27 gennaio 2016

#WeAreInPuglia? La discarica tossica di Giardinetto (2)

Non aggiungo parole al réportage che Giovanni Rinaldi ha pubblicato sul suo blog (oltre che Fb). Un disperato tentativo di smuovere chi ha responsabilità ad intervenire per avviare la bonifica o almeno la messa in sicurezza di questa fonte di veleni a cielo aperto.

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Località Giardinetto nei pressi di Troia, Foggia, Puglia, Italia.
Discarica abbandonata e non bonificata di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da tutta Europa. A diciassette anni dal suo primo sequestro, dopo un primo processo annullato (2004) e un secondo chiuso con la prescrizione (2015), attende la bonifica, senza che sia stata effettuata nemmeno la sua messa in sicurezza. 250.000 tonnellate di rifiuti, residui di lavorazioni industriali contenenti metalli pesanti e pericolosi, in parte ammassati nelle bigbag ormai marcescenti nei depositi le cui coperture in amianto degradandosi si disperdono nell’aria, e nella massima parte tombati nel sottosuolo dei piazzali tutto intorno per una superficie complessiva di 70 ettari.
Reportage fotografico di Giovanni Rinaldi, realizzato nel dicembre 2016 (parte 2).

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La verità (dimenticata) di Giardinetto

Questa purtroppo non è la Puglia migliore. Stiamo parlando di una località nei pressi di Troia (Fg), una gran bella città! Ma… in località Giardinetto, ci sono veleni accumulati in ben 17 anni! E per ora c’è soltanto una voce, quella di mio fratello, che sul posto ha scattato molte foto da far paura: tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta l’Italia poi tombati, da ben 17 anni! È quindi una vecchia questione, che nemmeno la giustizia è riuscita a sanare. Chi denuncia le criticità del proprio territorio, a cui è attaccato e che vorrebbe più pulito e sostenibile, non viene visto di buon occhio.
Ecco l’intervista di un piccolo giornale di Fg, L’Attacco. Si attende con ansia il lavoro di altri gionalisti veri…

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Lo scempio di Troia

Denunce, processi, assoluzioni. Intanto in località Giardinetto, vicino Troia, un territorio avvelenato, non bonificato e nemmeno messo in sicurezza, sta minacciando da più di 15 anni… la salute di chi ci vive, chi coltiva campi circostanti e di chi consuma inconsapevolmente i prodotti di quella terra.
Ma nessuno vuole intervenire, meglio continuare a fare propaganda turistica alla Puglia migliore, nascondendo il marciume sotto il tappeto. Finché non scoppierà un nuovo scandalo, che per ora nessuno si sente di sollevare: ma della salute delle persone importa a qualcuno? In basso, l’articolo di Alessio Viola pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno.

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Lo scempio di Troia, di A. Viola Articolo di Alessio Viola

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Malinconia

Forse è proprio questo il motivo della mia malinconia in questo periodo?

Il suono della parola

Cammini e ti senti addosso una strana malinconia. Dolce, spessa, qualcosa che avvolge come una fascia. Ti stringi al tuo corpo come per abbracciarlo e cerchi di non pensarci. E lo sai il motivo. Hai bisogno d’amore, di fuoco sotto la cenere, di una tempesta nel cuore.

Guido Mazzolini

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Tullio De Mauro. Per me è come se fosse morto un amico…

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È morto Tullio De Mauro, mi ha laconicamente detto stamattina mio marito, non sapendo che mi stava comunicando la morte di una persona, che è stata fondamentale sia nella mia vita professionale da insegnante di italiano, sia come cittadina che ama con passione tutto ciò che riguarda la lingua che noi usiamo.

Una passione che forse ho ereditato da mio padre, che amava scavare nelle parole, andando alla ricerca dei legami con la storia, la cultura e il fluire delle società umane. Aveva sempre a sua disposizione un mare di libri da consultare su etimologie (il passato che vive nel presente), frasi celebri e modi di dire, significati e contesti delle citazioni, libri che oggi io conservo come un’eredità preziosa. “L’avventura delle parole” (è uno dei titoli) è stata una ricerca costante della sua vita, perennemente curiosa del mistero che ogni parola nasconde nel percorso tortuoso che l’ha modificata nel tempo, nella forma come nei significati.

