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La grande bellezza

Da un po’ di tempo leggo le recensioni dei critici con una certa diffidenza. Troppe volte i film da loro magnificati non mi sono piaciuti, mentre quelli che hanno ferocemente criticato li ho trovati interessanti, talvolta anche belli.  Per questo ormai cerco di non farmi condizionare dalle loro osservazioni.

locandinaHo appena visto “La grande bellezza”, il film di Sorrentino che sta dividendo gli spettatori. Io sono tra quelli che l’hanno apprezzato.
Sono stata attratta dagli scenari che si aprono sin dall’inizio del film, mi hanno colpito alcune immagini fugaci (l’incontro improvviso con Fanny Ardant e il suo sguardo intenso, le suorine che ammiccano e scompaiono saltellando subito, le bambine bianco-vestite che sbirciano attraverso il cancello di un giardino, prima della comunione), mi hanno infastidito le scene chiassose di vacue feste cafonal dove ci si stordisce con la disco music e si copre il cinismo con la maschera dei sorrisi.

Ho visto un film che ti fa innamorare della luce incredibile del paesaggio romano. Ci sono dei difetti certo, è un film forse un po’ troppo sovrabbondante, a tratti poco coerente com’è oggi la realtà, ma è da vedere e ri-vedere, cercando di non rimanere in superficie. Al termine sono rimasta in sala fino all’ultimo fotogramma a guardare la lunga e lenta panoramica di Roma, i suoi colori e la sua magica “grande bellezza”, sottolineata dalla musica incantevole che ci fa lasciare il cinema in silenzio.

la grande bellezzaSorrentino, che non è Fellini, ci mostra la Roma di oggi, quella dei cardinali onnipresenti alle feste, quella volgare dei maghi del botulino, la Roma seducente ma disperata, decadente e senza più identità, la capitale che ammalia e nel contempo delude chi è in cerca di se stesso e si illude sul suo talento.

Io ho letto il film come un documento di ciò che siamo diventati, imbruttiti dal trash e dalle menzogne che ci raccontiamo, penso all’Italietta che trasmette in diretta scene (rubate) del matrimonio di una soubrette…
I personaggi del film scorrono come in un “blob”, gente annoiata che discute di cultura intrecciando parole vuote, trascinandosi da una festa all’altra, come fa il protagonista e tutta la schiera dei suoi amici e conoscenti, povere anime in pena di questa Roma (Italia) contemporanea, nel pieno della sua involuzione e del suo ripiegamento su se stessa.

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