Archivi tag: vecchiaia

Cara mamma che non sei più qui con me…

Oggi, 14 maggio 2017, è la festa della mamma e naturalmente stamattina, sulle chat, gli auguri alle mamme s’incrociavano con immagini colorate e frasi un po’ scontate. Poi alle 10.18 mi è arrivato un augurio finalmente diverso da tutti da tutti gli altri, un po’ speciale come lo è la persona che me lo ha inviato.

“Tanti auguri alla mamma della sapienza di cui il numero dei figli, tra cui ci sono anch’io, è seminato in ogni angolo del mondo… terreno e ultraterreno”.

Non ho saputo rispondere, forse perché non me l’aspettavo ed ero un po’ commossa! Grazie cara amica, diventi ogni giorno più importante per me.

Il pensiero poi è volato, come ogni mattina, a te mamma che non sei più qui con me dalla notte del 19 febbraio 2010 ed è stata tale la nostalgia e il desiderio di te, che per non turbarmi ancora di più (sto vivendo giorni complicati ed è meglio che tu non ne sappia nulla…) ho preso uno dei miei album da colorare.

Uno dei regali della mia “amica geniale”

Sfogliando le pagine, ho scelto quella che volevo dedicarti:
tu amavi le piante e i fiori, alcuni in particolare come gli anemoni, ed allora mi sono immersa nei colori delle farfalle e dei fiori, sempre pensando a te!

Il mio regalo per te, mamma!

Sono stata con te tutta la mattinata, mi sembrava di sentirti accanto, presente più che mai ed ho preferito un colloquio silenzioso, tutto interiore, perché non ho parole in questo periodo e poi ricordo che soprattutto nell’ultima fase della tua lunga vita, forse la più dolorosa e triste, ci parlavamo con gli sguardi, stando vicine, mano nella mano.
Ecco il mio piccolo regalo: un disegnino colorato che mi ha aiutato a non raccogliere i pensieri negativi, ma mi ha obbligato a concentrarmi sui colori dei fiori e su di te, che ogni giorno ti fermavi a guardare se la grande felce sul ballatoio di casa aveva bisogno di un po’ d’acqua e giravi tra le altre piante, riposandoti dalla routine quotidiana, con una sigaretta in mano.
Il tuo unico vizio, dicevi…

Gli anemoni che amavi tanto!

Annunci

La nostra esistenza, un viaggio che non sappiamo mai dove ci porti

Uncertain Journey di Chiharu Shiota

Uncertain Journey di Chiharu Shiota

Penso che capiti un po’ a tutti noi di sfogliare dei giornali e di rimanere colpiti da una frase o da un’immagine; a me è successo oggi, riprendendo un vecchio numero de L’Espresso (23 ottobre 2016).

Forse perché anch’io sento sempre la mia esistenza in bilico, forse perché un mio familiare sta lottando per la vita, quelle gracili barche in ferro nero mi hanno immediatamente fatto pensare al viaggio della vita e alla sua incertezza.

Chiharu Shiota, l’artista giapponese che ha creato questa installazione, esposta nel novembre dello scorso anno alla Galleria Blain/Southern di Berlino,  spiega infatti che secondo lui “la nostra vita è come un viaggio senza meta. Anche se non sappiamo dove stiamo andando, non possiamo fermarci”.

La trama dei fili rosso sangue della Penelope di Osaka, Chiharu Shiota

La trama dei fili rosso sangue della Penelope di Osaka, Chiharu Shiota

Ben 250 kg di lana rosso fuoco, pazientemente annodata per formare un cielo alto fino a sette metri e mezzo di ricami rossi. “La trama dei fili e le loro reti, ci spiega, simboleggiano l’interno del corpo umano, le connessioni neuronali nel cervello, come una rete vasta e complessa”.

Un viaggio nella nostra esistenza incerta, ma meravigliosa

Un viaggio nella nostra esistenza incerta, ma meravigliosa

Ma poi aggiunge – e questo è ciò che mi ha colpito ancora di più – questi fili intrecciati “rappresentano e riproducono le memorie e le relazioni tra le persone, i loro rapporti umani, quelli che ci tengono a galla, con le barche che ci portano in un viaggio verso il nulla, un viaggio pieno di incertezza ma anche di meraviglia”.