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Ho sempre seguito Tullio De Mauro nella sua vita di linguista, come lui amava definirsi, uno studioso militante di sinistra senza camuffamenti di sorta; l’ho visto, ascoltato, letto e studiato per una vita con interesse, simpatia e grandissima stima. Uno dei pochi grandi che non era mai arrogante, pur non sottraendosi mai ad esprimere con chiarezza e onestà intellettuale il suo pensiero e i suoi punti di vista. Come quando ultimamente ha definito la “Buona scuola” come “un passo nel vuoto” o si lamentava giustamente dell’abuso delle parole, in particolare della parola “riforma” per ogni provvedimento, anche il più banale! Per non parlare dell’alluvione di inglese, “la nuova antilingua – diceva – che imbroglia ma non spiega”, non solo nel testo della “Buona scuola”: comfort zone, problem solving, design challenge, digital divide, gamification, nudging, digital makers e via dicendo, ma anche nella definizione dei vari provvedimenti governativi, come l’ormai famoso “Jobs act”, con l’introduzione dei “voucher”…

Alcuni dei suoi libri.

Alcuni dei suoi libri.

E intanto mentre dilagava l’inglese maccheronico con l’uso delle slide, cioè delle vecchie diapositive, Tullio De Mauro lanciava l’allarme sull’analfabetismo di ritorno, mettendo in relazione questo fenomeno grave e preoccupante con la situazione politica italiana. Infatti molti anni fa, uno studio condotto su un campione significativo aveva portato a conclusioni poco confortanti per quanto riguarda la capacità di comprensione degli italiani: “un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile”.
Apro e chiudo una parentesi: ricordo ancora quando insegnavo con quanta testardaggine cercavo di trovare strategie efficaci per migliorare i vari livelli di comprensione di un testo, mettendo in evidenza le difficoltà e i processi interessati. Un lavoro lungo e spesso oscuro, che tanti genitori ignoravano, pretendendo dai figli risultati che non potevano al momento realizzare.

Insomma, le ricerche di De Mauro ci dicevano che “più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata”. È chiaro quindi che chiunque abbia in mano le leve del potere e quindi anche dell’informazione (che da noi non è completamente libera, come si dice…) riesca furbamente a pilotare una larga parte dell’opinione pubblica, con slogan semplici da bravo venditore e frasi fatte ripetute all’infinito, orientando di conseguenza anche le scelte elettorali.
Il quadro che emerge (pubblicato tempo fa da Il fatto quotidiano) è davvero preoccupante: il 5% degli italiani tra i 14 e i 65 anni è sostanzialmente analfabeta, cioé non in grado di distinguere lettere e cifre; il 38% degli italiani sa leggere, cioé riconoscere lettere e numeri, ma ha difficoltà evidenti di lettura; il 33% degli italiani che sa leggere con fluenza ha difficoltà di comprensione del testo. Di fatto, il 76% degli italiani non riesce a comprendere concetti scritti e a rielaborarli in forma autonoma.

Il  ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro durante la relazione del presidente del consiglio Giuliano Amato, 27 aprile 2000. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro durante la relazione del presidente del consiglio Giuliano Amato, 27 aprile 2000. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Come insegnante, queste cifre mi hanno sempre colpito al cuore, facendomi capire tante cose della nostra società: la bassa diffusione della lettura di quotidiani e di libri, soprattutto al sud, il degrado inarrestabile del parlare e del vivere quotidiano, infarcito di parolacce, insulti e cattive maniere, che dilagano anche in Tv, sui giornali e in politica. È un fatto che non mi piace naturalmente, ma che De Mauro (che amo anche per questo) sdrammatizza con la sua proverbiale ironia: ammette infatti che sono fenomeni sicuramente sgradevoli, ma poi con la saggezza di chi studia e vede lontano li bolla come marginali, ricordandoci che “la lingua di Dante è molto più complicata e non si lascia sconvolgere tanto facilmente, neanche dalle cattive abitudini e dalle parolacce dei politici”.

