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“Avvolgi la tua lingua tra stoffe di seta…”


Ho tra le mani un piccolo libro La crudeltà ci colse di sorpresa – Poesie dal Kurdistan, un piccolo gioiello poetico, pubblicato lo scorso anno dalle Edizioni dell’Asino, una testarda casa editrice controcorrente.

I versi sono della poetessa curda Choman Hardi che ci racconta il dramma del suo popolo, la ricerca di una patria, di una famiglia scomparsa, tra mille persecuzioni. “E lo fa con una voce femminile che è forte, disperata e solitaria come le montagne del loro altipiano”.

 

Domani è di nuovo l’8 marzo e io scelgo la voce di una donna che “intreccia nei suoi versi memoria personale e storia collettiva, diventando cronista di distruzione e restituendo a un popolo cancellato la voce poetica di una lunga tradizione”.

È una testimonianza poetica in una lingua proibita, come ricorda Hevi Dilara nella sua palpitante nota in fondo al volume:
“poiché era vietato tramandare la storia del popolo curdo, la poesia si è appropriata di un ruolo fondamentale. Nel corso dell’ultimo secolo, infatti, la poesia d’autore curda è diventata, da genere elitario qual era, uno strumento per rivelare gli obiettivi, i dolori e la gioia di un popolo smembrato, ed è giunta a tutti trasformandosi in una potente arma indigena nella lotta per l’autodeterminazione, la libertà e la democrazia”.

 

Prima di partire

“Avvolgi la tua lingua tra stoffe di seta
ogni parola separata dall’altra
per non farle scontrare, graffiare.
Non dimenticare le parole che non usi mai,
col passare degli anni i dettagli svaniscono
e potrai averne bisogno.

Riempi una valigia
con le tue montagne assetate
prospereranno in quella pioggia.
Raccogli le voci del tuo quartiere
in un carillon, ben chiuso
per il lungo viaggio.
Prendi con te i dibattiti degli intellettuali,
le loro dispute appassionate, i libri pieni
delle loro discussioni.

Portati il calore di tua madre nella pelle,
il suo odore nelle sue vesti.

Donne combattenti kurde

Tuo padre sarà sempre con te
ogni passo che fai,
ogni decisione che prendi, o che non prendi.
I pianti delle vedove, i bambini
abortiti, e il cancro strisciante resteranno
nei tuoi sogni, non ne sentirai la mancanza.

Trascinati dietro le tue scuole mentre vai,
le panche imploranti,
le lezioni di lacrime.”

(Fotografie tratte dal web)

Sul sito de L’INDICE onlineF. Cavagnoli, scrittrice e traduttrice, ci ricorda che “senza la poesia nulla ricorderemmo di quanto accadde tra il 23 febbraio e il 6 settembre 1988 ad Anfal, quando l’Iraq diede inizio al genocidio contro sei regioni del Kurdistan rurale e l’esercito iracheno rovesciò su 281 insediamenti gas tossici che all’inizio odoravano di mele dolci.
Più di 2000 villaggi vennero distrutti, 182.000 civili persero la vita e finirono nelle fosse comuni, mentre un numero ancora più alto di persone fuggì.
Cosa è rimasto di tutti loro?
“Pettini, / rosari, specchi, carte d’identità, in un mucchio, a inzupparsi di pioggia”.

Bambini kurdi nei territori liberati

 

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Ci vorrà

OMBRA (ph. MCR)

Ci vorrà
tutto il tempo necessario
prima che possa anch’io
fare a meno di me
senza voltarmi,
andando,
per lasciare.

Mi hanno colpito molto questi versi di Francesco Scarabicchi (Ancona, 1951, anno di nascita di mia sorella Gabriella) tratti da un piccolo libro IL PRATO BIANCO, edito da Einaudi, che sulla sua caratteristica copertina riporta un’altra delle sue poesie che ha subito catturato la mia attenzione, perché parla delle parole, non quelle gridate ma quelle che amano la penombra.
Mi piace leggerle in silenzio una ad una e poi legarle insieme, in un nuovo significato spesso indicibile: “curare le parole per portarle in salvo”.

Porto in salvo dal freddo le parole,
curo l’ombra dell’erba, la coltivo
alla luce notturna delle aiuole,
custodisco la casa dove vivo,
dico piano il tuo nome, lo conservo
per l’inverno che viene, come un lume.

Sono versi che mi provocano una malinconia serena e qualche riflessione sparsa sul nostro tempo in cui tante parole stanno perdendo il loro significato, mi piacciono i versi che parlano della natura e dell’ambiente (le nuvole che vanno via tacendo, i prati, i fiori e gli alberi, la perdita progressiva di suolo) e quella metafora del “prato bianco” che riesce a farmi immaginare scenari diversi, come quando il poeta affronta l’idea della morte in modo lieve ma estremamente intenso.

Malinconia di una penna in cerca di parole…

MALINCONIA DI UNA PENNA IN CERCA DI PAROLE
TRA LA SOLITUDINE DI DUE FOGLI BIANCHI

malinconia-di-una-penna
SCRIVI CANCELLA RISCRIVI
PENSA RIFLETTI RIPENSA

PAUSA

COMINCIANO I FOGLI A SPORCARSI
D’INCHIOSTRO ANNERITI
È CHINA
SPORCO CREATIVO
A VOLTE SPORCO DAVVERO
SPORCO DI UMANO

Da wisesociety.it

Da wisesociety.it

BALLA TRA LE DITA INDECISE
ATTENDE UN PENSIERO SOTTILE
LIBERO FUGACE VIVACE
SFUGGE AL LABIRINTO
DI SOLITUDINE
CHE CIRCONDA UNO SCRITTO
SOLITUDINE DI PERSA SPERANZA
IDEALE AGOGNATO
RAGGIUNTO PERDUTO

PAUSA

ph. Barbara Garlaschelli

ph. Barbara Garlaschelli

SCIVOLA LA PUNTA
SFERA CHE S’IMPUNTA
S’INCUNEA
TRA UN AMORE ANELATO
E UNO SCARABOCCHIO
TRASANDATO
TRA UNA LUCIDA LACRIMA
E UN RICORDO APPASSITO

E SCRIVE CANCELLA RISCRIVE
PENSA RIFLETTE RIPENSA
CAVALCA I FOGLI
TRACCIATE PISTE DI FANTASIE
ONDE DI MARE IN TEMPESTA

disegno di M.C. R.

disegno di M.C. R.

CAREZZE MEMORIE ODORI
E BACI ABBRACCI
LONTANI NEL TEMPO
E CORSE E CADUTE
E ALBERI E FIORI
E CANZONI E DOLCI VISI
E PIANTI E SORRISI
E ADESSO…

E ADESSO…

fogli-bianchi-con-disegno
TU LEGGI
E FORSE RIFLETTI
NON SO SE HAI TEMPO
E FERMI IL TUO SGUARDO
AD ASCOLTARE
TRA DESIDERI DI SOGNI
E CELATE NEVROSI
LA MALINCONIA DI UNA PENNA
IN CERCA DI PAROLE
TRA LA SOLITUDINE
DI DUE FOGLI BIANCHI

BRUNO CARAVELLA*, Fg – 1 MARZO 2017

*musicoterapeuta, autore di racconti, poesie e ballate