E allora ho ripensato a Dacia Maraini che il giorno del suo ottantesimo compleanno ha detto che la geografia della sua vita è fatta di amicizie. “Non credo ai legami di sangue, che spesso non significano nulla. L’amicizia è un sentimento grande, che prevede stima, fiducia assoluta. Tanto più quando si va avanti con gli anni”.
Quegli anni che non sempre corrispondono alla nostra carta d’identità!

Scorcio dell'installazione

Scorcio dell’installazione “Uncertain Journey” di Chiharu Shiota a Berlino, novembre 2016

Riemerge da un cassetto l’agenda di mio padre…

Un collage di pagine di un'agenda, che mio padre intitolò Enciclopedia "fai da te"

Un collage di pagine di un’agenda, che mio padre intitolò Enciclopedia “fai da te”

Riposta in un cassetto, cedo di tanto in tanto alla tentazione di prenderla tra le mani. Si tratta di un’agenda di mio padre, piena di frasi, scritte a mano, articoli, ritagli di giornali, pubblicità, che sono messi insieme senza alcuna gerarchia, tutti i contenuti sullo stesso piano.
Eppure lui era ordinato e preciso, tutto doveva trovarsi al suo posto… Qui invece sembra che abbia voglia di sbizzarrirsi in piena libertà e questo mi diverte moltissimo.
Trovo ritagli di articoli non certo leggeri che parlano di patologie come la depressione – con tanto di volti noti che ne soffrono – e di quel grande tabù che è ancora oggi il disturbo bipolare, che “uccide più del cancro”, la malattia del grande Hemingway, di Cesare Pavese, di Virginia Woolf o di Van Gogh, giganti che hanno sperimentato l’insopportabilità del dolore psichico che li ha schiacciati fino a portarli al suicidio.

Due pagine con i volti noti di chi è stato colpito dalla depressione.

Due pagine con i volti noti di chi è stato colpito dalla depressione.

In un ritaglio, piccolo rispetto agli altri, si parla anche di come una diagnosi di tumore possa sconvolgere la vita di una persona e poi nella pagina seguente ritrovo l’elenco di ciò che può servire in ospedale: ricordo che glielo scrissi io al Pc, in modo che non si trovasse in difficoltà ogni volta che capitava un ricovero improvviso. Se sapesse che ben due figlie avrebbero incontrato questa malattia e una ne sarebbe morta prestissimo…

la-malattia
Lui ha saputo stare vicino a mia madre per tutta la vita, nei tempi felici come nella sofferenza più profonda, e certe pagine la testimoniano. Ma giro pagina e non c’è tempo per cedere alla tristezza o alla malinconia, perché trovi ritagli con belle interviste a grandi vecchi come Vittorio Foa, Margherita Hack, Giancarlo Menotti, Dino Risi e Giorgio Albertazzi.

vecchiaia

Persone in cui si identificava, lui così curioso, sempre attento a cercare di capire cosa si muoveva nel presente, a tenere la mente sempre allenata anche nella memoria, citando a noi aneddoti e riflessioni, etimologie di parole a noi sconosciute: chi erano per esempio i “nomenclatores”? E lui: “Coloro che affiancavano gli imperatori romani per ricordare loro i nomi delle persone che incontravano”. Esistono ancora oggi, diceva, indicando i suggeritori vicini ai capi di stato in visita in altri Paesi e negli incontri di vertice.
Ma l’agenda è anche piena di vignette (soprattutto quelle di Altan o di Elle Kappa), di ricette, di battute di spirito che amava ripeterci sorridendo sornione, come quelle di Woody Allen: “Nella vita l’amore è importante, ma anche il colesterolo”…

Guardo alcune pagine fitte della sua minuscola scrittura, altre con glossari di vario tipo (significati di “califfo”, “imam”, “sultano” o “emiro”), classifiche dei film più visti, detti latini o frasi celebri, una foto di Raffaele La Capria che gli piaceva moltissimo, vicino all’elenco dei vari tipi di acque minerali, pesi e misure in uso nel mondo, la storia dell’elettronica in quattro tappe e via dicendo. Una miniera da cui attingere, anche perché non mancano le pagine dedicate ai controlli medici da fare nelle diverse fasi della vita! e così, avanti fino al termine:

Così si chiude questa agenda, questo insieme di "pensieri... in prestito", con la foto dei suoi 90 anni, chino sul computer portatile, una delle sue ultime scoperte che io gli ho insegnato ad usare.