Riemerge da un cassetto l’agenda di mio padre…

Un collage di pagine di un'agenda, che mio padre intitolò Enciclopedia "fai da te"

Un collage di pagine di un’agenda, che mio padre intitolò Enciclopedia “fai da te”

Riposta in un cassetto, cedo di tanto in tanto alla tentazione di prenderla tra le mani. Si tratta di un’agenda di mio padre, piena di frasi, scritte a mano, articoli, ritagli di giornali, pubblicità, che sono messi insieme senza alcuna gerarchia, tutti i contenuti sullo stesso piano.
Eppure lui era ordinato e preciso, tutto doveva trovarsi al suo posto… Qui invece sembra che abbia voglia di sbizzarrirsi in piena libertà e questo mi diverte moltissimo.
Trovo ritagli di articoli non certo leggeri che parlano di patologie come la depressione – con tanto di volti noti che ne soffrono – e di quel grande tabù che è ancora oggi il disturbo bipolare, che “uccide più del cancro”, la malattia del grande Hemingway, di Cesare Pavese, di Virginia Woolf o di Van Gogh, giganti che hanno sperimentato l’insopportabilità del dolore psichico che li ha schiacciati fino a portarli al suicidio.

Due pagine con i volti noti di chi è stato colpito dalla depressione.

Due pagine con i volti noti di chi è stato colpito dalla depressione.

In un ritaglio, piccolo rispetto agli altri, si parla anche di come una diagnosi di tumore possa sconvolgere la vita di una persona e poi nella pagina seguente ritrovo l’elenco di ciò che può servire in ospedale: ricordo che glielo scrissi io al Pc, in modo che non si trovasse in difficoltà ogni volta che capitava un ricovero improvviso. Se sapesse che ben due figlie avrebbero incontrato questa malattia e una ne sarebbe morta prestissimo…

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Lui ha saputo stare vicino a mia madre per tutta la vita, nei tempi felici come nella sofferenza più profonda, e certe pagine la testimoniano. Ma giro pagina e non c’è tempo per cedere alla tristezza o alla malinconia, perché trovi ritagli con belle interviste a grandi vecchi come Vittorio Foa, Margherita Hack, Giancarlo Menotti, Dino Risi e Giorgio Albertazzi.

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Persone in cui si identificava, lui così curioso, sempre attento a cercare di capire cosa si muoveva nel presente, a tenere la mente sempre allenata anche nella memoria, citando a noi aneddoti e riflessioni, etimologie di parole a noi sconosciute: chi erano per esempio i “nomenclatores”? E lui: “Coloro che affiancavano gli imperatori romani per ricordare loro i nomi delle persone che incontravano”. Esistono ancora oggi, diceva, indicando i suggeritori vicini ai capi di stato in visita in altri Paesi e negli incontri di vertice.
Ma l’agenda è anche piena di vignette (soprattutto quelle di Altan o di Elle Kappa), di ricette, di battute di spirito che amava ripeterci sorridendo sornione, come quelle di Woody Allen: “Nella vita l’amore è importante, ma anche il colesterolo”…

Guardo alcune pagine fitte della sua minuscola scrittura, altre con glossari di vario tipo (significati di “califfo”, “imam”, “sultano” o “emiro”), classifiche dei film più visti, detti latini o frasi celebri, una foto di Raffaele La Capria che gli piaceva moltissimo, vicino all’elenco dei vari tipi di acque minerali, pesi e misure in uso nel mondo, la storia dell’elettronica in quattro tappe e via dicendo. Una miniera da cui attingere, anche perché non mancano le pagine dedicate ai controlli medici da fare nelle diverse fasi della vita! e così, avanti fino al termine:

Così si chiude questa agenda, questo insieme di "pensieri... in prestito", con la foto dei suoi 90 anni, chino sul computer portatile, una delle sue ultime scoperte che io gli ho insegnato ad usare.

Così si chiude questa agenda, questo insieme di “pensieri… in prestito”, con la foto dei suoi 90 anni, chino sul computer portatile, una delle sue ultime scoperte che io gli ho insegnato ad usare.

“Se si ama la vita, tutte le età sono belle”, lo hai sottolineato tu, caro papà, ed io ora attingo a questo tuo tesoro di esperienza, a questa tua libertà nello spaziare in tutti i campi del sapere, senza gerarchie di sorta, alla tua capacità di sentirti sempre contemporaneo, nonostante l’accumulo degli anni e le sofferenze che non ti sono state risparmiate, dalla prigionia nei campi di internamento tedeschi alla “prigionia” legata alla malattia di mamma che – da un certo punto in poi – ci ha impedito di allontanarci da casa, di viaggiare tutti insieme, come avevamo fatto per tanti anni felici!

