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Il silenzio, il mio paesaggio interiore oggi

foto per blogMi sono capitati sotto gli occhi i versi scritti da Montale alla fine della Prima guerra mondiale, Non chiederci la parola: “…Questo soltanto oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Calzano a pennello con il mio stato d’animo attuale.

Perché è da tanto ormai che leggo, ascolto e vedo ciò che succede ogni giorno in Italia, al confine greco-macedone, in Siria e nel resto del mondo e mi mancano le parole per riuscire ad esprimere un mio punto di vista.
Sento soltanto il desiderio di rimanere in silenzio per pensare, per riflettere ed approfondire. Non riesco a rimanere distaccata di fronte agli eventi che si succedono, si accavallano gli uni sugli altri e mi coinvolgono, ma mai come in questo periodo non so (e forse non voglio) dire parole.

sgomberoTra emozioni e sentimenti contrastanti, continuo a seguire la “Grande Migrazione” che non da oggi muove intere famiglie. Uomini donne e bambini, tanti bambini, calpestati nella loro dignità di persone e nei loro diritti, bloccati dai nuovi muri che vedo innalzare e dai chilometri di filo spinato che si moltiplicano alle frontiere interne di un’Europa politica di nani, di leader (?) senza qualità. Un’Europa vecchia e depressa, chiusa in se stessa e divisa tra accoglienza e respingimenti, vittima di una crisi totale, non solo economica. Un’Europa senza futuro.

filo spinatoM’interrogo su cosa potrei fare ma ammutolisco per la rabbia e il senso di impotenza che non riesco ad esprimere in parole; mi piacciono quelle che Concita De Gregorio scrive il I marzo su palomarblog.wordpress.com., perciò le prendo in prestito: “il silenzio come unico riparo superstite dal circo osceno delle opinioni sempre nette, sempre urlate, sempre senza dubbio e quasi sempre ignoranti delle ragioni ultime delle cose”.
In questo caso ignoranti delle tragiche storie che spingono questo incessante fiume di persone ad abbandonare tutto, rischiando la loro stessa vita.
Ad ogni nuovo tragico naufragio, in cui muoiono anche tanti bambini, i media dedicano sempre meno spazio.

espulsioniSembra che nemmeno le classi dirigenti (sic!) siano in grado di orientare e preparare la pubblica opinione – come ha affermato il presidente Mattarella negli Stati Uniti – ad affrontare un fenomeno migratorio di dimensioni non paragonabili a fenomeni analoghi.
Mi consola però il fatto che sia partito con successo in Italia un progetto-pilota di corridoio umanitario grazie ad un piccolo gruppo di associazioni e chiese (come la comunità di sant’Egidio e le chiese evangelica e valdese), che dimostra – a noi semplici cittadini e agli Stati – che non è impossibile realizzare un progetto come questo!

Ancora. Ho letto e ascoltato il dibattito (si fa per dire) sviluppatosi in patria intorno alle unioni civili e in particolare sul tema scottante e delicato dell’adozione del figlio del partner, mescolando argomenti diversi (la gravidanza per altri) ed esplodendo, quando le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che al di là dell’oceano era nato un bimbo, figlio di una coppia omosessuale famosa in Italia. Ancora una volta mi sono rifugiata nel silenzio, attonita di fronte alla marea montante di commenti e di volgarità, di fronte all’incapacità di poter ragionare serenamente nel merito di un tema così complesso, senza alcun rispetto verso scelte diverse dalle proprie, stanca di veder nascere le solite contrapposizioni di chi si mette al riparo delle proprie certezze (e intolleranze) per impedire una regolamentazione che metterebbe al sicuro i soggetti più deboli.

cieloNon parlo poi del fine vita di noi esseri mortali, un enorme tabù di cui s’inizia finalmente a discutere in una commissione parlamentare, ma che è difficile far emergere in un discorso, anche quando si è tra persone amiche. A me, che invece ci penso, non rimane ancora una volta che restare – anche in questo caso – in perfetto silenzio.

In silenzio per aiutare me stessa a far nascere dentro di me una voce nuova, la mia voce, la mia parola che non può essere sempre la stessa, mentre il mondo intorno a me cambia a ritmi vertiginosi. Per questo oggi il silenzio è il mio paesaggio interiore, perché – come dice Anna Crespi“sento le cose del mondo esplodermi dentro. A volte con dolore. Altre con felicità. Come la calma serena del mare quando ci invade e ci si lascia andare al suo leggero movimento”.

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