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#WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza (la mostra)

Ebbene sì, “siamo in Puglia, dove spesso gli Ori e gli orrori sono uno accanto all’altro” spiega nelle sue note di ‘regia’ Giovanni Rinaldi , che si è impegnato quotidianamente per ben cinque mesi nel suo lungo réportage, che parte da Foggia e dalle strade di ogni giorno, per spostarsi man mano verso le periferie residenziali, strade comunali e provinciali, fin dentro il cuore dei Monti Dauni e del Gargano, nel paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento e del degrado.
“Le ‘cose’ in sé, conclude l’autore di questa mostra un po’ atipica, non hanno colpa… noi ci passiamo accanto, con l’abitudine di spuntare le spine che sentiamo dentro…”

MemoRandom

Presentazione

Saverio Russo
Presidente Fondazione Banca del Monte di Foggia

Dopo tante mostre dedicate alla bellezza, dell’arte, dei volti fotografati, dei paesaggi, dei libri, una mostra dedicata alla bruttezza e al rifiuto, sia pure riprese da un grande fotografo, Giovanni Rinaldi. Non sembri fuori tema per la nostra Fondazione: siamo da sempre impegnati nella promozione del territorio e non può essere fuori tema dare maggiore diffusione alla denuncia del degrado, che ci impoverisce tutti e che non ha un solo responsabile, ma tanti.

Vogliamo dare, con questa mostra itinerante, un sostegno a quanti si battono per contrastare questa pericolosa deriva, a quelli che non si limitano al post su facebook e allo strillo qualunquista, ma dedicano il loro tempo a “pulire il mondo”, agli amministratori spesso soli a risanare gravi situazioni che hanno ereditato. Per far capire a tutti che l’immondizia depositata nel greto del torrente, come i rifiuti pericolosi…

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Mediamente in Italia, un terremoto ogni 5 anni…

… e il 70% delle costruzioni non rispetta le norme antisismiche. Siamo il Paese d’Europa che trema di piú, ma si continua come se niente fosse, a parte le eccezioni. In Friuli infatti hanno dimostrato saggiamente che un terremoto puó anche servire non solo per ricostruire, ma per mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati. Come anche a Norcia, una cittadina dove la terra che ha tremato mercoledí notte, 24 agosto, non ha provocato né morti, né feriti gravi tra le 20.000 persone presenti.

E invece mi capita di pensare per esempio alle scuole, quegli edifici dove ho insegnato per 40 anni. Scuole che si trovavano nei prefabbricati o nei condomini… La metà di esse – in tutta Italia, non solo al Sud – non è a norma, ma crollano anche quelle costruite recentemente. Di fronte a questa mancanza generalizzata di consapevolezza e di senso civico (dalle istituzioni ai cittadini), io resto quasi senza piú parole e continuo a chiedermi: possibile che dobbiamo continuare a far finta di niente, a piangere ciclicamente migliaia di morti, ad assistere impotenti alla distruzione totale di paesi interi, alla perdita di tutto per i tanti sopravvissuti che rimangono senza casa, senza lavoro, senza uno straccio di ricordo tangibile della loro vita e quindi totalmente disorientati?

Ogni volta che un terremoto colpisce una zona d’Italia, il mio pensiero va immediatamente a tante persone in difficoltà, ai numerosi anziani che non hanno la possibilità di potersi muovere (mi vengono in mente i miei genitori nei loro ultimi anni di vita), a tante persone con disabilità che perdono anche quegli ausili che li rendono un po’ piú autonomi e ai bambini (troppi davvero!).

Ma provo anche tanta rabbia di fronte al fiume in piena di dirette televisive e di parole, quante parole! E poi le presenze in prima fila ai funerali (e so che non potrebbe essere diversamente), e alle promesse elargite a piene mani, le promesse e le rassicurazioni dei primi giorni. E poi… E poi, il silenzio dei media, il silenzio della politica e della società nel suo insieme che torna sl suo quotidiano orticello, dimentica troppo presto ció che è successo e digerisce tutto. Perché la manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro territorio non fa notizia, non attira telecamere, non fa audience, non si tagliano nastri!

Ma non c’è bisogno di un terremoto per fare un discorso serio sulla prevenzione che non si fa, quella che riguarda anche altri settori della nostra vita di cittadini, come le ferrovie (stiamo giá dimenticando lo scontro tra due treni sulla linea Andria-Corato in Puglia?), la sicurezza sulle strade (dove le vittime sono sempre di piú i giovani) e – dulcis in fundo – la salute: lo Stato italiano, il “nostro” Stato,  continua ad avere il monopolio dei tabacchi, ma si preoccupa (sigh! 😰) di farci sapere sui pacchetti di sigarette che “il fumo uccide!”