Così si chiude questa agenda, questo insieme di “pensieri… in prestito”, con la foto dei suoi 90 anni, chino sul computer portatile, una delle sue ultime scoperte che io gli ho insegnato ad usare.

“Se si ama la vita, tutte le età sono belle”, lo hai sottolineato tu, caro papà, ed io ora attingo a questo tuo tesoro di esperienza, a questa tua libertà nello spaziare in tutti i campi del sapere, senza gerarchie di sorta, alla tua capacità di sentirti sempre contemporaneo, nonostante l’accumulo degli anni e le sofferenze che non ti sono state risparmiate, dalla prigionia nei campi di internamento tedeschi alla “prigionia” legata alla malattia di mamma che – da un certo punto in poi – ci ha impedito di allontanarci da casa, di viaggiare tutti insieme, come avevamo fatto per tanti anni felici!

Hai cercato di “entrare nella morte a occhi aperti” come fa dire all’imperatore Adriano la scrittrice che io amo di più, Marguerite Yourcenar, ne “Le memorie di Adriano”, uno dei libri più belli di tutti i tempi.

Logorare un po’ la nostra soglia

“Trovare pace nel respiro profondo dell’orizzonte”. 

image

Chiara è una blogger che con ogni suo post riesce sempre a darmi qualcosa di cui sento il bisogno, è come un regalo inaspettato!
Ci pensavo in questi giorni, alla vita che lascia traccia sui nostri corpi e a tutti quei segni invisibili che rimangono impressi nel nostro cervello e condizionano emozioni, gesti, comportamenti e pensieri.
E poi, ecco il suo consiglio piú reale: dobbiamo respirare, anche se ci costa fatica, Respirare e basta, come si fa nello stretching, anche se il corpo duole… Ma è tremendamente vero ció che (mi) dice: “ad ogni soffio d’aria che esce dai polmoni la tensione si scioglie un poco … con la sensazione di benessere” che a poco a poco ci invade.
È ció che sto provando anch’io da quando sto imparando a respirare meglio e l’affanno lentamente sembra scomparire. È anche questo un modo per affrontare la mia malattia e non lasciarmi sopraffare: “fare pace con le nostre smanie, scrive ancora Chiara, i progetti falliti, le ferite, forse anche i dolori”. Per me, senza il “forse”, fare pace con il dolore psicologico e psichico, che non passa, e imparare ad accettare la paura come compagna.

sguardiepercorsi

Oggi sono stanca e meditativa. Guardo le persone sul tram, osservo particolari, penso a quanto la vita lasci traccia sui nostri corpi. E penso alle tracce meno visibili -impresse nel nostro cervello- che segnano e guidano i nostri comportamenti, le emozioni, i pensieri. Le tracce di ciò che abbiamo vissuto, delle ferite, dei successi, degli apprendimenti.

“Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto consunta…”
Rilke, Nona elegia duinese

Mi vengono in mente questi versi, anche un po’ fuori dal contesto di quell’elegia.
La vita logora le nostre soglie: nel bene e nel male. Logora gli spigoli, ammorbidendoli, rendendoli più saggi, più ricchi di sfumature. Logora le difese, le asperità. A volte logora la pazienza, logora le forze, e da curve aggraziate tira fuori asprezze, spuntoni.
Guardo le persone e vedo le loro soglie consunte. Le ascolto, e…

View original post 342 altre parole

Una città per tutti, anziani compresi. Ma quando?

torino smart city

 

Gli anziani oggi amano vivere nei centri urbani, che offrono servizi, centri ricreativi e quindi possibilità di impiegare tutto il tempo a disposizione.

Però più gli anni aumentano, più diventa difficile vivere le nostre città, piene di traffico, con moto che ti sfiorano all’improvviso e biciclette controsenso; si cerca di attraversare velocemente una strada, ma già a metà percorso scatta il rosso mentre le macchine rombano impazienti; cammini lentamente attento a non inciampare, ma i marciapiedi sono dissestati e pieni di pericoli, tanto che ti sembra di attraversare un percorso di guerra.

