIONE N. 2 – Scrivere è anche non parlare

È curioso uno scrittore. È una contraddizione e anche un nonsenso.  Scrivere è anche non parlare.  È tacere, è urlare senza rumore. È riposante uno scrittore, ascolta di continuo. Non parla molto perché è impossibile parlare a qualcuno di un libro che si è scritto e soprattutto di un libro che si sta scrivendo.
È impossibile, è il contrario del cinema, del teatro e di altri spettacoli, è il contrario di ogni lettura. È la cosa più difficile di tutte, la peggiore.
Perché un libro è l’ignoto, è il buio, è chiuso. Il libro avanza, cresce, va nelle direzioni che crediamo di aver esplorato, avanza verso il suo destino e quello dell’autore, annientato dalla sua pubblicazione: il distacco da lui, il libro sognato, come il bambino più piccolo,  è sempre il più amato.

Marguerite Duras, Scrivere, p.21-22

CITAZIONI –  raccolte da mio padre:
Gli anni non si contano dal numero delle rughe ma dalla freschezza degli ideali.
Il guaio non è essere vecchi, ma sentirsi giovani.

CITAZIONE N. 3 – Nel ghetto d’Italia…



CITAZIONE N. 4 – La mia responsabilità di essere


la-cruche-cassée

“Poter essere se stessi e esserne felici, è un sogno impossibile?
(…) Mi ci è voluto del tempo per capire che non ero ancora nata e ancor più tempo per accettarlo. Pensavo di avere un’identità, ma era quella che mi avevano dato i miei genitori, il mio ambiente, la mia cultura, il mio paese.
Ero il personaggio creato dalla paura di sembrare inferiore, dall’angoscia di non essere nella corsa, dall’abitudine che avevo preso di negare le mie delusioni, dal sogno di rispondere, per essere amata, al desiderio dell’altro. E per questo ero disposta a tutti i tradimenti del mio essere vero.
(…) Chi mi amerà, se rinuncio a corrispondere a ciò che l’altro aspetta, se non mi adatto più al suo desiderio? Come osare avventurarmi sola nella mia responsabilità di essere?”

Emmanuelle Marie, La pazienza dell’istante, Ediz. Messaggero, Padova, 2001, pp. 34-35

CITAZIONE N. 5 – La vita c’è sempre

“La vita non è un oggetto prezioso da custodire nel corso degli anni. Spesso ci arriva tra le mani già sbrecciata e non sempre ci vengono forniti i pezzi con cui ripararla. Qualche volta bisogna tenersela rotta. qualche volta invece si può costruire insieme quello che manca. Ma la vita sta davanti, dietro, sopra e dentro di noi. C’è anche se ti scansi e chiudi gli occhi e stringi i pugni”.

Mariapia Veladiano, La vita accanto, Einaudi, Stile Libero.

CITAZIONE N. 6 – Gli oggetti ci parlano


alzatina

“C’è una peculiare sicurezza degli oggetti: loro non ci lasceranno mai, saremo noi a lasciarli; loro sono morti, ma, paradossalmente, ci sopravviveranno, parleranno di noi a chi li avrà ereditati. Per questo il collezionismo è una partita ingaggiata con la morte”.

Maurizio Ferraris 

CITAZIONE N. 7 – Scrivere, per afferrare il tempo del ritorno

“Scrivere è restituire un tempo a ciò che abbiamo perduto, è afferrare il tempo del ritorno, è incontrare di nuovo e ascoltare le voci che credevamo perse. Scrivere non è dimenticare, è assumersi il rischio di una debolezza della lingua alle prese con una carenza del linguaggio”.

P. Quignard, La vita segreta, Frassinelli, Milano 2001, p. 31

CITAZIONE N. 8 – La vita, tra infanzia e vecchiaia, un inutile caos…

infanzia e vecchiaia

 


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