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Cara mamma che non sei più qui con me…

Oggi, 14 maggio 2017, è la festa della mamma e naturalmente stamattina, sulle chat, gli auguri alle mamme s’incrociavano con immagini colorate e frasi un po’ scontate. Poi alle 10.18 mi è arrivato un augurio finalmente diverso da tutti da tutti gli altri, un po’ speciale come lo è la persona che me lo ha inviato.

“Tanti auguri alla mamma della sapienza di cui il numero dei figli, tra cui ci sono anch’io, è seminato in ogni angolo del mondo… terreno e ultraterreno”.

Non ho saputo rispondere, forse perché non me l’aspettavo ed ero un po’ commossa! Grazie cara amica, diventi ogni giorno più importante per me.

Il pensiero poi è volato, come ogni mattina, a te mamma che non sei più qui con me dalla notte del 19 febbraio 2010 ed è stata tale la nostalgia e il desiderio di te, che per non turbarmi ancora di più (sto vivendo giorni complicati ed è meglio che tu non ne sappia nulla…) ho preso uno dei miei album da colorare.

Uno dei regali della mia “amica geniale”

Sfogliando le pagine, ho scelto quella che volevo dedicarti:
tu amavi le piante e i fiori, alcuni in particolare come gli anemoni, ed allora mi sono immersa nei colori delle farfalle e dei fiori, sempre pensando a te!

Il mio regalo per te, mamma!

Sono stata con te tutta la mattinata, mi sembrava di sentirti accanto, presente più che mai ed ho preferito un colloquio silenzioso, tutto interiore, perché non ho parole in questo periodo e poi ricordo che soprattutto nell’ultima fase della tua lunga vita, forse la più dolorosa e triste, ci parlavamo con gli sguardi, stando vicine, mano nella mano.
Ecco il mio piccolo regalo: un disegnino colorato che mi ha aiutato a non raccogliere i pensieri negativi, ma mi ha obbligato a concentrarmi sui colori dei fiori e su di te, che ogni giorno ti fermavi a guardare se la grande felce sul ballatoio di casa aveva bisogno di un po’ d’acqua e giravi tra le altre piante, riposandoti dalla routine quotidiana, con una sigaretta in mano.
Il tuo unico vizio, dicevi…

Gli anemoni che amavi tanto!

28 giugno: un anniversario

Davanzale della finestra della camera-studio, gerani rossi che guardo oggi come ogni mattina. Quel loro colore accende di gioia l’inizio della mia giornata, perché mi comunica l’amore e l’attenzione del mio compagno di vita, anche attraverso le sfumature verdi delle piante e il colore dei fiori, che non mancano mai in casa e fuori.

Colorarsi le labbra con i petali rossi dei gerani...

Colorarsi le labbra con i petali rossi dei gerani in fiore!

Oggi però, ma in realtà anche ieri e gli altri giorni ancora, penso anche a te mamma e al racconto di tanti e tanti anni fa, che mi divertiva un mondo, anche perché mentre ne parlavi avevi il viso allegro dell’adolescente che gode nel fare qualcosa di proibito.

Mi raccontavi un episodio della tua vita nel collegio di via Galliera a Bologna (il collegio, un destino comune per noi due…).

BOLOGNA

BOLOGNA

Eri una ragazza vivace, allegra e piena di vita! E in primavera prendevi di nascosto i petali rossi dei gerani (… ma c’era un giardino? Non te l’ho mai chiesto) e ti coloravi le labbra, insomma ti mettevi il rossetto, no?
Come dimenticare quella tua espressione birichina e adorabile!, mentre  ricordavi questo episodio di ragazzina “monella”? Monella naturalmente secondo le suore che, quando ti scoprivano, ti riprendevano severamente e tu le imitavi, ripetendo le loro reprimende: “Bice, tu finirai molto male, se continui così…” dicevano. E il viso sornione e divertito di papà, che commentava: “Peggio di così, con quattro figli… “ e ridevamo tutti insieme!