Un’inchiesta de La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi rivela che molti over65 non riescono a salire sugli autobus a causa delle pedane troppo alte, oppure quando ci riescono trovano tutti i posti a sedere occupati e se rimangono in piedi rischiano alle curve di trovarsi con le ossa rotte. Ed è per questo che molti anziani riducono i loro spostamenti, escono sempre più raramente e si ritrovano, come diceva mio padre nell’ultimo periodo della sua lunga vita, agli arresti domiciliari

anziano con bastone

 

Oggi però qualcosa sta cambiando, anche perché gli anziani aumentano sempre di più. L’indagine Smart Cities and The Ageing Population (Univ. di Oulu, Finlandia) ci dice infatti che nel 2030 il 25% della popolazione europea compirà 60 anni.

Sono tante le idee e i modi per rendere le città più confortevoli agli over 60 e alcuni suggerimenti arrivano dall’Age-Friendly Cities project: panchine confortevoli, percorsi fitness ad hoc, parchi senza gradini.

A Barcellona per esempio è stata premiata un’applicazione, fornita dal Comune e molto facile da usare, che riunisce più tecnologie in una sola: invece di ricordare password ed imparare l’uso di più strumenti, all’anziano basta un tocco per rintracciare ovunque i familiari lontani.
Interessante anche il progetto di Varsavia, il Virtual Warsaw, che prevede di installare su semafori e arredi urbani vari sensori per inviare al telefono degli utenti (anziani, ipovedenti) informazioni utili a muoversi per strada in sicurezza e libertà. E che dire di una buona pratica già diffusa a Stoccolma, dove negli iPad caffè s’insegna l’uso del Tablet ai senior?
A Manchester, si prevede l’installazione di sedie in vari punti della città e sopratutto anche all’interno dei negozi di quartiere, il che consente non solo ai clienti più anziani di riposarsi, ma anche di offrire loro uno spazio confortevole dove scambiare quattro chiacchiere con i vicini. Stessa cosa vale per le fermate degli autobus, spesse prive di panche o con sedute nella maggior parte dei casi inadatte ad una popolazione anziana. Il progetto prevede invece la messa a disposizione di sedute progettate in modo adeguato: né troppo basse né troppo alte, sufficientemente larghe, dotate di braccioli che aiutano ad alzarsi o sedersi e anche di elementi funzionali, come il posto dove riporre l’ombrello piuttosto che ganci per fissare guinzagli dei cani.

Anche Lione ha avviato un servizio di trasporto pubblico, il cyclopousse, interamente dedicato alla popolazione anziana, che può usufruire di ‘giovani pedalatori’ per essere trasportata in giro per la città. Una sorta di taxi eco-sostenibile e a prezzo calmierato.

cyclopousse

 

 

Intanto nei laboratori di alcune aziende (la Ideo a Palo Alto in California ha assunto una 91enne) si coinvolgono gli anziani per conoscerne aspettative ed esigenze, per testare prototipi e risolvere le difficoltà che incontrano nell’adozione delle nuove tecnologie: ad esempio interfaccia poco chiara, istruzioni lunghe, linguaggio criptico e caratteri troppo minuscoli dei testi.

Insomma, siamo di fronte ad una bella sfida per le nostre città, che potrebbero trasformarsi da giungle urbane ostili in luoghi più amichevoli per chi invecchia. Anche in Italia qualcuna si muove, ma molto più timidamente…

Rintanata tra le pagine di un libro, al sicuro tra i neri caratteri stampati

Stoner è il titolo di un libro, che mi è piombato in dono da un mio amico amante della lettura di buoni libri. Chissà, forse in libreria non l’avrei notato o forse sì. L’ho iniziato al termine di una notte quasi insonne, alle cinque del mattino e ho continuato a leggerlo, senza pause, a tratti con la testa tra le mani, fino alla fine.

Stoner è un uomo che vive una vita qualunque, quasi banale come sono un po’ le nostre vite, “una vita che sembra essere assai piatta e desolata”, come ci suggerisce Peter Cameron nella sua bella postfazione. Una trama che non attirerebbe nessuno. Ma la scrittura di John Williams rende unico questo personaggio, la sua vita “una storia appassionante, profonda e straziante”.
Mi sono ritrovata a volergli bene, a seguirlo passo passo nei suoi tentativi e negli errori madornali che compie, accorgendosene quasi subito dopo.

libri

 

Mi sono rintanata tra le pagine di questo libro come in un rifugio, Stoner mi ha portata lontana da me, in un altro mondo davvero. Ed è questo di cui ho bisogno ora, di leggere storie che non mi lascino il tempo di pensare troppo o forse no, forse ho bisogno di libri come Stoner che mi aiutino ad accettare i miei pensieri.

