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#WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza (la mostra)

Ebbene sì, “siamo in Puglia, dove spesso gli Ori e gli orrori sono uno accanto all’altro” spiega nelle sue note di ‘regia’ Giovanni Rinaldi , che si è impegnato quotidianamente per ben cinque mesi nel suo lungo réportage, che parte da Foggia e dalle strade di ogni giorno, per spostarsi man mano verso le periferie residenziali, strade comunali e provinciali, fin dentro il cuore dei Monti Dauni e del Gargano, nel paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento e del degrado.
“Le ‘cose’ in sé, conclude l’autore di questa mostra un po’ atipica, non hanno colpa… noi ci passiamo accanto, con l’abitudine di spuntare le spine che sentiamo dentro…”

MemoRandom

Presentazione

Saverio Russo
Presidente Fondazione Banca del Monte di Foggia

Dopo tante mostre dedicate alla bellezza, dell’arte, dei volti fotografati, dei paesaggi, dei libri, una mostra dedicata alla bruttezza e al rifiuto, sia pure riprese da un grande fotografo, Giovanni Rinaldi. Non sembri fuori tema per la nostra Fondazione: siamo da sempre impegnati nella promozione del territorio e non può essere fuori tema dare maggiore diffusione alla denuncia del degrado, che ci impoverisce tutti e che non ha un solo responsabile, ma tanti.

Vogliamo dare, con questa mostra itinerante, un sostegno a quanti si battono per contrastare questa pericolosa deriva, a quelli che non si limitano al post su facebook e allo strillo qualunquista, ma dedicano il loro tempo a “pulire il mondo”, agli amministratori spesso soli a risanare gravi situazioni che hanno ereditato. Per far capire a tutti che l’immondizia depositata nel greto del torrente, come i rifiuti pericolosi…

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28 giugno: un anniversario

Davanzale della finestra della camera-studio, gerani rossi che guardo oggi come ogni mattina. Quel loro colore accende di gioia l’inizio della mia giornata, perché mi comunica l’amore e l’attenzione del mio compagno di vita, anche attraverso le sfumature verdi delle piante e il colore dei fiori, che non mancano mai in casa e fuori.

Colorarsi le labbra con i petali rossi dei gerani...

Colorarsi le labbra con i petali rossi dei gerani in fiore!

Oggi però, ma in realtà anche ieri e gli altri giorni ancora, penso anche a te mamma e al racconto di tanti e tanti anni fa, che mi divertiva un mondo, anche perché mentre ne parlavi avevi il viso allegro dell’adolescente che gode nel fare qualcosa di proibito.

Mi raccontavi un episodio della tua vita nel collegio di via Galliera a Bologna (il collegio, un destino comune per noi due…).

BOLOGNA

BOLOGNA

Eri una ragazza vivace, allegra e piena di vita! E in primavera prendevi di nascosto i petali rossi dei gerani (… ma c’era un giardino? Non te l’ho mai chiesto) e ti coloravi le labbra, insomma ti mettevi il rossetto, no?
Come dimenticare quella tua espressione birichina e adorabile!, mentre  ricordavi questo episodio di ragazzina “monella”? Monella naturalmente secondo le suore che, quando ti scoprivano, ti riprendevano severamente e tu le imitavi, ripetendo le loro reprimende: “Bice, tu finirai molto male, se continui così…” dicevano. E il viso sornione e divertito di papà, che commentava: “Peggio di così, con quattro figli… “ e ridevamo tutti insieme!

Quei petali rossi, che guardo ora con occhi dolci e sorridenti, mi ricordano il fatto che ti è sempre piaciuto mettere il rossetto, anche quando tanti anni più tardi sei stata afferrata nel gorgo oscuro e doloroso di una malattia che non perdona, ma che di tanto in tanto ti lasciava un po’ di tregua. Allora infatti, quando sembrava che “risorgessi”, curavi di più il tuo corpo dal punto di vista estetico, ti truccavi un po’ e ti mettevi un bel rossetto!

Ce l’hai infatti anche in una foto che ho qui sulla mia scrivania, ripresa sul ballatoio interno di casa nostra nella breve pausa che ti concedevi durante il lavoro casalingo, mentre tra le mani hai una sigaretta e sulle labbra un sorriso appena accennato con un po’ di rossetto chiaro.

Buon anniversario a voi due che avete trascorso davvero una vita insieme!

Buon anniversario a voi due che avete trascorso davvero una vita insieme!

Vi guardo insieme oggi 28 giugno, cari papà e mamma, giorno in cui vi festeggiavamo (con il sole o con le nuvole, con la gioia e il dolore) per ricordare l’anniversario del vostro matrimonio.
Avete trascorso davvero una vita insieme (vi conoscevate sin da piccoli), con grandi momenti di gioia ma superando montagne di ostacoli, sopravvivendo a lunghe fasi di sofferenza fisica ed interiore, vi siete amati intensamente e ricordo commossa quei bacetti che tu, mamma, lanciavi con la mano – immobile su una poltrona – verso papà, che ti guardava cercando di sorriderti, nonostante il dolore immenso che a tratti lo sommergeva…

cuore (1)Buon anniversario a voi che non ci siete più da sei anni, con un pensiero costante anche a Gabriella, che è via da un anno: ogni mattina appena sveglia è lei il mio primo pensiero, quello che poi mi accompagna in tanti momenti delle mie giornate, non sempre facili.
Ma oggi voglio far prevalere la gioia del rosso di questi gerani, con l’amore e gli affetti di cui sono circondata e che mi fa sentire, come cantano dolcemente i Radiodervish, il “centro del mundo”!