Quei petali rossi, che guardo ora con occhi dolci e sorridenti, mi ricordano il fatto che ti è sempre piaciuto mettere il rossetto, anche quando tanti anni più tardi sei stata afferrata nel gorgo oscuro e doloroso di una malattia che non perdona, ma che di tanto in tanto ti lasciava un po’ di tregua. Allora infatti, quando sembrava che “risorgessi”, curavi di più il tuo corpo dal punto di vista estetico, ti truccavi un po’ e ti mettevi un bel rossetto!

Ce l’hai infatti anche in una foto che ho qui sulla mia scrivania, ripresa sul ballatoio interno di casa nostra nella breve pausa che ti concedevi durante il lavoro casalingo, mentre tra le mani hai una sigaretta e sulle labbra un sorriso appena accennato con un po’ di rossetto chiaro.

Buon anniversario a voi due che avete trascorso davvero una vita insieme!

Buon anniversario a voi due che avete trascorso davvero una vita insieme!

Vi guardo insieme oggi 28 giugno, cari papà e mamma, giorno in cui vi festeggiavamo (con il sole o con le nuvole, con la gioia e il dolore) per ricordare l’anniversario del vostro matrimonio.
Avete trascorso davvero una vita insieme (vi conoscevate sin da piccoli), con grandi momenti di gioia ma superando montagne di ostacoli, sopravvivendo a lunghe fasi di sofferenza fisica ed interiore, vi siete amati intensamente e ricordo commossa quei bacetti che tu, mamma, lanciavi con la mano – immobile su una poltrona – verso papà, che ti guardava cercando di sorriderti, nonostante il dolore immenso che a tratti lo sommergeva…

cuore (1)Buon anniversario a voi che non ci siete più da sei anni, con un pensiero costante anche a Gabriella, che è via da un anno: ogni mattina appena sveglia è lei il mio primo pensiero, quello che poi mi accompagna in tanti momenti delle mie giornate, non sempre facili.
Ma oggi voglio far prevalere la gioia del rosso di questi gerani, con l’amore e gli affetti di cui sono circondata e che mi fa sentire, come cantano dolcemente i Radiodervish, il “centro del mundo”!

Dedicato ad Anna!

Che bella domenica ho trascorso ieri a Foggia! Voglio lasciarne traccia perchè ho riassaporato un calore familiare che mi ha fatto fare un balzo all’indietro, al tempo in cui ero una ragazzina che amava gironzolare in cucina, mentre mia madre era tutta intenta a preparare qualcosa di buono.

Più il tempo passa e più mi scopro sensibile alla dolcezza e alla passione di chi dedica una parte del proprio tempo per prepararti dei piatti antichi e gustosi, i sapori tipici del nostro territorio come le cicorielle selvatiche, deliziose se ammorbidite col purè di fave, o i troccoli foggiani conditi con il sugo delle seppie ripiene, un piatto che mio padre accoglieva sempre con un sorriso largo di pura beatitudine.

Cicorielle selvatiche

Cicorielle selvatiche

Ieri osservavo Anna, che dalla cucina portava in tavola questi cibi genuini e leggevo nei suoi movimenti e nello sguardo un’attenzione a tutti i particolari (la tavola apparecchiata sembrava un’armonia…), ci scrutava per scoprire il grado di gradimento di ciò che aveva preparato ed io mi sono accorta di non saper dire un granché, di fronte all’atmosfera che si era creata, al gusto unico di piatti sapientemente preparati, al piacere di essere tutti lì insieme, in famiglia, a condividere lo stesso cibo senza pensare a nulla.

Io, se devo essere sincera, guardando Anna rivedevo mia madre da giovane e mi sentivo così intimamente commossa da non riuscire a trovare le parole per dirglielo…  Dedico questo post a lei, che possiede questa antica sapienza culinaria!