Libri come amici presso cui rifugiarsi, a cui aggrapparsi in un momento complicato da vivere, libri come Piangi pure di Lidia Ravera, una storia delicata e struggente, a tratti divertente, una storia d’amore tra due vecchi che non vogliono rinunciare a vivere il loro ultimo tratto.
Iris è una donna di 79 anni, che “custodisce, dentro di sé, una donna molto
più giovane di lei” come le dice C., lo psicoterapeuta che incontra al bar ogni giorno alla stessa ora per un caffè o per un Pernod e che – giorno dopo giorno – diventerà un amico prima, un amore più tardi, quando ormai la malattia di lui sta per strapparlo al mondo. La loro è una storia piena di vita, che non si lascia ingabbiare nei luoghi comuni e negli stereotipi di cui siamo spesso prigionieri.

Due libri che mi hanno aiutato a trascorrere il difficile tempo delle feste natalizie, che mi hanno reso un po’ più sopportabile la tristezza e il senso di solitudine, che le ultime parole del mio oncologo mi hanno provocato. Ed ora mi butto a capofitto tra le parole di un librone di quasi 900 pagine: Il cardelllino di Donna Tartt.

Ho perso la mia voce di un tempo :-(

Mentre ascolto musica non riesco a fare a meno di cantare, l’ho sempre fatto, disturbando talvolta chi mi era vicino.  Avevo una bella voce. Ora invece…

Ora non disturbo più nessuno, non ho più l’estensione di voce che avevo prima, anzi più che cantare mi sento gracchiare e trattengo a stento la rabbia che mi prende. Mi piaceva molto cantare, mi faceva sentire bene, riuscivo a raggiungere toni molto alti e questo mi liberava.

dance

 

A Milano e a Torino si parla in questi giorni del potere emozionale e terapeutico di qualsiasi melodia, della musica come “farmaco ineguagliabile per il cervello”. A me piace molto ascoltarla, ma seguendola con la voce. Ora invece devo accontentarmi di canticchiare con la mente, muovo le labbra e canto in silenzio, dentro di me. Ho appena finito di ascoltare la voce unica di Mia Martini che canta E non finisce mica il cielo, una canzone bellissima di Ivano Fossati, ho provato a cantare con lei e i suoni mi son rimasti in gola.

E allora mi faccio sempre la stessa domanda: è il cancro polmonare o sono i miei numerosi anni che mi privano di questa gioia? In realtà, credo di non volere una risposta…

Il diritto di invecchiare (in pace…)

“Tutto ciò che accade ci tocca. Attraverso il filtro della nostra affettività. Attraverso una rete sottile di emozioni e di passioni che rinviano alla nostra intimità…”.
Inizia così un bel capitolo –  intitolato “Non addomesticate la vostra vita” – dell’ultimo libro di Michela Marzano, ora in edicola “Il diritto di essere io”.

veronica-larioRiflettevo su questa affermazione mentre leggevo in rete un’intervista rilasciata da Veronica Lario, bersaglio del settimanale “Chi” che ha pubblicato delle foto in cui la ex-moglie di Silvio Berlusconi appare per quel che è, una donna di 60 anni.
Il servizio è corredato di amichevoli (sic!) consigli di esperti, qualche piccolo intervento di chirurgia estetica qui e là o un trattamento anti-invecchiamento, per attutire sapientemente i segni dell’età e mantenere inalterata l’immagine.
Guardare quelle foto fa intuire però l’accanimento e la soddisfazione di mettere alla berlina una donna non più giovane, che non fa più parte del grande circo berlusconiano.

La “vittima” ha risposto con grande dignità, rivendicando il diritto di non ricorrere ad artifici per fermare il tempo che passa e denunciando nel contempo quel tipo di cultura maschilista che vorrebbe le donne “inchiodate a uno stereotipo di bellezza”, sempre magre, sempre giovani e sempre uguali.
Mentre tutto cambia!