Hai cercato di “entrare nella morte a occhi aperti” come fa dire all’imperatore Adriano la scrittrice che io amo di più, Marguerite Yourcenar, ne “Le memorie di Adriano”, uno dei libri più belli di tutti i tempi.

TI LASCIO UN DONO

Pubblico una poesia di Angelica Calabrese, una giovane donna, che non è più con noi da due anni. Questi versi sono stati scoperti casualmente insieme ad altri dopo la sua morte su dei fogli sparsi in un cassetto segreto e presto faranno parte di un volume che sarà pubblicato, non solo perché rispecchiano la sua grandezza, ma anche per esaltarne il ricordo e finanziare l’associazione che lei aveva contribuito a fondare: la BUTTERFLY Cure Palliative Domiciliari di Bari, che “si prende cura in maniera partecipe ed empatica di persone giunte al termine della loro esistenza terrena“.

Non c’è più tempo
per le parole di zucchero bianco,
per i sogni leggeri
che volano nell’acqua dei miei occhi
e li rendono lucidi e profondi.

Erano i sogni
a rendere il mio sguardo
un mondo da scoprire.

Non c’è più tempo
per l’innocenza.

Ti affido
questa febbre nascosta.

Ti dono
una giornata passata,
un’altalena con il vento tra i capelli
e la libertà nella pelle.

Ti dono una vita
tutta da vivere.

Ti dono il
mio calore.
Ti dono le parole che non ti ho mai detto.

ANGELICA CALABRESE

TI DONO UNA VITA TUTTA DA VIVERE

TI DONO UNA VITA
TUTTA DA VIVERE

25 nov. 2016: un grazie di cuore a Laura Boldrini e alle colleghe della mia scuola!

Il coraggio di una donna con una funzione pubblica, che dà il suo contributo al 25 nov. 2016!

Il coraggio di una donna con una funzione pubblica, che dà il suo contributo al 25 nov. 2016!

Spesso mi sembra di vivere ancora all’età della pietra, almeno per quanto riguarda il rapporto tra donne e uomini. Basta dare un’occhiata ai post che riceve ogni giorno una donna come Laura Boldrini con un’alta visibilità, a causa della sua funzione pubblica.

E invece siamo nel 2016… e la storia continua a fare passi indietro!

Perché proprio questa giornata?


Il 25 novembre ricorda il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui contrastarono il regime del dittatore Rafael Leonidas Trujillo nel 1960, colui che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Dal 1999, le Nazioni Unite hanno reso istituzionale questa giornata, invitando governi, organizzazioni e media a sensibilizzare la società sulla violenza di genere e creando consapevolezza del problema, protraendolo nel quotidiano.

Importante diventa allora il lavoro di ognuno di noi, uomini e donne, tutto l’anno nei nostri ambienti di vita, un lavoro di informazione civile sull’identità di ogni persona, di consapevolezza sulle dinamiche della relazione tra uomini e donne (quante volte se ne parla in famiglia?), il rispetto di ogni differenza e dell’alterità dei bambini e delle bambine da parte degli adulti e dell’ambiente in cui crescono. Le famiglie e la scuola (ma non solo) sono secondo me in prima linea, i canali privilegiati per sensibilizzare bambini e ragazzi, bambine e ragazze, per farli crescere e vivere in un mondo dove tutte le persone, in particolare le donne di qualsiasi continente, non debbano sempre sentirsi degli oggetti  sotto assedio.

Ho ammirato la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, che ha voluto rendere noto un piccolo campionario con tanto di nome e cognome degli insulti sessisti e volgari, che riceve ogni giorno sui social. Lo denuncia da tempo, ma oggi l’ha fatto a nome di tutte quelle ragazze e donne che tante volte subiscono in silenzio e soffrono, senza avere il coraggio di denunciare, paralizzate dalla paura.

Ho apprezzato molto la scuola dove prima insegnavo, la scuola media Carducci di Bari, che oggi, grazie ad alcune colleghe in gamba, ha fatto vivere agli studenti e alle studentesse una giornata da ricordare.

25 nov. 2016: scuola media Carducci di Bari

25 nov. 2016: scuola media Carducci di Bari