Amour, un film imperdibile

Un grigio pomeriggio di pioggia a Roma. Il desiderio di andare al cinema ed eccomi a vedere “Amour”. Un film imperdibile, secondo me. L’ho seguito momento per momento, scena dopo scena, vivendo la vita e il dramma di una coppia ormai molto avanti negli anni.
Avevo bisogno di vedere un film come questo, tenero e “straziante”, avevo bisogno di osservare la vita di due vecchi dopo aver vissuto, totalmente coinvolta, lo scorrere del tempo e le ingiurie degli anni nella vita insieme dei miei genitori, soprattutto di mia madre.
Mi sono commossa spesso, a tratti avevo paura di ciò che vedevo sullo schermo, senza filtro e senza censura, ma è stato anche bello vedere l’amore vero, fatto di gesti quotidiani, tra disperazione e speranza.

Mi ha colpito lo scorrere quieto della vicenda di Anne e Georges, insegnanti di musica in pensione (interpretati da due splendidi vecchi protagonisti come Jean Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva).
Un ictus colpisce Anne sconvolgendo quel tranquillo tran tran fatto di amore e devozione, di storie raccontate per la prima volta, di tanti momenti vissuti insieme. Sconvolge lei che dopo il ricovero in ospedale torna a casa paralizzata e sconvolge lui che l’ama e che decide di assumersi personalmente il peso della difficile assistenza.  Su richiesta di Anne, le promette che non la porterà mai più in ospedale.
Haneke, il regista, ci fa vivere questa tragedia familiare attraverso sguardi e parole, lunghi silenzi e tempi colmi di tensione altissima ma lenti, come sono i tempi dei vecchi, quasi al rallentatore. Ci mostra la loro casa borghese, i paesaggi dei loro quadri, il pianoforte a coda, i libri e gli spartiti musicali, l’angolo luminoso della cucina dove mangiavano insieme fino al giorno in cui tutto questo si spezza.

Mentre scorrevano le scene impietose e non edulcorate di questo film feroce e coraggioso, riandavo alle parole di mio padre sulla vecchiaia, “una brutta bestia”, che agisce giorno dopo giorno con effetti a volte devastanti (ora ho negli occhi mia madre ferma ed immobile in poltrona, con lo sguardo fisso nel vuoto). L’amore dolce e tenero dei due vecchi ottuagenari viene messo a dura prova dalla rabbia, la disperazione e il senso di ribellione che ti prende quando vedi il corpo di Anne umiliato ogni giorno.

Il film ci dice senza mezzi termini che non abbiamo il controllo del nostro corpo, della nostra vita, ci racconta il dolore di Georges che vive e vede deperire la sua Anne, ammalandosi anche lui, preda di incubi e ossessioni.
Appena uscita dal cinema, non sono riuscita ad articolare parola, ho camminato in silenzio per le strade di Roma tra chiasso e rumori, avvolta in una nebbia di silenzio.

Dedicato a lei (il mio primo post!)

Questo è il mio primo post, pubblicato sulla piattaforma Splinder, che con decisione quasi inattesa ha chiuso i battenti il 31 gennaio 2012. Molti post si sono persi, così anche molti blogger ‘amici’. Peccato!
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Sessanta, settanta, ottanta… non voglio continuare, ho un brivido di paura.
Non  sono semplici numeri, penso agli anni che inesorabili si accavallano.
Di colpo te li trovi addosso e ti accorgi che sono tanti.
 
Ho negli occhi le immagini tristi di una donna a me cara, la più cara, è mia madre che trascorre i suoi giorni tra il letto e la poltrona. Ha voglia di cielo, di aria, ha voglia di uscire ma lo scivolo richiesto alla ASL per superare i gradini con la carrozzella ancora non arriva.

Vive? E che vita? E quando si inizia a morire? Non cammina più, non mastica più e ingoia con difficoltà, non sente più (quanti “più”…) e non posso più dirle quel mondo di parole d’amore che mi scoppiano dentro!