Sono particolarmente sensibile all’argomento, perché l’età (e non solo) sta modificando irreversibilmente il mio aspetto e quindi l’immagine di me stessa che mi sono faticosamente costruita nel tempo.
Mentre cammino per strada, osservo vetrine con manichini filiformi e se sfoglio qualche rivista vedo modelle esangui. Dovunque – specie quando l’estate si avvicina – si consigliano diete mirate a perdere chili in vista della prova-costume (per noi donne, naturalmente) e creme da massaggiare per la cellulite (femminile per definizione); insomma se non corrispondi all’immagine omologata della giovane donna magra e scattante, sei perduta.

modella marina rinaldiPersino sui cataloghi per le donne curvy (si chiamano così quelle come me che vestono le taglie conformate), vedo modelle giovani e slanciate. Non c’è ombra di donne over 50-60, un quarto della popolazione italiana, ben 9 milioni di donne!
Ma è sui giornali e soprattutto in TV che siamo quasi inesistenti e quelle che partecipano ai talk show sono spesso visibilmente rifatte. La vecchiaia come tabù, soprattutto quella delle donne.

Io sto invecchiando con la mia faccia e il mio corpo, portandomi dietro tutta la mia storia e un po’ di nostalgia (questa non posso negarla) per tempi che si allontanano ogni anno di più, quando non mi piacevo.
E invece – guardandomi con gli occhi di oggi – vedo che non ero poi così male…

Il diritto di invecchiare e di rimanere se stesse.

Il diritto di invecchiare e di rimanere se stesse.

Imparare a pretendere dalla realtà…

Leggo spesso le lettere che tanti inviano ai giornali, talvolta mi fermo su quelle parole e provo ad immaginare la vita di chi le scrive.
Questa che pubblico mi ha sicuramente colpito, ma mi piace molto di più il tono sommesso, discreto e coinvolto di Natalia Aspesi che le risponde con un incoraggiamento finale…

“Sono un’insegnante in pensione e il mio problema è il senso di inutilità e di vuoto. Non sposata e senza figli, non me ne lamento, visto che ero una perfezionista. “Chi troppo vuole nulla stringe” e una salute non perfetta sono state la causa della mia situazione attuale, compresa una famiglia di origine regolare ma problematica. Ho amato molto i miei genitori, mia sorella e mio fratello. I primi se lo meritavano, gli altri no! Hanno sempre e soltanto pensato a se stessi con atteggiamenti da vittime della vita.

Mi manca qualcuno a cui dire Buongiorno la mattina e Buonanotte la sera, qualcuno a cui raccontare di me e ascoltare di lei/lui. Le relazioni o sono troppo superficiali e deludenti, o non esistono. Faccio parte di associazioni culturali e vado a conferenze. Non faccio più volontariato per limitata autonomia di salute, ma l’ho fatto. Nella prospettiva di ancora vent’anni di vita, è il vuoto che mi spaventa. Come riempire questa mancanza di senso? E’ come se avessi sempre bisogni superiori a ciò che la realtà può darmi, e vivessi in apnea, come una pianta cui hanno tagliato le radici, non so dove abbeverarmi”.
Barbara – Brescia

La risposta di Natalia Aspesi
Il suo modo di raccontare il senso della solitudine è esemplare, nel senso che lei è riuscita a comunicarmi il vuoto in cui le sembra di vivere, a rendermi partecipe di questo suo vivere di cui non sente né il senso né lo scopo, né quei momenti di luce che ci illuminano quando parole e pensieri si intrecciano a quelli degli altri creando mutua comprensione, emozione, conforto, serenità.

Ho riflettuto sulla mia di solitudine, sul mio muovermi in una casa vuota, dove ogni oggetto nasceva dal desiderio e dal gusto e dal piacere di due persone, e adesso, soli anche loro, hanno perso ogni ragione di esserci, riconquistando la loro povertà di cose.
Però io non sono mai sola perché ho la grande fortuna di convivere con un lavoro che mi piace tanto, e soprattutto di sentirmi parte di una grande calda ragnatela di sentimenti, dubbi, dolori, felicità, attesa, delusioni, speranze, che tanta gente mi comunica scrivendo a questa rubrica. Anche la sua lettera, così bella e spietata, mi ha procurato commozione e vicinanza. Lei sa che non ho il potere di cambiare la sua vita, ma di ascoltarla sì, e capirla, e sentirla vicino.

Penso però che da quell’apnea bisogna uscire superando anche una forma di depressione e riacquistando la capacità di pretendere dalla realtà ciò che richiedono i suoi bisogni.

Il Venerdì di Repubblica, n. 1343

cuore

Immagine

Se divento matta…

lettera19ott2013