“Il viaggio non finisce mai”

Rodi Garganico - 5 aprile 2016 ph. Giovanni Rinaldi

Rodi Garganico – 5 aprile 2016
ph. Giovanni Rinaldi

“Il viaggio non finisce mai.
Solo i viaggiatori finiscono.
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:
“Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.  Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”.

José Saramago – da Viaggio in Portogallo

Aylan, perdonami

Di fronte alla foto – tanto discussa e che non pubblico – del piccolo siriano senza vita sulla battigia della spiaggia di Bodrum, voglio condividere su questo mio blog le parole di Angela M. Lomoro,  una  giornalista che riesce ad esprimere con chiarezza e semplicità il suo dolore di fronte alla morte di un bimbo e di tanti bambini come lui, una donna che sa condividere la sua umanità in questo tempo di lupi, un tempo di impotenza di Stati cosiddetti civili, incapaci di passare all’azione per fermare questo genocidio: Aylan, perdonami

Franco Fontana – Full color

palazzo-franchetti

A Venezia ho visitato la prima grande retrospettiva di Franco Fontana, oltre 130 fotografie! Guardando le sue foto coloratissime mi sono profondamente emozionata! Sono stata proiettata in una dimensione altra, lontana dagli stessi paesaggi che avevo di fronte.

Baia delle Zagare, Puglia  Franco Fontana, 1978

Baia delle Zagare, Puglia
Franco Fontana, 1978

Stanza dopo stanza, sono stata attirata non solo dai colori accesi e brillanti, ma dalle geometrie, dall’armonia delle linee, dei volumi  e delle inquadrature, dai  piccoli particolari e dal gioco dei pieni e dei vuoti.

La fotografia di Fontana –  che io amo – ci mostra un mondo diverso da quello che vediamo con i nostri occhi, trasfigura la realtà con la sua immaginazione, la rende irreale e ci aiuta ad interpretarla.

Genesi, una lettera d’amore

Dal 1° febbraio Venezia propone una mostra che vorrei tanto visitare, il progetto grandioso di Sebastião Salgado che attraverso le sue foto vuole mostrare “il piacere che si prova stando a contatto della bellezza della natura” invitandoci ad amarla e a salvaguardarla, cambiando i nostri comportamenti.

Genesis-Sebastiao Salgado

Si tratta di Genesi, “una lettera d’amore scritta alla terra con la macchina fotografica”. Ho dato uno sguardo alle foto maestose di certi paesaggi, sollecitata da un articolo di Repubblica, sono tutte foto in bianco e nero, che mi attira molto più del colore. Mi spinge infatti ad osservare meglio i particolari, forse perché l’immagine è più lontana dalla realtà.

SALGADO-superJumbo

Ho letto l’intervista a quest’uomo quasi settantenne, un economista che è diventato un artista, con progetti che lo hanno visto in giro per il mondo come un nomade, sempre attento e partecipe delle realtà sociali e culturali in cui si trovava immerso con la sua inseparabile Lélia Wanick, sua moglie e compagna di vita, di affetti, di lotte, anche di esilio, compagna di progetti, di lavoro e di avventure.

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“Non volevo fotografare la natura – dice Salgado – come un antropologo o un reporter tradizionale. M’interessavano invece le emozioni e il piacere di un viaggio durato otto anni attraverso alcuni dei luoghi più belli e isolati del pianeta.
(…) Durante tutti questi anni, il vero viaggio è stato dentro me stesso. Per conoscere l’altro da sè occorre conoscere se stessi. (…) Nelle mie foto c’è tutta la mia vita, le mie idee, la mia etica.  (…) Davanti al dolore e alla sofferenza, mi è capitato spesso di non riuscire a fotografare, perché troppo scosso dalle emozioni. Mi sembrava più importante prendere in braccio un bambino morente e correre a cercare un medico. Altre volte di fronte alla violenza e all’umiliazione, mi sono vergognato di appartenere al genere umano e mi sono messo a piangere”.

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Finalmente ho ripreso a fotografare… e non mi fermerò più!

Estate 2009, ho ripreso a coltivare una mia vecchia passione, la fotografia.
Eccomi a sinistra, in trasparenza…
Accanto alla mia vecchia Pentax, ora sto provando una reflex digitale della Nikon.

Certo poter osservare subito la foto che hai appena scattato è sicuramente un vantaggio, ma era anche bello prima vivere il tempo dell’attesa prima di vedere la foto. Comunque sia, ho visto con occhi nuovi il mondo che mi circonda, un occhio che prima di inquadrare e scattare si guarda intorno e va alla ricerca di particolari nascosti oppure vuole fissare luoghi (e momenti) da non dimenticare.
 
Ho guardato i volti di tante persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, come queste due signore in carrozzella che si fanno compagnia nella “villa” (come chiamano i giardini pubblici qui al Sud) come le loro badanti che di fronte a loro chiacchieravano sottovoce.

Ho immortalato il mio giardino nelle prime ore del mattino quando l’aria è tersa e la luce è limpida. Fare colazione in mezzo al verde, ascoltando suoni così diversi da quelli della città, è un grande privilegio ed io mi godo quell’incanto quando posso.Il tempo mi sembra sospeso e non più un nemico, come capita spesso quando lavoro.
Ma ho anche intenzione di usare il mio obiettivo come un’arma (pacifica!) per denunciare ciò che non mi piace e per questo andrò in giro per le strade, macchina a tracolla, perchè “la fotografia – come dice Marc Riboud – può mostrare quello che gli altri non vedono, che non sanno vedere, quello che sta dietro un muro, qualunque cosa sia”.